
Lo ammetto, sono dovuto andare a cercare la definizione sul dizionario: ignoravo che uno dei sinonimi di “governo dei patrioti” fosse “scendiletto di Trump e della sua volontà di dominio sul mondo”.
Evidentemente, gli eventi degli ultimi giorni hanno dato un nuovo significato a questa parola, visto che il governo italiano è stato l’unico, in Occidente, a plaudere all’operazione speciale di Trump in Venezuela senza se e senza ma.
Definendo “legittimo” un attacco militare e preventivo a un Paese terzo, senza che nemmeno il congresso del Paese attaccante fosse stato informato preventivamente dell’operazione. E parlando di “un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza”. Che, se ci pensate, suona quasi uguale a “l’Iraq aveva le armi chimiche” o a “Ruby è la nipote di Mubarak”.
Alle parole di Giorgia Meloni si è poi aggiunta la grancassa dei media di governo con il loro florilegio di titoli su Trump “il liberatore” e, immancabile, sulla “sinistra che rosica”, come se le colpe di un regime giustificassero l’uso di qualunque mezzo, la creazione di qualunque precedente.
Per dire: fa sorridere, se non ci fosse da preoccuparsi, che a legittimare l’attacco di Trump in Venezuela sia la stessa destra, e la stessa Meloni, che a proposito della defenestrazione di Gheddafi in Libia – altrettanto opinabile – parlava di “vergognosa mistificazione”, di “guerra insensata”, con “la scusa sempre buona della difesa dei diritti umani calpestati dal feroce dittatore di turno”.
E se pensate che il patriottismo cambi intensità in ragione della distanza geografia e della simpatia politica con chi attacca e con chi si difende, vi do una notizia: i precedenti, anche lontani, sono pericolosi perché ti entrano in casa quando meno te l’aspetti. E colpiscono i tuoi interessi quando meno te l’aspetti.
Se non altro, Donald Trump, ci ha levato l’angoscia dell’attesa. E ha deciso di reclamare un pezzo di Europa, la Groenlandia – che per la cronaca è il più grande giacimento europeo di uranio, idrocarburi e terre rare – meno di 24 ore dopo essersi preso il petrolio e il coltan venezuelani. "Ci serve per la nostra sicurezza”, ha detto, quasi a voler giustificare un’annessione necessaria.
Di fronte a queste parole, i patrioti nostrani, da Meloni in giù, giornali di destra compresi, hanno opposto un patriottico, fermo e virile silenzio. Lo stesso che hanno opposto di fronte ai dazi, che il vicepremier Matteo Salvini ha addirittura definito “un’opportunità per le imprese italiane”. O al ricatto del vertice Nato dell’Aja, quando il presidente americano ha detto che l’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica, quello che prevede l’aiuto di tutti i membri in caso di attacco era subordinato all’acquisto di nuove armi da parte dell’Europa. Ricatto cui il patriottico governo italiano ha risposto con un patriottico inchino.
Chissà, forse alzeranno un sopracciglio, o il dito, quando Trump dirà che gli serve l’Italia. O forse no, neanche allora. Anche perché, va detto, che bisogno ha, il presidente americano, di prendersi qualcosa che è già suo?