Ora l’UGL vuole approvare tre anni di conti in un giorno: esposto in procura su Capone e Ulgiati, sindacato in rivolta

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A cura di Redazione
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Dopo tre anni il Consiglio nazionale è chiamato ad approvare in poche ore i rendiconti dal 2024 al 2026. Intanto un dirigente del sindacato a presentato due esposti alla Procura di Roma per chiedere di fare luce sulle spese della Confederazione e sul numero degli iscritti, mettendo nel mirino la gestione del segretario Capone e del vicesegretario Ulgiati.

Di Marco Billeci e Natascia Grbic

Poche ore di riunione, per mettere una pezza a tre anni di nulla. Nelle scorse settimane, Fanpage.it ha dato conto della protesta dall'interno di un gruppo di dirigenti dell'Ugl, che contestano l'opacità e l'inaccessibilità dei conti del sindacato di destra. Tra le altre cose, gli esponenti della Confederazione segnalavano il perdurare della mancata convocazione del Consiglio Nazionale per esporre e approvare i bilanci previsionali e i rendiconti consuntivi, come previsto dallo statuto. Una trasparenza che sarebbe imposta anche dagli obblighi di legge, per i soggetti che ricevono contributi pubblici. L'ultima volta che l'assemblea dei rappresentanti delle diverse federazioni e diversi territori si è riunita era stato nel 2024, per rieleggere il segretario Francesco Paolo Capone. Poi più niente.

Ora, guarda caso dopo che le critiche interne alla gestione del sindacato sono divenute pubbliche, il presidente del Consiglio Nazionale dell'Ugl Filippo Anasetti ha finalmente deciso di convocare una nuova assise a Roma, dalle 14 del 30 settembre alle 13 del 1 ottobre. A differenza del passato, questa volta la Confederazione non pagherà il viaggio ai consiglieri che arrivano da fuori regione. Secondo qualcuno, è un modo per scoraggiare la partecipazione ed evitare contestazioni ai vertici. Quello che sorprende però è soprattutto l'ordine del giorno della riunione: "Approvazione rendiconto economico-finanziario confederale anno 2024, 2025 e primo semestre 2026". Cioè, in poche ore i partecipanti dovranno esaminare ed approvare i conti che per tre anni non hanno potuto leggere. E provare ad archiviare, con questa strana procedura iper-compressa, tre anni di mancate votazioni, in violazione dello statuto.

Difficile pensare che un'operazione del genere possa bastare al segretario Capone per bloccare la ribellione interna, tanto più che rimane comunque non sanato il vulnus della mancata approvazione dei bilanci previsionali. Intanto, i conti dell'Ugl potrebbero presto finire sotto osservazione non solo dei consiglieri nazionali, ma anche della procura di Roma. Secondo quanto risulta a Fanpage.it, sul tavolo dei pm capitolini infatti è arrivato un esposto di un importante dirigente del sindacato, che chiede di verificare alcune presunte incongruenze nelle casse dell'unione sindacale. E di indagare sulle condotte del segretario Capone e del vicesegretario Luigi Ulgiati, che è anche il segretario amministrativo. Nell'esposto si sottolineano gli obblighi contabili a cui sono sottoposti i soggetti che ricevono soldi pubblici e si spiega che nel caso dell'Ugl "l'assenza di rendicontazione e di delibere autorizzative non consente dì verificare se le predette erogazioni pubbliche siano state effettivamente destinate alle finalità per le quali erano state concesse". Si torna insomma al tema dell'opacità dei conti.

Il rapporto tra Ugl e la sua casa editrice, ‘megafono' del governo

Di conseguenza, il denunciante chiede ai magistrati di acquisire i dati relativi a una serie di spese del sindacato. Alcune questioni ricalcano quelle elencate nelle lettere del gruppo di dirigenti ribelli dell'Ugl e di cui abbiamo già parlato, come i rimborsi erogati ai componenti con incarichi di responsabilità o i rapporti di collaborazione e consulenza stipulati. Soprattutto però il faro viene acceso su Edizioni Sindacali, la casa editrice di Ugl. Attiva dal 2019, Edizioni Sindacali pubblica saggi, guide e quaderni e partecipa ai principali festival del libro in Italia. Il salto di qualità per la casa editrice è però arrivato nel 2023 quando ha riportato in vita Pagine Libere, storica rivista del sindacalismo di destra.

Nata nel primo ‘900 come principale rivista del sindacalismo rivoluzionario italiano, nel secondo dopoguerra è stata più volte aperta e poi chiusa, con posizioni sempre vicine alla destra sociale. Alle sue origini ha vantato collaboratori del calibro di Filippo Tommaso Marinetti e Guido Gozzano, oggi ospita regolarmente gli interventi del ministro Lollobrigida, dell'onorevole Mollicone o del senatore Gasparri. Sotto la supervisione del segretario Capone e la direzione della giornalista Ada Fichera, infatti, "Pagine Libere" è diventata il megafono della destra di governo. Basti dire che il lancio della rivista nel 2023 fu patrocinato dal leader leghista Matteo Salvini.  Mentre nell'ultimo numero spiccava un editoriale della premier Giorgia Meloni dal titolo "Una Nazione migliore" (quella guidata da lei ovviamente). Ma il numero di ministri, sottosegretari e parlamentari della destra che hanno pubblicato i loro interventi sui diversi numeri del periodico è sconfinato: da Bignami a Santanché, da Tajani a Sangiuliano, ecc. Con una prevalenza di esponenti di Fratelli d'Italia, tanto che nelle stanze dell'Ugl c'è chi ipotizza che una tale accondiscendenza servirebbe anche a preparare una candidatura di Fichera, sotto le insegne della Fiamma, per le prossime politiche.

Sicuramente la direzione di Pagine Libere non si risparmia per quanto riguarda eventi, presentazioni e iniziative varie, sempre rigorosamente con politici di destra tra gli ospiti. L'ultima serata organizzata in ordine di tempo risale al 23 settembre scorso, per festeggiare i 120 anni dalla fondazione della rivista, alla presenza del sottosegretario alla Cultura di Fdi Giampiero Cannella. Non è chiaro invece quali siano le vendite del periodico. Stando all'ultimo bilancio di Edizioni Sindacali, nel 2025 l'intero ammontare dei ricavi dalle vendite e prestazioni della casa editrice è stato pari a 186mila euro, insufficiente a coprire costi di produzione e personale, pari a 239mila euro. L'esercizio si è chiuso ugualmente con un piccolo utile, per merito di 68mila euro derivanti dalla voce "altri ricavi e proventi". Lo stato patrimoniale è rimasto in equilibrio, anche grazie alla riscossione di 163mila euro di crediti non meglio specificati.

Ora, non è certo illegale per un sindacato possedere una casa editrice, anzi, anche Cgil, Cisl o Uil ne hanno una. Né ovviamente c'è niente di illecito a dare alla pubblicazione un preciso indirizzo politico, anche se forse un po' più di neutralità sarebbe opportuna, per un sindacato che ha come mission quella di difendere i lavoratori. Il punto però che viene sollevato nell'esposto alla procura di Roma è in che modo sono regolati i rapporti economici tra Ugl ed Edizioni Sindacali. Il sospetto avanzato dal denunciante è che ci sia stato un passaggio di denaro dalle casse del sindacato a quelle della società editrice non autorizzato dalle necessarie delibere degli organi preposti, come la Segreteria Confederale o il Consiglio Nazionale. Per questo si chiede di conoscere nel dettaglio gli atti autorizzativi con cui l'Ugl potrebbe aver ceduto risorse finanziarie o strumentali a Edizioni Sindacali. E di accertare "l'eventuale distrazione di fondi della Confederazione, a favore di attività diverse da quelle direttamente connesse con l'attività sindacale e comunque non deliberate dalla Segreteria Confederale e dal Consiglio Nazionale, con particolare attenzione a quelle di Edizioni Sindacali Srl e al suo progetto editoriale denominato Pagine Libere".

Non solo. Come facilmente documentabile anche dalle foto sui social, i lavoratori in servizio presso la sede nazionale dell'Ugl sono regolarmente utilizzati per allestire e gestire gli stand di Edizioni Sindacali (che in organico ha un solo dipendente proprio), in occasione di fiere o festival in giro per l'Italia. Ecco allora che nell'esposto si chiede "di approfondire a quale titolo tale personale sia stato impiegato nelle attività della società editoriale, se esistano convenzioni, protocolli, delibere o altri accordi che disciplinino tali prestazioni e con quali modalità siano stati regolati i relativi oneri economici e retributivi". Nel caso questi giustificativi non esistessero, si legge nella denuncia: "appare verosimile ipotizzare che, in caso di utilizzo di dipendenti del sindacato senza alcuna causale giuridica, si tratterebbe di distrazione di forza lavoro".

I soldi delle vendite immobiliari e quello ‘strano' affidamento a Italica Solution

Nella sua denuncia il dirigente – evidentemente ben informato su alcuni aspetti della gestione interna all'Ugl – parla anche di un'altra cifra di non poco conto, di cui sostiene non si sappia il destino. Sarebbero 600mila euro derivanti da una vendita immobiliare che – si scrive – sarebbero stati smobilizzati dopo il congresso di giugno 2024 e "la cui destinazione, ad oggi non è dato sapere". Nel testo si citano come uniche informazioni disponibili, le voci di corridoio che ipotizzerebbero "una parziale devoluzione dei proventi al progetto Patronato italiano".

C'è un'altra spesa che coinvolge indirettamente  l'Ugl e che invece – lo sottolineiamo – non è oggetto della denuncia penale di cui abbiamo parlato finora. Per la precisione sono due affidamenti da 64mila e 75mila euro per "servizi di comunicazione e sponsorizzazione", in occasione del congresso che ha rieletto il segretario Capone, nel giugno 2024. L'azienda destinataria degli incarichi è una vecchia conoscenza di Fanpage.it e della destra di governo: Italica Solution, la società di allestimenti e comunicazione, di proprietà dell'ex militante neofascista Martin Avaro. In'un inchiesta sul nostro sito, avevamo raccontato di come l'impresa sia da tempo il fornitore di fiducia per tutti i grandi eventi di Fratelli d'Italia, da ultimo la festa per il record di durata del governo a Bari. E avevamo svelato che da quando Giorgia Meloni è diventata presidente del Consiglio, l'impresa ha ottenuto anche diversi appalti sia da palazzo Chigi che dal ministero dell'Agricoltura, guidato da un altro meloniano doc come Francesco Lollobrigida.

Sicuramente Italica Solution ha curato gli allestimenti del congresso dell'Ugl, lo si scopre facilmente scorrendo i profili social della ditta. Non sappiamo se gli affidamenti di cui sopra fossero per questi o altri servizi resi in occasione dell'assise, ma non è questo il punto. Il fatto particolare è che a pagare la società di Martin Avaro non è stata l'Ugl, come sembrerebbe logico, bensì Fondolavoro. Si tratta di un fondo paritetico interprofessionale per la formazione nelle imprese, nato da un accordo tra il sindacato e UNSIC (Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori) e vigilato dal ministero del Lavoro, presidiato dal sottosegretario leghista Claudio Durigon, potente ex vicesegretario di Capone all'Ugl. Sarebbe interessante capire perché i servizi di Italica Solution per il congresso del 2024 non sono stati pagati dall'unione sindacale ma da un soggetto esterno e soprattutto con quali soldi. Il bilancio di Fondolavoro infatti è alimentato quasi interamente dai contributi dello 0,30 per cento delle retribuzioni dei lavoratori, che le aziende associate versano all'Inps. Soldi che poi l'istituto restituisce al fondo per la formazione del personale delle imprese. Una parte di questi fondi è stata utilizzata per le spese per l'assise del sindacato? La Confederazione ha successivamente reintegrato in qualche modo quei fondi?

Il nuovo caso di presunto tesseramento gonfiato

Negli uffici di piazzale Clodio poi è arrivata anche una seconda denuncia, sempre a firma dello stesso dirigente sindacale, che Fanpage.it ha potuto leggere. Qui l'oggetto è il presunto numero gonfiato dei tesserati all'Ugl. Si tratta di una questione per cui da tempo il sindacato si trova nell'occhio del ciclone, dopo le rivelazioni all'interno dell'inchiesta di Fanpage.it "Follow the Money". Per questa vicenda, il segretario Capone si trova già sotto processo a Roma.  Lo stesso tema è stato al centro di un altro esposto, presentato nelle scorse settimane presso la procura di Cagliari. Nella denuncia ai pm capitolini, il dirigente sostiene di essere a conoscenza diretta di un meccanismo continuato di "consapevole certificazione, da parte della Confederazione Ugl, di una consistenza associativa non veritiera, in quanto largamente sovrastimata rispetto al dato reale, e l'utilizzo di tale dato nei rapporti con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nelle procedure di rilevazione della rappresentatività e nelle procedure di contribuzione pubblica".

Oltre alla propria testimonianza diretta, il rappresentante sindacale porta come possibile prova del tesseramento largamente sovrastimato la discrepanza tra l'alto numero dichiarato di iscritti in alcune province e la mole di contributi derivanti dal tesseramento, da poche decine di migliaia di euro annui, registrati per quelle stesse aree nei sistemi dell'organizzazione. Si legge nell'esposto che "anche applicando le quote associative minime previste […] e tenendo conto dei diversi regimi di trattenuta per categoria", i tesseramenti dichiarati "avrebbero dovuto generare flussi contributivi di un ordine di grandezza di gran lunga superiore a quelli registrati, che risultano invece compatibili con un numero di posizioni contributive effettive di molto inferiore".

Delle due l'una, è la conclusione: "O il numero degli iscritti non corrisponde al vero, oppure i flussi economici che vengono riconosciuti alle Utl (le sedi territoriali) secondo le modalità previste dallo statuto Ugl non sono coerenti in una percentuale incredibilmente alta". È evidente come, nel giudizio del dirigente che ha sporto denuncia, la prima ipotesi sia quella corretta, tanto che nel finale del documento arriva a una conclusione clamorosa. "Attesa la reiterazione delle condotte – si legge nel testo – malgrado la pendenza di un processo nei confronti dello stesso soggetto per le stesse fattispecie di reato riferite ad annualità precedenti, valuti la Signoria Vostra di richiedere l'applicazione di una misura cautelare interdittiva nei confronti dei soggetti ritenuti responsabili, con particolare riferimento al Segretario Generale della UGL sig. Francesco Paolo Capone, a tutela e garanzia dell'organizzazione e degli iscritti tutti".

I dirigenti Ugl in rivolta chiedono di sospendere Ulgiati dal CESE

Lo scontro interno all’Ugl intanto arriva fino a Bruxelles e investe anche la posizione di Luigi Ulgiati, vicesegretario generale del sindacato e componente del Comitato economico e sociale europeo (CESE), organo consultivo dell'Unione, composto da rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro. Alcuni dirigenti dell’organizzazione hanno scritto al presidente e al Comitato etico del CESE, oltre che al Governo, al Ministero del Lavoro, al Consiglio dell’Unione europea e all’OLAF, chiedendo di fare chiarezza sulla sua nomina per il mandato 2025-2030.

Secondo quanto sostengono i firmatari in un documento che Fanpage.it ha potuto visionare, la candidatura di Ulgiati sarebbe stata presentata dal Governo italiano su proposta della Segreteria confederale dell’Ugl. Nell’ambito di questa procedura, il sindacato avrebbe attestato la propria rappresentatività e il possesso, da parte del candidato, dei requisiti di onorabilità. Proprio su questi elementi, però, i dirigenti chiedono ora “una verifica approfondita dell’esattezza delle informazioni trasmesse e della permanenza dei requisiti richiesti per lo svolgimento dell’incarico”, oltre alla “sospensione” o al “congelamento” del ruolo di Ulgiati presso il CESE.

La prima contestazione riguarda ancora i numeri dell’organizzazione. Nella lettera si torna a sostenere che il numero relativo alla rappresentatività dell’Ugl, fornito e certificato dal segretario generale Francesco Paolo Capone, “non risulterebbe corrispondente al dato effettivo” e sarebbe stato “significativamente sovrastimato”. Un secondo punto riguarda gli obblighi di trasparenza. Secondo quanto riportato nella segnalazione, nella dichiarazione degli interessi finanziari pubblicata sul sito del CESE Ulgiati avrebbe indicato, tra le attività remunerate esterne al Comitato, di lavorare per l’Ugl come vicesegretario generale e di percepire “un compenso a titolo di rimborso” per le attività svolte in Italia o per le missioni effettuate al di fuori del CESE. Nella stessa dichiarazione avrebbe inoltre specificato che “le cariche elettive e le deleghe esercitate per conto dell’UGL non sono remunerate”.

I dirigenti sostengono, però, di essere in possesso di documenti dai quali risulterebbe una situazione diversa. Ulgiati, scrivono, sarebbe assunto dall’Ugl e percepirebbe “una regolare retribuzione, oltre a ulteriori erogazioni di natura economica connesse ai ruoli ricoperti”. Qualora questa presunta difformità fosse confermata, si legge nella lettera, potrebbe assumere rilievo rispetto agli obblighi di trasparenza previsti per i componenti del CESE e richiedere ulteriori valutazioni anche sotto il profilo dell’onorabilità. Per questo i firmatari chiedono di verificare i dati sulla rappresentatività dell’Ugl, la “completezza, l’esattezza e il tempestivo aggiornamento” della dichiarazione degli interessi finanziari di Ulgiati e la permanenza dei requisiti necessari per ricoprire l’incarico.

Il caso delle parcelle Alitalia

Il nome di Luigi Ulgiati compare anche in una causa civile che riguarda le vertenze degli ex lavoratori Alitalia, nella quale viene citato come testimone. Il procedimento è stato promosso davanti al Tribunale di Civitavecchia dall’avvocato Giuseppe Ametrano contro la Federazione Nazionale Ugl Trasporto Aereo, rappresentata dal segretario Francesco Rocco Alfonsi. Il legale, nel provvedimento, sostiene di non essere stato pagato dal sindacato nonostante il lavoro svolto per centinaia di suoi iscritti.

Secondo quanto ricostruito nel ricorso, infatti, l’avvocato e la Federazione avrebbero raggiunto un accordo in base al quale sarebbe stata direttamente l’Ugl a sostenere il costo dell’assistenza fornita ai lavoratori. L’attività riguardava le domande di insinuazione allo stato passivo presentate nell’ambito dell’amministrazione straordinaria di Alitalia Sai. Ai dipendenti sarebbe stato assicurato che il patrocinio sarebbe rimasto "gratuito per tutta la durata della procedura", proprio perché il sindacato si sarebbe fatto carico delle parcelle. Che però, secondo quanto scritto dal legale, non sarebbero state pagate. L’avvocato afferma di avere seguito 555 posizioni, tutte ammesse allo stato passivo, maturando compensi per oltre 272mila euro. Nonostante le diffide e i solleciti, però, la Federazione avrebbe rifiutato di saldare quanto richiesto. Ora a pagare rischiano di essere proprio i lavoratori.

La resa dei conti nel prossimo Consiglio nazionale dell’Ugl

La situazione all’interno dell’Ugl è tutt’altro che pacificata. Molti dirigenti sindacali sono sempre più insofferenti nei confronti della gestione di Capone e di quello che descrivono come un forte accentramento del potere nelle sue mani. Il Consiglio nazionale del 30 settembre e del primo ottobre potrebbe essere l’occasione in cui queste tensioni verranno alla luce, soprattutto perché i consiglieri avranno a disposizione soltanto poche ore per esaminare e approvare quasi tre anni di conti, cosa che pure ha destato sdegno in tanti nel sindacato, da tempo alla ricerca di chiarezza. Sullo sfondo restano i rapporti economici con Edizioni Sindacali e il progetto editoriale “Pagine Libere”, insieme alle altre questioni sollevate nell’esposto alla Procura di Roma. Temi che, dentro l’Ugl, sembrano ormai suscitare molto più di semplici malumori.

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