“Tessere dell’UGL gonfiate per ottenere soldi pubblici”: la denuncia degli stessi dirigenti del sindacato
Di Marco Billeci e Natascia Grbic
Una nuova tempesta rischia di abbattersi sull’UGL, il più noto sindacato ‘di destra’. Nei giorni scorsi è stata depositata alla Procura di Cagliari la denuncia di un dirigente dell’organizzazione, su un presunto sistema di alterazione del numero degli iscritti nel settore privato. Stando all’esposto, l’obiettivo sarebbe stato quello di accrescere artificialmente la rappresentatività della confederazione, ottenendo distacchi, incarichi di rilievo e, soprattutto, l’accesso a finanziamenti pubblici regionali, nazionali ed europei. I reati ipotizzati dal denunciante sono indebita percezione di erogazioni pubbliche e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
Un caso simile di presunte tessere gonfiate era già stato documentato all’interno dell’inchiesta “Follow the Money” di Fanpage, per gli anni tra il 2018 e il 2019. Per questo motivo, il segretario dell’Ugl Paolo Capone è attualmente sotto processo a Roma, con l’imputazione di falso ideologico in atto pubblico. Secondo la nuova denuncia, Capone – in quanto responsabile unico delle dichiarazioni sui dati associativi del sindacato – avrebbe proseguito ad agire nello stesso modo nonostante il rinvio a giudizio, continuando a dichiarare negli anni un numero di iscritti molto superiore a quello effettivo.
Il sistema denunciato dal dirigente UGL
A firmare l’esposto – presentato il 24 luglio 2026 – è Attilio Grosso, all'epoca segretario regionale di UGL Autoferrotranvieri del Friuli-Venezia Giulia. Nel documento, che Fanpage.it ha potuto visionare, Grosso mette nero su bianco le accuse riguardo a un presunto sistema attraverso cui sarebbero garantiti al sindacato introiti illegittimi, gonfiando il numero delle tessere. Un meccanismo semplice ma ben congegnato che, se l’accusa fosse confermata, funzionerebbe da anni e servirebbe a portare nelle casse del sindacato decine di migliaia, quando non milioni, di euro, oltre a garantire la partecipazione ai tavoli di contrattazione e incarichi in diversi enti pubblici.
Il processo descritto da Attilio Grosso parte dalle richieste che il Ministero del Lavoro invia ogni anno alle Confederazioni e alle singole Federazioni sindacali. Si tratta di comunicazioni standard con cui vengono chieste le informazioni necessarie a valutare il grado di rappresentatività delle organizzazioni: il numero degli iscritti, la suddivisione per categoria, le sedi presenti sul territorio e i contratti collettivi sottoscritti. I dati devono essere accompagnati da una dichiarazione sostitutiva firmata dal legale rappresentante, che si assume la responsabilità di quanto comunicato al Ministero. E questa è la prassi.
Secondo quanto si legge nella denuncia, dal 2023 al 2026, ogni qualvolta è arrivata la richiesta annuale del Ministero, Capone ha poi inviato una comunicazione alle varie Federazioni nazionali, invitandole a non trasmettere autonomamente i propri dati, perché a farlo avrebbe provveduto direttamente la Confederazione. Per Grosso, non si tratterebbe di una scelta dettata da ragioni pratiche e organizzative, ma dalla volontà di modificare i dati associativi senza renderlo noto alle Federazioni, comunicando un numero di iscritti superiore a quello reale, per far apparire l’UGL molto più rappresentativa di quanto effettivamente sia. Fanpage.it ha visionato le comunicazioni inviate dal Ministero all’UGL e le note della Segreteria generale con cui le Federazioni venivano invitate a non rispondere. Questi documenti, da soli, non provano che i dati successivamente comunicati siano falsi o maggiorati. È però proprio questo il sospetto alla base della denuncia, con cui Grosso ha chiesto alla Procura di fare chiarezza.
Il caso della Sardegna
Emblematico, nella ricostruzione di Grosso, è il caso dell’UGL Sardegna, che nel 2025 avrebbe ricevuto un contributo pubblico di 55.374,63 euro, utilizzato anche per l’acquisto di una nuova sede a Cagliari. Secondo il dirigente, sarebbe stato comunicato un numero di iscritti molto superiore a quello reale: non un semplice arrotondamento in eccesso, ma cifre gonfiate di migliaia di unità, che non corrisponderebbero alla rappresentatività reale dell'UGL in Sardegna. "Tra gli elementi rilevanti, ai fini del riconoscimento e della quantificazione del contributo, assumono rilievo la consistenza associativa e l'articolazione territoriale dell'organizzazione sindacale – si legge nella denuncia -. Il dato relativo agli iscritti risulta attestato o comunque trasmesso tramite la Confederazione nazionale e la relativa documentazione riconducibile formalmente e per senso logico al Segretario Generale Francesco Paolo Capone, quale legale rappresentante. Sono sicuro che il dato fornito sia stato largamente sovrannumerato".
Non c'è solo la questione degli iscritti, ma anche quella delle sedi sindacali. Alcune delle sedi dichiarate, infatti, non sarebbero effettivamente operative e risulterebbero persino prive di utenze attive. In alcuni casi si tratterebbe di abitazioni private, che però non sarebbero mai state utilizzate dal sindacato per le sue attività. Il sospetto di Grosso, quindi, è quindi che quelle sedi siano state indicate soltanto per ottenere un contributo pubblico più elevato.
Nello specifico, sempre nella denuncia, si legge che "risulterebbero dichiarate dodici sedi operative distribuite sul territorio regionale; tuttavia alcuni indirizzi risultano non associati a sedi secondarie o unità locali della UGL, altri coincidono con abitazioni private o domicili di iscritti, non risultano per tutte titoli di disponibilità dei locali, utenze attivate, personale stabilmente impiegato, orari di apertura al pubblico o altra documentazione attestante lo svolgimento continuativo di attività sindacale. Pur non essendo di per sé incompatibile la coincidenza di una sede con un'abitazione privata, questo assume rilievo quando il numero delle sedi rappresenta un requisito per l'ottenimento di risorse pubbliche e quando mancano elementi idonei a dimostrare che presso quei luoghi sia effettivamente presente una struttura organizzata, riconoscibile e operativa".
Le contestazioni interne sui conti del sindacato
Non c’è però solo il faldone inviato in Procura ad agitare le acque dentro all’Ugl. Altre pesanti contestazioni sono contenute in una serie di documenti interni, che nelle ultime settimane un nutrito gruppo di dirigenti del sindacato ha inviato al segretario Capone e agli altri vertici dell’organizzazione. La prima lettera risale al 24 giugno. Anche qui viene messa in dubbio la reale consistenza del numero degli associati. Ma soprattutto si critica la gestione economica e l’opacità nei conti.
Nel testo è sottolineato come da anni i bilanci non siano sottoposti all’esame e all’approvazione del Consiglio Nazionale, come pure è previsto dallo statuto della confederazione. Per questo motivo è richiesta ai vertici un’operazione di trasparenza, così da rendere note agli iscritti le cifre di una serie di spese. Tra le altre, si chiede di conoscere le indennità e i rimborsi per Capone, per i segretari confederali e relativi agli incarichi collegati. E poi ancora il costo della struttura organizzativa; quello per attività editoriali e di comunicazione; le spese per attività di rappresentanza e le trasferte; le consulenze e le collaborazioni, etc…
Tutti numeri che sono tenuti segreti da anni, tanto che alcune di queste rimostranze erano già state sollevate dall’interno, con le testimonianze contenute nell’inchiesta “Follow the Money” di Fanpage.it, pubblicata nel 2021. Ora, nella lettera ai vertici, i dirigenti firmatari rilanciano gli interrogativi: “Siamo ancora un sindacato che mette al centro la rappresentanza dei Lavoratori oppure stiamo progressivamente trasformando l'Organizzazione in una struttura orientata solo alla comunicazione e all'immagine?”.
Silenzio di Capone, dirigenti UGL tornano all'attacco
Le domande però non ottengono nessuna risposta dal segretario Capone. E così il 4 luglio gli stessi dirigenti tornano alla carica, questa volta con una missiva rivolta a tutti i membri della Segreteria Confederale, a cui viene chiesto se “siano stati preventivamente informati delle scelte più rilevanti assunte dalla Confederazione […] se abbiano partecipato alle relative deliberazioni […] nonché se abbiano mai formalizzato rilievi, richieste di chiarimento o dissenso”.
L’ipotesi avanzata infatti è che le decisioni organizzative e quelle economiche non siano state condivise da Capone e dai suoi vice, neppure con l’organo esecutivo del sindacato. Eppure, si ricorda nella lettera, “lo statuto non configura il Segretario Generale quale titolare di un potere autonomo o sostitutivo rispetto agli organismi collegiali della Confederazione”. La conclusione è impietosa, “Si tratta di stabilire se l’UGL […] sia diventata una struttura nella quale pochi decidono e tutti gli altri sono chiamati a ratificare, tacere o battere le mani o peggio ancora se tutte le decisioni sono affidate ad un unico soggetto”.
Le richieste a Ulgiati
Anche in questo caso tuttavia i dirigenti dissidenti non ottengono alcuna informazione utile e allora il 14 luglio decidono di fare un ultimo tentativo, scrivendo a Luigi Ulgiati, vicesegretario e segretario amministrativo dell’UGL, con delega al bilancio e all’amministrazione. I toni stavolta sono ultimativi. “La tua responsabilità è diretta nella scelta di non aver presentato bilanci, preventivi e consuntivi, che si aggirano intorno ai 12,5 milioni di euro per ogni anno”, attaccano i firmatari.
E proseguono: “Tu solo, infatti, dovrai chiarire personalmente se tutte le determinazioni economiche siano state previamente deliberate dagli organi competenti della Confederazione, oppure se esse siano state assunte in assenza delle necessarie autorizzazioni statutarie, così come emerge dalle risultanze in nostro possesso”. Si legge ancora nel testo: “In quest'ultimo caso, sarà inevitabile comprendere per quale ragione tu, in qualità di Segretario Amministrativo, abbia dato esecuzione a determinazioni prive della necessaria copertura deliberativa e, soprattutto, a quale scopo”.
Sul finale del documento i dirigenti ipotizzano di rivolgersi anche loro alla Procura, “affinché siano svolti tutti gli accertamenti ritenuti opportuni in ordine alle eventuali responsabilità penali individuali e collegiali”. Segno che la nuova battaglia interna per la trasparenza sui bilanci e le tessere dell’Ugl potrebbe essere solo all’inizio.