Sia la Lega sia il Movimento 5 Stelle hanno in mente di regolamentare le aperture festive e domenicali degli esercizi commerciali e di modificare la normativa sulle liberalizzazioni varata dal governo Monti. Sono al momento cinque le proposte di legge totali depositate in parlamento, una delle quali – quella della leghista Barbara Saltamartini – è già stata incardinata in commissione Attività produttive. Le proposte, però, seppur identiche nello scopo, sono sensibilmente differenti e propongono essenzialmente soluzioni diverse.

La proposta della Lega

La proposta di legge avanzata dalla deputata leghista Barbara Saltamartini mira ad abrogare le norme del decreto Salva Italia del governo Monti. La proposta è composta da due articoli e da un lato reintroduce la chiusura domenicale obbligatoria e dall'altro permette, previa regolamentazione dei comuni e delle regioni, un massimo di 8 aperture straordinarie all'anno di cui 4 nelle domeniche di dicembre.

"Le regioni, d'intesa con gli enti locali adottano un piano per la regolazione degli orari di apertura e di chiusura degli esercizi commerciali di cui al comma 1 che prevede l'obbligo della chiusura domenicale e festiva dell'esercizio. Nel  piano  adottato  ai  sensi  del comma 4 sono individuati i giorni e le zone del territorio nei quali gli esercenti possono derogare  all'obbligo  di  chiusura  domenicale  e  festiva.  Tali  giorni  comprendono  le domeniche  del  mese  di  dicembre,  nonché ulteriori quattro domeniche o festività nel corso degli altri mesi dell'anno", recita l'articolo 1.

La proposta del Movimento 5 Stelle

La proposta di legge per la regolamentazione delle aperture festive e domenicali targata M5S è stata avanzata dal deputato e sottosegretario allo sviluppo economico, Davide Crippa. La pdl è composta da due articoli e mira a reintrodurre un tetto del 25% ai giorni festivi e alle domeniche nei quali sarà consentito aprire ogni tipo di esercizio commerciale a rotazione, non oltre il limite delle 12 aperture festive annuali.

All'articolo 1 della proposta di legge si dispone "il rispetto degli orari di apertura e di chiusura, l’obbligo della chiusura domenicale e festiva, nonché quello della mezza giornata di chiusura infrasettimanale dell’esercizio, che svolge un’attività commerciale come individuata dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, ubicato nei comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d’arte" e inoltre stabilisce che "le attività di somministrazione di alimenti e bevande non sono soggette ad alcun obbligo di chiusura domenicale o festiva" e infine che "il piano per la regolazione dei giorni di apertura di cui al comma 3 prevede per ogni comune l’apertura del 25 per cento degli esercizi commerciali per ciascun settore merceologico in ciascuna domenica o giorno festivo, comunque non oltre il massimo annuo di dodici giorni di apertura festiva per ciascun esercizio commerciale". 

L'articolo 2, invece, dispone l'istituzione di un Osservatorio sulle aperture domenicali e festive presso il ministero dello Sviluppo Economico. "L'Osservatorio avrà il compito di verificare gli effetti della regolazione delle aperture domenicali e festive prevista dalle legge e sarà composto da dieci membri (quattro funzionari del Mise, due rappresentanti delle organizzazioni di categoria maggiormente rappresentative, due rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei lavoratori maggiormente rappresentative e due rappresentanti delle organizzazioni dei consumatori maggiormente rappresentative". Tutti i membri non percepiranno compensi.