Il tracciamento dei contatti è saltato e ora nessuno sa più quali siano i veri numeri del contagio nelle scuole. Nonostante ciò, nessuno dal Governo mette in dubbio la loro gestione, mentre anche nelle zone rosse – quelle con il livello di rischio più alto e le misure anticovid più severe – restano aperte, da seguire in presenza fino alla prima media. Nelle zone gialle e arancioni, invece, fino alla terza media. Qualche giorno fa la ministra dell'Istruzione ha ammesso che dalle Asl non arrivano più dati precisi sulle scuole. Azzolina ha spiegato che in questo momento le aziende sanitarie locali sono molto in affanno, e che per questo i dati, a un certo punto, il Miur ha proprio smesso di chiederli. Continuando però, come fatto negli ultimi mesi, a ripetere che la scuola è un posto sicuro. Gli ultimi dati sul contagio scolastico forniti dal ministero dell'Istruzione, risalgono al 10 di ottobre, quando scriveva in un comunicato:

Il Ministero dell’Istruzione comunica che, alla data del 10 ottobre, gli studenti contagiati sono pari allo 0,080% (5.793 casi di positività), per il personale docente la percentuale è dello 0,133% del totale (1.020 casi), per il personale non docente si parla dello 0,139% (283 casi).
​​​​​​​I dati del monitoraggio, condotto dal Ministero dell’Istruzione con la collaborazione dei dirigenti scolastici, sono stati condivisi con l’Istituto Superiore di Sanità.

Poi nessun dato per venti giorni. Il 29 ottobre, sempre tramite comunicato, il ministero guidato da Lucia Azzolina spiega che "tutti i dati sono in possesso delle autorità sanitarie, a cui sono trasferiti settimanalmente per la loro analisi nell’ambito del quadro epidemiologico generale". Quindi in sostanza vengono girati dalle Asl direttamente all'Istituto superiore di sanità, il quale, però, dati specifici sulla scuola non ne pubblica e non sembra averne. Dai report generali dell'Istituto superiore di sanità emergono dati sempre più allarmanti sul contagio nelle fasce di età tra infanzia e adolescenza, e, in assenza di altri numeri, si prova a partire da lì per capire se davvero la scuola è ancora un posto sicuro.

Come leggere i dati dell'Istituto superiore di sanità

I dati della sorveglianza integrata dell'Istituto superiore di sanità permettono di ragionare sui contagiati in fascia di età scolastica. Certo, nessuno sa se questi bambini e adolescenti hanno preso il coronavirus a scuola o se lo hanno preso a casa e portato a scuola, o sull'autobus, o al parco. Su questo punto era il Ministero dell'Istruzione ad avere idee più chiare, fino alla prima metà di ottobre. Ma sicuramente si tratta di bimbi e ragazzi che hanno frequentato la classe nelle ultime settimane. Questo ragionamento non può tenere conto degli insegnanti e del resto del personale scolastico, che si trova in una fascia di età dove è impossibile identificarlo.

Secondo quanto raccolto dall'Iss, negli ultimi trenta giorni ci sono stati 95.447 casi di contagio da Covid-19 nella fascia 0-18 anni. È chiaro che non tutti i compresi in questa fascia di età vanno a scuola, considerando anche che l'obbligo è fino ai 16 anni, ma la maggior parte sicuramente. Si parla di un numero alto in assoluto, meno se si considera che in Italia sono circa 10 milioni i cittadini in quella fascia di età. Ovvero c'è un'incidenza media inferiore all'1%. Il tema più allarmante, però, è la crescita di contagiati in questa fascia della popolazione dall'inizio dell'anno scolastico. Tra il 25 agosto e il 27 ottobre il contagio tra i minorenni è aumentato del 496,6%.

I numeri del contagio Regione per Regione

Il sindacato Unsic ha pubblicato una lista, Regione per Regione, con i contagi da Covid-19 nelle scuole. Non è chiaro su quali dati sia stato effettuato il calcolo, vista la mancanza di numeri attendibili. In totale sarebbero 105mila coloro che hanno frequentato le aule con l'infezione in corso dall'inizio dell'anno scolastico, di cui più dell'80% sono studenti. Secondo il sindacato il tracciamento del Ministero dell'Istruzione sarebbe andato in tilt già dal 10 di ottobre, quindi oltre un mese fa. I ricercatori che hanno svolto quest'indagine sostengono che, dal rientro in classe, studenti, insegnati e personale scolastico rappresentino il 16% del totale dei contagiati.

Secondo le stime dell'Unsic sulle infezioni da Covid-19 nelle scuole, dalla riapertura a settembre, in Abruzzo ci sono stati tra i 2.200 e i 2.400 contagi; in Basilicata tra i 700 e i 900; in Calabria tra i 1.700 e i 1.900; in Campania tra i 10.000 e i 10.500; in Emilia Romagna tra i 7.500 e i 7.700; in Friuli Venezia Giulia tra i 2.000 e i 2.200; nel Lazio tra i 10.000 e i 10.500; in Liguria tra i 2.700 e i 2.900; in Lombardia tra i 18.000 e i 18.500; nelle Marche tra i 2.400 e i 2.600; in Molise tra i 300 e i 500; in Piemonte tra i 7.600 e i 7.800; in Puglia tra i 6.800 e i 7.000; in Sardegna tra i 2.600 e i 2.800; in Sicilia tra gli 8.500 e gli 8.700; in Toscana tra i 6.400 e i 6.600; in Trentino Alto Adige tra i 1.900 e i 2.100; in Umbria tra i 1.500 e i 1.700.