Mario Monti, ex presidente del Consiglio e senatore a vita, non crede che il futuro governo sarà targato Lega-M5S, anche se la fase delle trattative non si è ancora conclusa. Monti su Euronews commenta l'esito delle elezioni politiche del 4 marzo e traccia un'ipotesi sui possibili scenari.

"Ci sarà più probabilmente un governo di tutti a seguito di un appello del Presidente della Repubblica o qualche altra configurazione". E riferendosi a Lega e M5S spiega: "Per me non è ovvio che abbiano intenzione di fare un governo senza altri perché sono molto diversi, anche come radicamento geografico". Monti si riferisce al fatto che il Carroccio è ben radicato al Nord, mentre il M5S ha riscosso successo soprattutto al Sud.

Ragionando sui temi che sono stati cavalcati dai partiti più votati in questa tornata elettorale, come l'abolizione della legge Fornero, Monti chiarisce il suo punto di vista sul rigore dei provvedimenti attuati con il suo governo tecnico: "È stato fatto quello che andava fatto in una situazione profondamente diversa: di crisi finanziaria acuta. I mercati stimavano al 40% la possibilità di default dello Stato italiano". Per l'ex commissario europeo il voto italiano non è affatto un voto contro l'Europa"Questo italiano io non lo vedrei come un voto contro l’Unione europea è semplicemente un voto contro l’establishment politico italiano e abbastanza a ragione perché l’establishment politico ed economico italiano non è riuscito a risolvere i problemi che il Paese ha da tanto tempo". 

A proposito della vittoria di Putin in Russia, eletto per la quarta volta con il 76% dei consensi, Monti ha detto: "Mi evoca l’immagine di uomo evidentemente estremamente capace forte e spregiudicato e mi evoca l’immagine di una democrazia molto diversa da quelle che conosciamo noi. Certo se pensiamo a Putin, a Erdogan e, con un altro stile, a Xi Jinping, vediamo degli uomini che hanno degli orizzonti politici davanti a loro lunghi. Credo che il grosso problema storico che abbiamo in questi anni è di come rendere piu efficaci le democrazie di stampo occidentale per far si che siano capaci anch’esse di occuparsi, possibilmente meglio dei sistemi autocratici, dei problemi di medio e lungo periodo".