Lorenzin: “Vicenda Stamina mostra che scienza non si parlamentarizza”

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Il ministro della Salute si difende dalle critiche e spiega le sue ragioni in seguito alla decisione di fermare la sperimentazione sul metodo Stamina di Vannoni: “Personalmente è stata una vicenda che mi ha cambiato la vita”.

Secondo Beatrice Lorenzin non si parlamentarizzano le vicenda legate alla ricerca scientifica. Il riferimento del ministro della Salute, giunto nel corso di un’audizione in commissione Sanità al Senato, è relativo allo stop imposto dal suo ministero alla sperimentazione del metodo Stamina. Uno stop che ha scatenato diverse polemiche, con le famiglie di quei malati che chiedono di accedere alle cure basate sulle staminali che hanno già organizzato diverse giornate di protesta contro il ministro. Lorenzin ha detto che la politica deve fare la politica e non prendere il posto degli scienziati. “Abbiamo fatto tutto quello che era in nostro potere – ha spiegato Lorenzin – per avere un iter totalmente asettico e senza pregiudizi e senza alcuna interferenza. A mio parere – ha proseguito – abbiamo fatto un buon lavoro in Parlamento, abbiamo promosso la sperimentazione, abbiamo avviato le procedure tra le difficoltà e nominato il comitato scientifico”. Comitato che però – il ministro l’ha ribadito ancora una volta – è giunto a una conclusione senza appello.

“Non ho assunto alcuna decisione se non in piena sensibilità” – Lorenzin ha spiegato che il protocollo del metodo Stamina presentato non è stato valutato nel merito (cioè non si è detto se cura o non cura), “ma si è risposto alla domanda se fosse in grado di svilupparsi e questa cosa non è possibile”. “È come se in un’equazione a+b=c si togliesse la b: manca un pezzo”, ha affermato il ministro. E poi, come già detto, Lorenzin ha ribadito che mancavano i presupposti di sicurezza. Non era possibile, infine, apportare cambiamenti al protocollo perché era stato consegnato a patto che con ci fossero modifiche: “Abbiamo anche chiesto all'Avvocatura dello Stato se si potesse procedere e l'Avvocatura ha detto no. Punto”. Lorenzin è tornata a parlare anche alle critiche ricevute, ha giudicato comprensibili le polemiche delle famiglie dei malati (“mentre le altre lo sono meno”, ha puntualizzato) e ha spiegato come avrebbe vissuto questi mesi: “Personalmente è stata una vicenda che mi ha cambiato la vita, non è stato minimamente semplice affrontarla in questi mesi, ma non ho assunto alcuna decisione se non in piena sensibilità. Dura led sed lex è un detto che vale per tutti”.

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