Gaza, gli aiuti di Music for Peace si sbloccano dopo mesi: ma Israele li tiene ancora fuori dalla Striscia

"Music for Peace ha cominciato la distribuzione di 9.000 pacchi famiglia destinati ai profughi palestinesi provenienti da Gaza, accolti nei campi situati al confine con la Cisgiordania". Inizia così il comunicato dell'associazione genovese Music for Peace. Per nove mesi gli aiuti sono rimasti fermi nei magazzini, mentre il genocidio continuava e gli appelli umanitari si moltiplicavano. Ora, i primi pacchi raccolti nell'estate del 2025 stanno finalmente raggiungendo le famiglie palestinesi. Non però nella Striscia di Gaza, destinazione originaria della missione, ma nei campi profughi tra Giordania e Cisgiordania, dove migliaia di sfollati vivono in condizioni di estrema precarietà.
I beni alimentari fanno parte delle oltre 500 tonnellate di aiuti raccolte nell’agosto scorso durante la campagna di solidarietà organizzata in concomitanza con la partenza della Flotilla. Una mobilitazione che aveva coinvolto migliaia di cittadini in tutta Italia e che, dopo le prime consegne effettuate in Sudan e sul territorio italiano, aveva visto oltre 240 tonnellate di aiuti rimanere bloccate fino a oggi. Per tutto questo periodo Fanpage.it ha seguito la vicenda documentando le difficoltà incontrate dall'organizzazione. Prima i container rimasti fermi tra Genova e la Giordania, poi il lungo stallo ai valichi, le procedure modificate più volte e le crudeli condizioni imposte dalle autorità israeliane per autorizzare il passaggio degli aiuti. Tra queste anche la richiesta di eliminare dai pacchi prodotti come biscotti, miele, marmellata e zucchero, ritenuti troppo energetici per donne e bambini, secondo le liste comunicate agli operatori umanitari che abbiamo potuto visionare. Una richiesta che Music for Peace aveva definito irricevibile, ribadendo di non voler alterare il contenuto dei pacchi raccolti dai cittadini.

Nei mesi scorsi l'associazione aveva anche contestato la narrazione istituzionale secondo cui il programma italiano Food for Gaza avrebbe garantito un accesso stabile degli aiuti nella Striscia: "Se i corridoi funzionano, perché le nostre centinaia di tonnellate restano ferme?", aveva chiesto pubblicamente il presidente Stefano Rebora, sostenendo che la situazione sul terreno raccontasse una realtà ben diversa da quella descritta nelle comunicazioni ufficiali.
Oggi, dopo mesi di trattative, è arrivata una soluzione diversa da quella immaginata all’inizio della missione. L’impossibilità di accedere a Gaza ha portato infatti alla decisione di distribuire gli aiuti direttamente ai palestinesi ospitati nei campi profughi in Cisgiordania, evitando così anche il rischio che parte degli alimenti potesse avvicinarsi alla scadenza. "Questo risultato appartiene prima di tutto ai cittadini che hanno partecipato alla raccolta", ha spiegato Valentina Gallo di Music for Peace durante la conferenza stampa organizzata a Genova. Secondo l’associazione, i pacchi stanno arrivando integri alle famiglie e nessun prodotto è stato rimosso. L’obiettivo, tuttavia, resta quello di riuscire un giorno a entrare nella Striscia di Gaza: “A Gaza non si entra. È il fallimento dell’umanità, ma non ci fermeremo".

Alla conferenza erano presenti anche la sindaca di Genova Silvia Salis e l’arcivescovo Marco Tasca, che hanno ricordato la mobilitazione della città a sostegno della raccolta umanitaria. Tasca ha rilanciato anche le parole pronunciate da Papa Leone XIV: “Le armi passano, gli aiuti umanitari no”, denunciando il rischio che il genocidoio a Gaza finisca per diventare normalità agli occhi dell’opinione pubblica.
Il risultato raggiunto da Music for Peace rappresenta dunque un punto di arrivo, ma anche la conferma di un dato che in questi mesi era emerso con forza: nonostante tregue annunciate e iniziative diplomatiche, l'accesso umanitario alla Striscia di Gaza continua a rimanere fortemente limitato e le organizzazioni indipendenti denunciano ancora enormi difficoltà nel riuscire a portare aiuti direttamente alla popolazione intrappolata illegalmente da Israele.