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Gli esami di Maturità sono finiti da un po' ma negli ultimi giorni il tema è tornato d'attualità dopo le polemiche scoppiate su una lettera che il professore di Latino e Greco di un liceo di Roma ha inviato ai suoi studenti dopo gli orali. Il fatto è questo: il 6 luglio scorso Massimo Sabbatini, docente del Vivona, invia ai suoi ex alunni – a esiti già pubblicati – un messaggio in cui sostanzialmente dice loro di non dimenticarsi di quello che è successo a Gaza e dei responsabili di questo "sterminio".

"Alcuni di voi – è uno dei passaggi del messaggio scritto da Sabbatini – occuperanno posizioni di potere, diventeranno dirigenti di importanti aziende, maneggeranno capitali, conosceranno altre persone di potere, amministratori di grandi imprese e funzionari dello Stato e dell’Unione Europea. Sarebbe interessante chiedere a ognuno di loro: hai mai sentito parlare di Hind Rajab? Tu dov’eri quando uccidevano Hind Rajab? Cosa facevi? Cosa hai fatto dopo?". Cosa è successo dopo ha dell'incredibile: il professore diventa oggetto di un'ispezione. Ed è lo spunto – per noi – per fare una riflessione.

IL TEMA DEL GIORNO

Il MIM e l'uso (esagerato) delle ispezioni: il caso del liceo Vivona

Abbiamo detto che il 6 luglio Sabbatini invia ai suoi ex alunni freschi di diploma il messaggio in cui chiede loro di non dimenticarsi del fatto che negli ultimi tre anni, mentre loro studiavano a scuola, a Gaza si stava consumando quello che lui definisce "uno sterminio". Ebbene, tre giorni dopo, il 9 luglio, l'Ufficio scolastico regionale (Usr) per il Lazio decide di avviare un’ispezione, nonostante i ragazzi abbiano già concluso il loro percorso di studi e non siano più quindi sotto l’autorità dell’istituto. Nell'ambito di questi accertamenti vengono ascoltati prima alcuni studenti, poi altri docenti del liceo e, infine, lo stesso Sabbatini. La sua audizione dovrebbe essere in programma proprio oggi, mentre leggi queste righe. Da qui si alza un vero e proprio polverone.

Sabbatini riceve la solidarietà di colleghi e studenti, e il caso arriva addirittura in Parlamento. La deputata del Partito Democratico Patrizia Prestipino, ex docente del Vivona, insieme ad altri venti parlamentari del Pd, critica l’iniziativa, domandando al ministro Valditara: "Siamo in democrazia o in dittatura?". Anche Peppe De Cristofaro di (Alleanza Verdi e Sinistra) dice: "Non è in discussione solo la libertà di insegnamento, ma la libertà di espressione". E la deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari presenta un’interrogazione al ministro chiedendo di chiarire "quali siano le motivazioni che hanno determinato l’avvio dell’ispezione al liceo Vivona".

In effetti, la domanda sorge spontanea: perché? Quello che è successo a Roma si inserisce comunque in un clima che forse definire intimidatorio è troppo, ma ci sono alcuni episodi che forse possono aiutare a rispondere alla nostra domanda. Di ispezioni volute dal ministro Valditara durante l'ultimo anno ce ne sono state parecchie. Chi non ricorda quelle attivate in Toscana ed Emilia Romagna per gli incontri programmati in orario scolastico con Francesca Albanese, relatrice ONU per i territori Palestinesi, per presunta mancanza di contraddittorio? Oppure la comunicazione "riservata" inviata dalla segreteria del direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per il Veneto con la richiesta ai dirigenti "di segnalare se nel territorio di riferimento vi siano istituzioni scolastiche che abbiano ospitato incontri con imam e/o organizzato visite a moschee, specificando, ove possibile, il numero delle scuole coinvolte"?

In tutti questi episodi non sono mancate le polemiche. E non a caso. Gli articoli 33 e 34 della Costituzione sanciscono che l'arte e le scienze sono libere e libero ne è l'insegnamento. A scuola si dovrebbe pertanto essere liberi di esprimersi e di conoscere tutti gli aspetti della società, e non solo ciò che più piace al Governo o che si avvicina alle sue idee, con il rischio che tutto il resto possa essere oggetto di un'ispezione. La domanda, dunque, resta: perché?

L'APPROFONDIMENTO

"Valditara è sempre alla ricerca di un nemico immaginario": la denuncia di studenti e sindacati

L'iperattivismo dimostrato da Valditara nelle scuole quest'anno, dalla discussa circolare sulla ‘par condicio' per i dibattiti di contenuto ‘politico' all'ispezione al liceo Vivona a seguito della lettera del prof Massimo Sabbatini ai suoi studenti, passando per le verifiche avviate negli istituti dove si sono tenuti incontri sulla Palestina con Francesca Albanese, ha reso evidente il disegno del Governo Meloni: limitare gli spazi di discussione tra gli studenti su temi considerati sensibili, come il genocidio a Gaza, e comprimere sempre di più l'autonomia scolastica. I ragazzi hanno capito la posta in gioco e non sono rimasti in silenzio: la presunta "neutralità" invocata a scuola è solo un modo per mascherare la repressione del dissenso contro il governo. E così un atto come la convocazione da parte dell'Usr dei rappresentanti delle classi quinte all'indomani della lettera che un ex docente ha condiviso con i suoi ex studenti, una comunicazione privata avvenuta a esami di Maturità ormai conclusi, viene percepita come un'ingerenza insopportabile.

"Noi studenti ci siamo subito mobilitati, scrivendo una lettera di protesta contro le ispezioni dell'Usr. Poi anche i professori ci hanno seguito, lanciando una petizione su change,org che sta circolando, e che ha già raccolto 16mila sottoscrizioni", racconta a Fanpage.it Adriano, rappresentante d'istituto del liceo Vivona. "Per la maggior parte della comunità studentesca quello che è accaduto è un attacco diretto alla democrazia e al diritto di insegnare. Abbiamo ricevuto solidarietà anche da altre scuole e da ambienti universitari. Chi sta cercando di delegittimare le nostre iniziative appartiene ad ambienti circoscritti", ci dice, e il riferimento è ai gruppi vicini ad Azione studentesca.

Dopo che sono stati sentiti i ragazzi, invitati apertamente dall'Usr a condividere informazioni sul comportamento di Sabbatini, gli ispettori ora vogliono ascoltare la versione del prof. Anche se non è chiaro che tipo di sanzione rischi, visto che la lettera finita nel mirino di Viale Trastevere non ha a che fare con l'attività didattica, essendo stata girata agli studenti ben oltre il termine delle lezioni. Un elemento che è stato messo in evidenza anche da Gianna Fracassi, segretaria generale FLC CGIL, intervistata da Fanpage.it: "La vicenda del Vivona è solo l'ultima di una serie di interventi messi in campo soprattutto dall'Usr del Lazio, che sempre più spesso invade la vita interna delle scuole. Quello che è accaduto a questo insegnante è molto grave. Se il ministero manda gli ispettori per indagare su una lettera di un docente, arrivando ad audire gli alunni, il problema non è più della scuola, il problema riguarda la libertà delle persone. Non parliamo solo di libertà di insegnamento, perché in questo caso si tratta di una vicenda che si è determinata fuori dal perimetro scolastico, tra un ex professore e i suoi ex studenti. Perché l'Usr, come già avvenuto in passato, si piega pedissequamente a qualunque tipo di richiesta del ministero?".

Fracassi ricorda il caso di Christian Raimo, sanzionato dopo un intervento fatto durante una manifestazione politica, in cui lo scrittore e docente aveva espresso la sua opinione, criticando il ministro Valditara: "Anche in quel caso l'Usr del Lazio ha prima avviato un'ispezione e poi gli ha comminato una sanzione" ovvero la sospensione dal servizio per tre mesi con dimezzamento dello stipendio. "Se il professor Sabbatini vorrà e lo riterrà opportuno noi come sindacato siamo disponibili a tutelarlo".

Se si mettono insieme la risoluzione di Futuro sulla presunta "islamizzazione" delle aule (approvata la scorsa settimana con il voto favorevole di tutto il centrodestra), il monitoraggio avviato da Valditara sul presunto indottrinamento islamista nelle scuole (che si è rivelato un flop, visto che su 7000 istituti censiti ci sono stati appena 7 incontri con imam) si osserva come da parte del ministero ci sia la volontà di costruire un clima di controllo, oltre che di paura e sospetto: "L'intento è chiaro: mettere in discussione il principio di inclusione nella scuola", spiega la segretaria generale FLC CGIL.

Che si parli di propaganda islamica o di propaganda Pro-Pal, l'obiettivo del ministero è colpire il pensiero critico. L'importante è individuare comunque un "nemico immaginario", fa notare Fracassi: "La scuola è un bene prezioso, non si può usare per le battaglie di retroguardia o per condurre battaglie assolutamente incostituzionali, come è il caso del Vivona: la scuola pubblica italiana non risponde a Sasso, né a Vannacci e nemmeno a Valditara, risponde solo alla missione costituzionale che è scritta nella Carta del '48. Forse i ministri che hanno giurato sulla Costituzione non ne conoscono il contenuto".

A cura di Ida Artiaco e Annalisa Cangemi

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