"Conte dice che non studio i dossier? Ma va, studio studio…". Così Matteo Salvini, leader della Lega, conversando con i giornalisti nella buvette del Senato, prima dell'informativa del presidente del Consiglio sulla riforma del Mes. Il presidente del Consiglio durante il suo intervento alla Camera aveva attaccato così il segretario del Carroccio: "Pur di attaccare il governo Salvini non si è fatto scrupoli. Ma di lui non mi sono sorpreso, la sua scarsa abitudine a leggere i dossier mi è nota". Conte ha inoltre detto che Salvini, diffondendo notizie false, ha dato prova di scarsa conoscenza delle regole e di scarso rispetto delle istituzioni. Un atteggiamento irresponsabile che mina la fiducia dei cittadini nel governo.

Nell'Aula di Palazzo Madama il premier Conte ha ribadito il concetto: "Una falsa accusa di alto tradimento è questione differente dall'accusa di aver fatto errori politici, è indice della forma più grave di spregiudicatezza perché finisce per minare alle basi la credibilità delle istituzioni democratiche pur di lucrare per qualche effimero vantaggio".

Salvini ha poi aggiunto: "Sul Mes o ha mentito Gualtieri o ha mentito Conte o non ha capito Di Maio. Ma se qualcuno ha mentito credo che sia stato Conte perché Gualtieri non c'era". Così Matteo Salvini, parlando con i giornalisti in Senato. "Se Gualtieri dice che il pacchetto è chiuso, probabilmente dice la verità. Se mi hanno dato fastidio le parole di Conte? Scivola… rispetto ad agosto lo vedo molto più nervosetto, grigio, livido… Io non porto rancore", ha aggiunto.

L'intervento di Salvini in Senato

Prima di intervenire, durante l'informativa del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a palazzo Madama, i senatori della Lega si sono passati di mano un cartello che riportava la scritta "Il Conte Pinocchio". La presidente Elisabetta Alberti Casellati ha sospeso la seduta e chiesto la rimozione del cartello. Sul banco del capogruppo della Lega, inoltre, era stato appoggiato un pupazzo del celebre personaggio di Collodi.

Quindi ha preso la parola Matteo Salvini. "Non rispondo agli insulti. Noi rispondiamo con il lavoro: gli italiani si aspettano risposte e soluzione, non insulti. Mi spiace per lei presidente perché vive di rancore e rabbia. Ne è passato di tempo da agosto, ma non è cambiato il suo atteggiamento". E si rivolge agli ex alleati di governo: "Mi rivolgo ai Cinque Stelle. Il trattato va rinegoziato, avete detto. Avete detto che avevate riserve e che ogni parlamentare sarebbe dovuto intervenire. Condivido le vostre richieste alla Camera: c'è qualcuno che mente al governo. L'Eurogruppo ha detto che il Mes è approvato e il ministro Gualtieri ha detto che il Trattato non è emendabile: significa che nei banchi c'è qualcuno responsabile di una menzogna che ricadrà sulla testa e sui risparmi degli italiani".

In altre parole, per Salvini, o sta mentendo Gualtieri quando afferma che la riforma non è più modificabile, o sta mentendo Conte quando smentisce le accuse di aver agito all'oscuro dal Parlamento. "Qualcuno non la racconta giusta. Sono quelli che smentiscono quello che ha detto il governatore di Bankitalia, secondo cui questo trattato comporta rischi enormi. Il governatore dell'Abi invece ha detto che le banche non compreranno più titoli italiani: ditemi allora chi sta mettendo a rischio i risparmi degli italiani. Sta seduto lì. Stanno distruggendo il sogno dei padri fondatori dell'Europa: state riducendo l'Europa a un centro commerciale dove ci guadagna chi già ha e ci perde chi non ha. Ristrutturazione del debito pubblico significa che viene taciuto un rischio di un intervento notte tempo sui risparmiatori italiani. Ricordo che dei duecento miliardi prestati ai greci, ai cittadini greci è rimasto il 5% di quei soldi. Il resto è andato alle banche tedesche e francesi. Questo è il Mes: un meccanismo che serve ad aiutare le banche in difficoltà che stanno in Germania", ha detto Salvini.

Poi sottolinea l'assenza di alcuni senatori della maggioranza e si rivolge direttamente a Conte: "Mancano 60 parlamentari della maggioranza: ecco la fiducia che hanno in lei, presidente. Ditemi se è normale. Sabato e domenica saremo in mille piazze italiane, se lei non si offende e ci vuole denunciare tutti. Raccoglieremo le firme necessarie per fermare il trattato e impedirvi di barattare il futuro dei nostri figli con le vostre poltrone", aggiunge quindi il leader leghista.

E chiede a tutti i parlamentari del Carroccio di non definire più il Mes come un fondo salva-Stati, ma come un fondo taglia-Stati: "Si usano i soldi dei Paesi in difficoltà per salvare le banche dei Paesi non in difficoltà. E se noi un giorno avremo bisogno di aiuto, dovremo chiedere il permesso. Da avvocato del popolo mi aspettavo attenzione per ciò che il popolo pensa. Ma il tempo è galantuomo e le bugie hanno le gambe corte. Un giorno l'Italia vi chiederà conto, e non vorrei essere nei vostri panni. Deve essere difficile difendere l'indifendibile".

Rinnova poi le accuse di aver agito in segretezza e rivolgendosi direttamente al presidente del Consiglio: "Lei è qua oggi perché la Lega si è mossa, altrimenti avremo letto sui giornali a cose già fatte. Agli amici di Cinque Stelle chiedo di portare un documento di maggioranza, e se avete cambiato idea, siamo in democrazia e va bene tutto". E chiude facendo riferimento alle prossime elezioni: "In Umbria hanno già dato un giudizio su di lei, presto lo daranno anche in Emilia-Romagna, in Calabria eccetera. E presto lo daranno anche 60 milioni di italiani. Il nostro è un grande Paese e gli italiani sopravviveranno anche a lei, presidente Conte".

Salvini conclude poi con una frase di Confucio: "L’uomo superiore, e non sono io", precisa, "è calmo senza essere arrogante, l’uomo dappoco è arrogante senza essere calmo. Parentesi: si vergogni!".

Al termine dell'intervento, la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, lo ha ripreso: "Io credo che quest’aula e anche il senatore Salvini, non possa dire al presidente del Consiglio ‘si vergogni’, è una espressione non rispettosa. Non siamo allo stadio, non voglio applausi da nessuno", ha aggiunto nella confusione delle grida e degli attacchi reciproci, prima di chiedere il ritiro dei cartelli dai banchi della Lega e di sospendere nuovamente la seduta.