Medici di base, nuova specializzazione di 4 anni, gli studenti: “Non usateci per coprire carenze organico”

La riforma sull'assistenza territoriale, la medicina generale e la pediatria promossa dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, vuole cambiare anche il percorso di formazione dei medici di base. Il disegno di legge, oltre ad agire sulle modalità di lavoro, retribuzione e inquadramento professionale dei medici di famiglia, punta a dare vita a una Scuola di specializzazione in medicina generale. Attualmente i corsi di formazione per chi vuole diventare medico di base sono gestiti dalle singole Regioni, ma la riforma Schillaci punta a svincolare la preparazione dei medici di medicina generale dai territori per darla in mano alle università.
L'intero impianto della riforma non convince la Federazione italiana medici di medicina generale, che ha annunciato una stagione di mobilitazioni e minacciato uno sciopero della categoria. Sul punto della formazione però, c'è chi la considera un passo avanti verso una maggiore valorizzazione della professione e il superamento delle differenze territoriali. Alessandro Bruscella, coordinatore nazionale dell'Unione degli universitari, spiega a Fanpage.it che "la specializzazione per noi è una buona notizia, ma saranno necessari investimenti strutturali ed evitare il ricorso agli specializzandi per sopperire alle carenze di organico".
Come funziona la formazione dei medici di base e cosa potrebbe cambiare
Al momento la formazione dei medici di medicina generale è gestita dalle Regioni. Il percorso di studi si classifica come un "diploma di formazione specifica in medicina generale", diversamente dai "diplomi di specializzazione" che si conseguono in cardiologia o neurologia, solo per fare alcuni esempi. Le Regioni annualmente sono tenute a pubblicare un bando per partecipare ai corsi di formazione in medicina generale, l'accesso è riservato ai laureati in medicina e chirurgia e i posti disponibili sono variabili. Anche se ogni Regione pubblica il suo bando, la data d'esame è uguale per tutti e viene stabilita dal ministero della Salute. La prova consiste in un test a risposta multipla, composto da 100 domande, e dura due ore. Chi supera con successo l'esame viene ammesso al corso di studi dalla durata di tre anni. Il percorso alterna didattica pratica e teorica nelle strutture ospedaliere del territorio e presso uno studio medico di medicina generale.
Con la riforma Schillaci la differenza tra chi si specializza in medicina di base e chi sceglie altri percorsi post lauream si annullerebbe. La bozza di decreto parla infatti di "disciplinare l’istituzione della Scuola di specializzazione in medicina generale di livello universitario di durata quadriennale". Il testo è già stato visionato dalla Conferenza Stato-Regioni e dal ministero dell'Università e della Ricerca, oltre che dal ministero della Salute. Secondo quanto si legge, si potrebbe arrivare all'istituzione della specializzazione in Medicina territoriale, di comunità e delle cure primarie e di una classe di concorso specifica per la quale fare domanda, proprio come ogni altra classe di specializzazione. Oltre al diverso inquadramento, cambierà anche la durata del percorso, che passerà da 3 a 4 anni.
La nuova specializzazione potrebbe essere una buona notizia per gli studenti

Come spiega a Fanpage.it Alessandro Bruscella, coordinatore nazionale dell'Unione degli universitari (Udu), secondo il sindacato le novità inserite nel decreto rappresentano "una buona notizia", dal momento che "è giusto considerare al pari di una specializzazione la medicina generale". Il rappresentante degli studenti però avverte che il cambiamento "deve essere accompagnato da un investimento economico strutturale, perché porterà a una riforma sostanziale di tutta la sanità territoriale, altrimenti la riforma non andrà nella direzione auspicata".
Il portavoce di Udu sostiene che il sistema universitario sia pronto ad accogliere la riforma e che il passaggio dalle Regioni agli atenei consentirebbe anche "di colmare i divari territoriali preesistenti, in alcuni casi anche estremamente ampi, che al momento non rendono la formazione omogenea". Differenze che di frequente, secondo Bruscella, rendono anche meno attrattivo il mestiere del medico di base insieme la tema della retribuzione. "Al giorno d'oggi esistono delle specializzazioni che sono estremamente richieste, mentre altre vanno sempre deserte all'interno dei bandi", secondo il rappresentane degli universitari, "questa cosa dipende anche dal fatto che ci sono delle specializzazioni che poi aprono a delle posizioni estremamente più remunerative e meno onerose come carico di lavoro". Per questo, continua Bruscella, "se l'impianto della riforma va a livellare queste differenze, allora immaginiamo che un neolaureato possa scegliere questa specializzazione".
Il rischio organico: "Specializzandi non diventino modo per sopperire alle mancanze di personale"
Il rappresentante degli studenti puntualizza poi un aspetto chiave della nuova possibile specializzazione: "Il tema reale è risolvere il problema che esiste a monte in tutte specializzazioni, se gli specializzandi devono diventare un metodo per sopperire alle mancanze del personale sanitario strutturato la strada intrapresa non è quella giusta". Un rischio che, spiega Bruscella, potrebbe celarsi dietro la scelta di portare il percorso di formazione da 3 a 4 anni. "Se si allunga di un anno per avere più possibilità di sfruttare gli studenti e si scaricare la responsabilità sugli specializzandi è un problema enorme, se invece lo scopo è creare un percorso di formazione più strutturato ben venga", conclude il coordinatore di Udu.