Niente migranti, niente Europa, niente diritti civili, niente conti e debito pubblico, niente morti sul lavoro. È un discorso, quello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che punta dritto al senso comune e all’opinione pubblica del Paese: un discorso – come ampiamente previsto dai quirinalisti – che ha come filo conduttore l’identità nazionale, l’orgoglio, il senso di appartenenza alla comunità italiana, la “sacralità” della famiglia come pietra angolare della società. È un discorso che si snoda lungo una linea retorica che va dai geni italiani di Leonardo, Raffaello e Dante sino alle forze dell’ordine e alle forze armate, passando per i servitori civici dello Stato come il sindaco di Rocca di Papa, che nell’incendio del suo municipio ha perso la vita per mettere in salvo tutti i dipendenti comunali.

"Questa sera, care concittadine e cari concittadini, entriamo negli anni venti del nuovo secolo – ha esordito Mattarella -. Si avvia a conclusione un decennio impegnativo, contrassegnato da una lunga crisi economica e da mutamenti tanto veloci quanto impetuosi. In questo tempo sono cambiate molte cose attorno a noi, nella nostra vita e nella società". Il 2020, per il Capo dello Stato, è "un'occasione per pensare – insieme – al domani. Per ampliare l'orizzonte delle nostre riflessioni; senza, naturalmente, trascurare il presente e i suoi problemi, ma anche rendendosi conto che il futuro, in realtà, è già cominciato”.

Al centro del futuro del Paese non ci sono nuove tecnologie e nuovi saperi. C’è, al solito, l'identità italiana, riconosciuta in tutto il mondo, "sinonimo di sapienza, genio, armonia, umanità'". Un’identità di cui essere orgogliosi, simboleggiata dagli anniversari che si sono celebrati e si celebreranno nel 2019, nel 2020 e nel 2021, quelli di tre indiscussi geni italiani patrimonio di tutta l’umanità come Leonardo da Vinci, Raffaello, Dante Alighieri, simboli di un Paese, "proteso nel Mediterraneo" e' "per geografia e per storia, come uno dei punti di incontro dell'Europa con civiltà e culture di altri continenti”.

Non può mancare il made in Italy e la “voglia d’Italia” nella retorica presidenziale: “Registro ovunque una grande apertura verso di noi, un forte desiderio di collaborazione. Simpatia nei confronti del nostro popolo. Non soltanto per il richiamo della sua arte e dei paesaggi, per la sua creatività e per il suo stile di vita; ma anche per la sua politica di pace, per la ricerca e la capacità italiana di dialogo nel rispetto reciproco, per le missioni delle sue Forze Armate in favore della stabilità internazionale e contro il terrorismo, per l'alto valore delle nostre imprese e per il lavoro dei nostri concittadini”.

"Abbiamo problemi da non sottovalutare” – ricorda comunque il presidente, a partire dal “lavoro che manca per tanti, anzitutto. Forti diseguaglianze. Alcune gravi crisi aziendali. L'esigenza di rilanciare il nostro sistema produttivo”. E ancora le crescenti disuguaglianze tra nord e sud, una demografia che preoccupa, la fuga dei giovani verso l’estero e la necessità di predisporre maggiori cura e attenzione per gli anziani”. Problemi che tuttavia “abbiamo ampie possibilità” di affrontare e risolvere "per svolgere inoltre un ruolo incisivo nella nostra Europa e nella intera comunità internazionale”.

Ottimismo, ottimismo e ancora ottimismo. "L'Italia riscuote fiducia. Quella stessa fiducia con cui si guarda, da fuori, verso il nostro Paese deve indurci ad averne di più in noi stessi, per dar corpo alla speranza di un futuro migliore – continua Mattarella  spiegando che bisogna "aver fiducia e impegnarci attivamente nel comune interesse. Disponiamo di grandi risorse. Di umanità, di ingegno, di capacità di impresa. Tutto questo produce esperienze importanti, buone pratiche di grande rilievo”

Servono però istituzioni che funzionino e che siano in grado di "favorire la coesione sociale” Questo è possibile assicurando decisioni adeguate, efficaci e tempestive sui temi della vita concreta dei cittadini". La democrazia, ha sostenuto Mattarella, "si rafforza se le istituzioni tengono viva una ragionevole speranza. È importante anche sviluppare, sempre di più, una cultura della responsabilità che riguarda tutti: dalle formazioni politiche, ai singoli cittadini, alle imprese, alle formazioni intermedie, alle associazioni raccolte intorno a interessi e a valori. La cultura della responsabilità – ha aggiunto – costituisce il più forte presidio di libertà e di difesa dei principi, su cui si fonda la Repubblica. Questo comune sentire della società – quando si esprime – si riflette sulle istituzioni per infondervi costantemente un autentico spirito repubblicano”.

In assenza, o a parziale supplenza dello Stato, ecco la famiglia, pietra angolare della società italiana, verso la quale dobbiamo “riporre fiducia”, perché è su di essa che “grava il peso maggiore degli squilibri sociali”. Le famiglie, continua il Presidente “hanno affrontato i momenti più duri, superandoli. Spesso con sacrificio. Fornire sostegno alle famiglie vuol dire fare in modo che possano realizzare i loro progetti di vita. E che i loro valori – il dialogo, il dono di sé, l'aiuto reciproco – si diffondano nell'intera società rafforzandone il senso civico”.

"È una virtù da coltivare insieme, quella del civismo, del rispetto delle esigenze degli altri, del rispetto della cosa pubblica – continua Mattarella -. Argina aggressività, prepotenze, meschinità, lacerazioni delle regole della convivenza”. "Due mesi fa vicino Alessandria, tre Vigili del Fuoco sono rimasti vittime dell'esplosione di una cascina, provocata per truffare l'assicurazione. Nel ricordare – per loro e per tutte le vittime del dovere – che il dolore dei familiari, dei colleghi, di tutto il Paese non può estinguersi, vorrei sottolineare che quell'evento sembra offrire degli italiani due diverse immagini che si confrontano: l'una nobile, l'altra che non voglio neppure definire. Ma l'Italia vera è una sola: è quella dell'altruismo e del dovere. L'altra non appartiene alla nostra storia e al sentimento profondo della nostra gente. Quella autentica è l'Italia del Sindaco di Rocca di Papa, Emanuele Crestini. Nell'incendio del suo municipio ha atteso che si mettessero in salvo tutti i dipendenti, uscendone per ultimo. Sacrificando così la propria vita”

“Senso civico e senso della misura devono appartenere a chi frequenta il mondo dei social”, continua il Presidente “occasione per ampliare le conoscenze, poter dialogare con tanti per esprimere le proprie idee e ascoltare, con attenzione e rispetto, quelle degli altri. Alle volte si trasforma invece in strumento per denigrare, anche deformando i fatti. Sovente ricorrendo a profili fittizi di soggetti inesistenti per alterare lo scambio di opinioni, per ingenerare allarmi, per trarre vantaggio dalla diffusione di notizie false”.

La chiosa è per i giovani che hanno capito” l'importanza della tutela dell'ambiente “e fanno sentire la loro voce proiettati, come sono, verso il futuro e senza nostalgia del passato”. E per l’università “patrimonio inestimabile di idee e di energie per costruire il futuro”, che è essenziale “sia disponibile per tutti". “Abbiamo bisogno di preparazione e di competenze – ha continuato il Presidente – Ogni tanto si vede affiorare, invece, la tendenza a prender posizione ancor prima di informarsi. La cultura è un grande propulsore di qualità della vita e rende il tessuto sociale di un Paese più solido". In questo senso "ringraziamo Matera che ha fatto onore all'Italia e al suo Mezzogiorno, in questo anno in cui è stata Capitale della cultura europea. Con questo spirito rivolgo gli auguri a Parma che, con il suo straordinario patrimonio umano e artistico, da domani sarà Capitale italiana della cultura per il 2020”.

Unica citazione di tutto il discorso quella iscritta su una sedia che gli è stata donata da un’associazione di disabili: “Quando perdiamo il diritto di essere differenti, perdiamo il privilegio di essere liberi“, la cita Mattarella, secondo cui  questa frase “esprime appieno il vero senso della convivenza”. Ma anche di fronte a questa frase non c’è spazio per gli stranieri, per le minoranze, per chiamare per nome i discriminati del nostro Paese. A suo modo, anche questo è segno dei tempi.