La fondazione Gimbe, un think tank che si occupa di ricerca in ambito sanitario, fa il punto della situazione sull'utilizzo della mascherina nei luoghi pubblici, sottolineando i benefici del dispositivo di protezione individuale e mettendo in evidenza la disinformazione che spesso si registra in materia. Gli esperti forniscono anche una serie di raccomandazioni alle istituzioni e di istruzioni ai cittadini sul corretto utilizzo delle mascherine, sottolineando l'importanza di "coinvolgere la popolazione sul corretto utilizzo di questo insostituibile dispositivo", ma anche di "contrastare il proliferare incontrollato di fake news".

Dallo scoppio della pandemia di coronavirus, le mascherine sono spesso state al centro del dibattito pubblico. Che in un primo momento ha messo in discussione la loro utilità. Una volta stabilita l'importanza di indossare il dispositivo per contrastare la diffusione dei contagi da Covid-19, nonostante l'impianto normativo obblighi al suo utilizzo in specifiche situazioni, le violazioni delle regole sono state frequenti. In particolare sui mezzi pubblici e in tutti quei luoghi chiusi dove però non vengono effettuati controlli sistematici.

"Una frangia di politici minimizza i rischi dell'epidemia"

"Nelle ultime settimane l'utilizzo della mascherina in luoghi pubblici è diventato paradossalmente anche terreno di scontro politico, con deplorevoli gesti da parte di rappresentanti delle istituzioni e più in generale da una frangia di politici, professionisti e cittadini che minimizzano i rischi dell'epidemia e ritengono inutile l'utilizzo della mascherina, arrivando talora a (s)qualificarla come bavaglio imposto", ha denunciato il presidente della fondazione, Nino Cartabellotta.

La fondazione ha quindi elaborato un Position Statement in cui vengono raccolte le evidenze scientifiche che dimostrano come l'utilizzo della mascherina nei luoghi pubblici sia fondamentale per contrastare la trasmissione del coronavirus, avvertendo sull'evoluzione della curva epidemiologica e sui pericoli delle "recenti derive nella comunicazione pubblica" e nei comportamenti individuali. Il documento, ha spiegato Cartabellotta, "sintetizza anzitutto le evidenze scientifiche sull'uso delle mascherine, contiene poi le raccomandazioni destinate a governo e Regioni, imprese, datori di lavoro e altre organizzazioni interessate, al fine di massimizzare i benefici dell'uso delle mascherine e a minimizzarne i rischi, e infine risponde a numerose domande, in larga parte pervenute dagli utenti del sito della fondazione Gimbe". Vediamo quindi quali sono le principali rilevazioni.

Le evidenze scientifiche sull'efficacia della mascherina

I ricercatori sottolineano come nel corso di questi mesi siano andate progressivamente aumentando le prove sull'efficacia dell'utilizzo della mascherina negli ambienti pubblici per bloccare le particelle virali che vengono espulse dal naso e dalla bocca. Dallo scorso 5 giugno l'Organizzazione mondiale della sanità ne ha infatti raccomandato l'utilizzo nei luoghi chiusi, specialmente quando non è possibile mantenere le distanze di sicurezza. Non è tutto: Gimbe sottolinea come sia opinione diffusa che la mascherina sia solo utile, se indossata da una persona contagiata, per proteggere gli altri. Ma in realtà degli studi dimostrano come i benefici valgano anche per chi la indossa, anche se non con la stessa efficacia del primo caso descritto.

Le raccomandazioni per le istituzioni e le imprese

La fondazione spinge anche il governo centrale e le Regioni a promuovere campagne che raccomandino l'utilizzo delle mascherine nei luoghi pubblici al chiuso e in tutte quelle situazioni dove non è possible mantenere la distanza di sicurezza di un metro. Le istituzioni dovrebbero quindi incoraggiare la popolazione a utilizzare la mascherina e prevedere allo stesso tempo una fornitura gratuita per chi non può permettersi di acquistare i dispositivi. Le imprese e i datori di lavoro, da parte loro, dovrebbero sempre assicurarsi che queste vengano sempre utilizzate, così come le altre misure di protezione.

Le istruzioni per i cittadini

Gimbe sottolinea come sarebbe sempre preferibile indossare mascherine riutilizzabili, sia per l'impatto ambientale che in funzione dei costi. Le evidenze scientifiche, infatti, dimostrano che le mascherine in tessuto lavabile sono altrettanto efficaci. I ricercatori raccomandano però l'uso di mascherine a doppio o triplo strato di tessuti, con diverse trame e proprietà elettrostatiche. Anche in questo senso serve una campagna che guidi i cittadini nella scelta del dispositivo più sicuro.

La fondazione afferma però che l'obbligo di utilizzare la mascherina all'interno di bar e ristoranti andrebbe forse rivalutato. Infatti la ripetuta attività di metterla e toglierla potrebbe anche aumentare i rischi di trasmissione. Infine, i ricercatori non la ritengono necessaria all'aperto, considerando che solo una piccola percentuale della trasmissione del virus avviene in luoghi aperti. Allo stesso tempo però rimane difficile controllare che vengano sempre mantenute le distanze di sicurezza.

L'utilizzo della mascherina deve essere obbligatorio

L'utilizzo della mascherina è più frequente in quei territori dove questo è reso obbligatorio, e non volontario, dalla norma. Ma questo non significa che le sanzioni siano efficaci. "Come per le cinture di sicurezza, giocano un ruolo fondamentale le campagne di informazione pubblica mirate a far comprendere e accettare alle persone le motivazioni di base della norma", scrive la fondazione, sottolineando che l'aderenza alla legge aumenti proprio nel momento in cui la popolazione viene trattata come un partner in una strategia pubblica comune.

"Nel mezzo di una pandemia dove tutte le misure di protezione giocano un ruolo cruciale, le mascherine rappresentano il segno di una nuova normalità per una sicura convivenza con il virus. Non è accettabile che la violazione di norme imposte a tutela della salute pubblica venga sbandierata come espressione di libertà", conclude Cartabellotta, ricordando le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per cui la libertà non può mai essere confusa con il diritto di far ammalare gli altri.