Manovra, niente sconto del 50% sui libri scolastici digitali: per gli editori non aiuta le famiglie ma la pirateria
La misura che ha fatto balzare sulla sedia gli editori non sarà nella legge di Bilancio. Parliamo dell'articolo 105 della manovra, quello che contiene l'obbligo per gli editori di fornire libri di testo per gli studenti di scuola e università in versione digitale stampabile con uno sconto del 50% del prezzo di copertina dell'equivalente versione cartacea.
L'AIE, l'Associazione Italiana Editori, ne ha chiesto la cancellazione, e mercoledì la commissione Bilancio della Camera ha proposto di stralciare la disposizione dalla manovra perché di ‘carattere ordinamentale'. Ma questo non significa che la norma contro il caro-libri scomparirà, verrà piuttosto rimandata la discussione a un disegno di legge ad hoc.
Parliamo sicuramente di un problema reale. Basti pensare all'esborso importante che studenti e genitori hanno affrontato a settembre, quando, secondo le stime di Federconsumatori, la spesa rispetto al 2025 è cresciuta dell’1,6% per i libri e del 2,3% per il corredo scolastico, facendo lievitare il costo medio per studente quasi a 1500 euro.
Ma la novità inserita nella Finanziaria non è stata contestata solo perché danneggerebbe editori, librai, autori, compromettendo di fatto il lavoro di tutti gli operatori della filiera, ma anche perché ritenuta inutile, perché non si tradurrebbe in un reale sostegno economico alle famiglie. Anzi, gli studenti sarebbero costretti a stampare in autonomia il testo digitale – ogni studente può stampare una sola copia – sostenendo costi di copisteria superiori a quello industriale. Oltre a incentivare la pirateria, perché sarebbe difficile impedire che la copia cartacea stampata a partire dal formato PDF venga a sua volta fotocopiata. Per questo motivo secondo gli editori, per garantire il diritto allo studio è preferibile la strada dell'aumento delle risorse a disposizione delle famiglie più fragili per l'acquisto di libri scolastici e universitari.
Il presidente dell’Associazione Italiana editori Innocenzo Cipolletta è soddisfatto per la proposta di stralcio giunta dalla commissione Bilancio della Camera, ma evidenzia comunque le criticità della misura. Anche perché la norma era stata calata dall'alto, senza nessun preavviso o trattativa con le categorie coinvolte, case editrici e librerie.
"Dal punto di vista dei costi, se ci si attiene alle regole contenute nell'articolo, non conviene. Se una famiglia compra al 50% un testo in digitale di 400 pagine, e poi lo fa stampare da una copisteria, al prezzo di 7-8 centesimi a pagina, alla fine spende molto di più. Per esempio, se un libro costa 20 euro, il prezzo del testo digitale è la metà, 10 euro, ma poi per la copia stampata uno studente deve aggiungere altri 20 euro. Una truffa – dice Cipolletta in un'intervista a Fanpage.it – Alla fine per una famiglia questo sistema può convenire solo se una copisteria acquista una copia del libro digitale e poi ne fa tante copie. Ecco come si incentiva la pirateria. Sarebbe l'unico modo per trarre un vantaggio da questa norma, ma è vietato dalla legge". E però non ci sarebbe modo di controllare il proliferare del mercato nero dei testi scolastici e universitari.
L'AIE ha avviato interlocuzioni con il ministro dell'Istruzione Valditara, anche per trattare sull'eventuale percentuale di sconto che potrebbe essere applicata sul prezzo dei libri, in vista dell'avvio dell'iter del ddl: "Questa norma in manovra non è partita da Viale Trastevere, ma una misura di questo tipo deve essere scritta dal ministero, di concerto con le categorie interessate".
Il presidente dell'AIE aggiunge che non si può negare che per l'apprendimento dei ragazzi sia molto più efficace il ricorso al libro cartaceo, rispetto a uno studio su un supporto come un e-book. Diversi studi di psicologia e neuroscienze dimostrano che si ottengono risultati migliori con la lettura su carta rispetto a quella su schermo, perché studiare su un libro cartaceo facilita una comprensione più profonda e una memorizzazione più efficace. Per esempio Paesi come la Danimarca hanno fatto marcia indietro sull'uso del digitale a scuola, riducendo il ricorso a tablet e computer per reintrodurre nelle classi i libri di testo cartacei, i quaderni e la scrittura a mano. "Anche la Norvegia ora ha invertito la rotta, vietando l’uso di dispositivi digitali a scuola fino all’età di 16 anni. La capacità di approfondimento e l'attenzione vengono meno con il libro elettronico. Il digitale è un buono integratore del libro cartaceo, ma la base deve essere il libro tradizionale", sottolinea Cipolletta.