Targhe personalizzate nella Manovra 2027: quanto si può incassare con aste e mercato secondario
Con l'articolo 38 del disegno di legge di Bilancio 2027, il governo introduce la facoltà di richiedere targhe personalizzate a fronte di un corrispettivo economico. La misura, la cui entrata in vigore è programmata per il 1° marzo 2027 subordinatamente all'approvazione del Parlamento, si configura sul piano contabile come un prelievo a carattere volontario, con proventi vincolati a un fondo per la manutenzione stradale nei Comuni con meno di 50mila abitanti.
L'attuale impianto della norma prevede l'assegnazione esclusiva e non cedibile del codice, circoscrivendo l'introito per l'erario a un versamento una tantum al momento del rilascio. Il testo esclude la creazione di un mercato secondario tra privati e il ricorso ad aste pubbliche per le combinazioni speciali, formule che nei sistemi esteri che le applicano rappresentano la voce principale di gettito ricorrente.
Le regole della Manovra e i costi per i cittadini
L'articolo 38 del disegno di legge introduce un tariffario scaglionato nel tempo: nella fase iniziale di lancio, valida fino al 31 maggio 2027, la richiesta di una targa personalizzata prevede un versamento di mille euro per i privati e di 10mila euro per le imprese, importi che a partire dal 1° giugno si dimezzeranno a regime, scendendo rispettivamente a 500 e 5mila euro. A queste somme base andranno poi aggiunti i costi vivi di fabbricazione corrisposti al Poligrafico dello Stato e un'ulteriore quota destinata al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
L'intero gettito raccolto sarà vincolato a un fondo per la manutenzione della rete stradale nei Comuni con popolazione inferiore a 50mila abitanti. Sul piano contabile, ipotizzando un tasso di adesione del 5% su un volume annuo di circa 1,53 milioni di nuove immatricolazioni alla tariffa ordinaria di 500 euro, l'incasso lordo stimato si attesta a circa 38 milioni di euro l'anno. Trattandosi però di un prelievo applicato una sola volta al rilascio iniziale e privo di meccanismi di trasferimento del titolo tra privati, tale cifra rappresenta il limite massimo delle entrate previste sul nuovo immatricolato,senza margini per flussi economici ricorrenti nel tempo.
Il modello britannico: una miniera d'oro da 3 miliardi di sterline
Per comprendere i margini di guadagno inespressi, il termine di paragone per eccellenza è il Regno Unito. Oltremanica la targa non è solo un accessorio legato al veicolo o alla persona, ma un vero e proprio asset che può essere scambiato e collezionato. L'agenzia britannica della motorizzazione (Dvla) non si limita a vendere l'assegnazione iniziale, ma tassa ogni singolo passaggio di proprietà con una tariffa fissa di 80 sterline.
I numeri di questo sistema sono impressionanti. Nel biennio 2025-2026, la Dvla ha registrato incassi lordi per quasi 300 milioni di sterline: se 163 milioni derivano dalle vendite dirette, ben 127 milioni (quasi la metà del totale) provengono dai trasferimenti tra privati. A trainare il settore ci sono poi le aste per le combinazioni rare, capaci di generare incassi da capogiro, come nel caso della targa "25 O" battuta a 400mila sterline. Dal 1989 a oggi, il mercato britannico delle targhe ha garantito alle casse pubbliche introiti netti per 3 miliardi di sterline.
Il rischio del flop e il monito del mercato belga
A evidenziare le incognite legate alla tariffa di lancio sono i dati storici del mercato europeo, a partire dal precedente del Belgio. Nel Paese comunitario il meccanismo ricalca da vicino l'impostazione scelta dalla Manovra italiana: la combinazione alfanumerica resta legata al titolare, non può essere rivenduta sul mercato secondario e assicura allo Stato un gettito compreso tra gli 11 e i 13 milioni di euro all'anno.
A pesare sui bilanci è però l'elasticità della domanda rispetto al prezzo. Le rilevazioni sul caso belga mostrano infatti che,quando l'esecutivo decise di raddoppiare il costo portandolo da mille a 2mila euro, le richieste registrarono una flessione immediata del 74%. Una dinamica che gli analisti del settore considerano un parametro di riferimento per valutare l'impatto dei mille euro previsti per i primi tre mesi in Italia: una soglia di accesso iniziale particolarmente elevata rischia infatti di comprimere le registrazioni nella fase di avvio, prima dell'assestamento della tariffa ordinaria a 500 euro.
Come raddoppiare il gettito italiano senza nuove tasse
L'iter parlamentare della Manovra offre due finestre temporali per l'eventuale integrazione tecnica del provvedimento. La prima scade il 17 novembre, termine ultimo per il deposito degli emendamenti alla Camera; la seconda si aprirà all'indomani dell'approvazione definitiva della legge di Bilancio (attesa entro il 31 dicembre), quando il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti disporrà di 60 giorni per definire il decreto attuativo su regole e combinazioni ammesse.
È all'interno di questi passaggi legislativi che si concentra l'ipotesi di allargare il perimetro della norma al modello britannico, al fine di massimizzare il fondo per le strade dei piccoli Comuni. La proposta tecnica si basa su due pilastri:rendere la targa un titolo cedibile, appoggiandosi a una piattaforma pubblica di intermediazione che trattenga una commissione su ogni transazione tra privati (stimata nell'ordine del 5%) e destinare alle aste le sequenze a più alto valore collezionistico, come i numeri bassi o le sigle storiche di città. In base alle simulazioni d'impatto economico,l'innesto di un mercato secondario e delle vendite all'incanto consentirebbe di raddoppiare quasi integralmente il gettito atteso, superando la soglia di circa 38 milioni di euro calcolata sulla base della sola tariffa fissa a 500 euro.