Da domani, mercoledì 1° luglio, l'Unione europea riaprirà le sue frontiere esterne a 15 Paesi. Gli Stati membri hanno raggiunto, dopo lunghe trattative, un accordo su una lista di Paesi i cui cittadini potranno nuovamente viaggiare verso l'Ue dopo quasi tre mesi di chiusura a causa dell'emergenza coronavirus. Non si tratta di un'apertura totale: alcuni Paesi, come gli Stati Uniti o il Brasile, sono stati esclusi a causa della loro situazione epidemiologica, ancora molto grave. Via libera invece alla Cina, a patto che anche Pechino accetti i cittadini provenienti dall'Ue. Ad ogni modo, l'intesa rappresenta solo un impegno politico, non un obbligo giuridico vincolante: questo perché le frontiere esterne dell'Unione, benché siano comuni, vengono gestite dagli Stati membri. Inoltre, l'elenco verrà aggiornato ogni due settimane. A quanto si apprende, l'Italia ha votato a favore della lista. Ma vediamo quindi quali sono i Paesi a cui Bruxelles ha riaperto.

Saranno ammessi nell'Ue e nell'area Schengen i cittadini provenienti da Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone , Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del Sud, Tailandia, Tunisia e Uruguay. Sono dei territori in cui lo stato dell'epidemia di Covid-19 è considerato abbastanza sicuro, al pari di quello in Ue. Se non migliore. Come anticipato, porte aperte anche per i cittadini cinesi: in questo caso però sussisterà la condizione di reciprocità. Come era prevedibile, gli Stati Uniti con 125 mila morti e 2,6 milioni di casi, sono stati esclusi dall'elenco. Non potranno entrare in Ue nemmeno i cittadini di Brasile, Russia, India, Turchia e Israele. Non cambia nulla per il Regno Unito, che non è mai stato incluso nelle restrizioni approvate a marzo: Londra dovrebbe però aver sottoscritto l'intesa. Nella nota emessa da Bruxelles si legge inoltre che gli abitanti di Andorra, Monaco, San Marino e Vaticano sarebbero da considerare in tutti i sensi residenti nell'Ue, e quindi non sottoposti a restrizioni.

Nei giorni scorsi si è lavorato molto a un'intesa, con alcuni Paesi (come ad esempio Grecia e Portogallo) che spingevano per un'apertura più generalizzata in modo da salvare la stagione estiva e sostenere il turismo. Altri Stati membri, specialmente quelli del Nord, hanno insistito invece per limare l'elenco a un numero ristretto di Paesi. Le preoccupazioni non sono solamente sul fronte sanitario. Ci sono da considerare anche le conseguenze politiche di un'apertura verso la Cina, mentre i confini rimangono chiusi per i cittadini statunitensi. Alla fine però si è raggiunto un accordo, al quale avrebbero espresso l'assenso tutti i big, come Germania, Francia e Italia.

Per decidere a quali Paesi riaprire le frontiere esterne dell'Ue è stata esaminata la situazione epidemiologica tenendo conto di diversi criteri. In primis un numero di nuovi contagi registrati nelle ultime due settimane vicino o al di sotto della media Ue. Non solo: importante anche una tendenza stabile o decrescente dei nuovi casi di Covid-19 (sempre in riferimento ai 14 giorni precedenti). Infine si guarda anche all'affidabilità delle informazioni, ad esempio rispetto ai test effettuati, le misure di contenimento e la tracciabilità dei contatti.