Nei primi sei mesi del 2019 l'evasione fiscale è aumentata del 3,8% e a incrementare questo dato negativo sono soprattuto le regioni del Nord. I dati emergono dalle stime effettuate dal Centro Studi e Ricerche Sociologiche ‘Antonella Di Benedetto' di KRLS Network of Business Ethics, per conto dell'Associazione Contribuenti Italiani. Lo studio si è concentrato su cinque aree di evasione: l'economia criminale, l'economia sommersa, l'evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese.

I dati più preoccupanti arrivano dalle stime sull'economia criminale, ovvero relativa alle grandi organizzazioni mafiose italiane, ma anche internazionali, tra le quali spiccano quelle russe, cinesi e di Singapore. Negli ultimi sei mesi l'economia di queste strutture criminali sembra essere cresciuta del 18,7% e si stima che il loro giro di affari non contabilizzato produca un'evasione pari a 78,2 miliardi di euro l'anno.

Per quanto riguarda l'economia sommersa sarebbero circa 3 milioni le persone che lavorano in nero nel nostro paese, e tra questi spiccherebbero i lavoratori cinesi ed extracomunitari. In questa categoria sono stati compresi anche coloro che in nero fanno il secondo o il terzo lavoro. Il Centro Studi ipotizza che in quest'area l'evasione d'imposta sia pari a 34,3 miliardi di euro l'anno.

Dall'incrocio dei dati della ricerca emergono anche dati sconfortanti sull'evasione delle società di capitali. Il 78% circa delle 800.000 società di capitali italiane dichiara redditi negativi o meno di 10mila euro o non versa le imposte. Molte utilizzano dei trucchi per aggirare il fisco, come la chiusura dell'attività nel giro di cinque anni per evitare accertamenti o l'utilizzo di "prestanomi" tra i soci o gli amministratori. Le mancate imposte dovute in questo settore tolgono allo Stato un gettito che si aggira sui 22,4 miliardi di euro l'anno.

Tra le società di capitali, le big company meritano una categoria a parte e secondo Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani:  "L’evasione fiscale è diventato lo sport più praticato dalle grandi imprese italiane". I dati sulle big company mostrano che una su tre chiude dichiarando il bilancio in perdita e non pagando le tasse. Circa il 94% abusa del “transfer pricing” per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo trasferendo fittiziamente la tassazione nei paesi dove di fatto non vi sono controlli fiscali. Questo meccanismo sottrarrebbe 37,8 miliardi ogni anno al fisco. Lo studio sottolinea anche che le 100 più grandi aziende del paese hanno ridotto del 14,2% le imposte dovute all'erario nel primo semestre del 2019.

L'evasione delle piccole imprese e dei lavoratori autonomi infine, si aggira intorno a 9 miliardi di euro e avverrebbe attraverso i meccanismi più noti: mancata emissione di scontrini, di ricevute e di fatture fiscali.

Le Regioni italiane dove si evade di più

Le regioni del Nord fanno registrare gli aumenti maggiori del fenomeno. Prima la Lombardia, con un +5,5%, Secondo posto per il Veneto, con un +5,1% a cui segue la Valle d'Aosta in terza posizione con un +4,7%. Seguono poi: la Liguria con +4,6%, il Piemonte con 4,5%, il Trentino con 4,1%, il Lazio con +3,9%, , l'Emilia Romagna con +3,9%, la Toscana con +3,6%, le Marche con +3,3%, la Puglia con +2,6%, alla Campania +1,0 %, la Sicilia con +0,6% e l’Umbria con +0,1%.

Le principali categorie di evasori

In Italia i principali evasori sono gli industriali (33,4%) seguiti da bancari e assicurativi (30,7%), commercianti (11,6%), artigiani (9,4%), professionisti (7,5%) e lavoratori dipendenti (7,4%). A livello territoriale l'evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (31,4% del totale nazionale), seguito dal Nord Est (27,1%). dal Centro (22,2%) e Sud (19,3%).