Lega, Garavaglia ha le firme per candidarsi contro Salvini. E intanto arriva la mozione dei governatori del Nord
Massimo Garavaglia ha raggiunto e superato le 80 firme necessarie per candidarsi al Congresso straordinario della Lega, che si svolgerà il prossimo weekend a Milano. Garavaglia dunque potrà sfidare Matteo Salvini, nonostante le voci insistenti sulle pressioni che gli uomini vicini al segretario uscente avrebbero esercitato nei confronti dei delegati, affinché non appoggiassero la corsa del presidente della Commissione Finanze del Senato.
Intanto, si muove anche il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari che ha presentato una mozione dal titolo "La Questione Settentrionale motore del cambiamento del Paese". È stata sottoscritta da oltre 200 esponenti del partito, tra cui tutti i governatori del Nord: il lombardo Fontana, il friulano Fedriga, il veneto Stefani, il trentino Fugatti e anche Luca Zaia. Il documento di sei pagine – che Fanpage.it ha potuto visionare – raccoglie molte delle questioni politiche esterne e interne alla vita del partito, che il cosiddetto fronte del Nord ha opposto a Salvini negli ultimi mesi.
"Le firme alla mozione sono la migliore risposta alle polemiche di cui hanno parlato i giornali in queste settimane", ha spiegato Molinari. Il presidente dei deputati leghisti d'altra parte è sempre stato considerato un uomo di mediazione tra le due anime del partito e anche questa mossa parrebbe essere un tentativo di evitare una rottura plateale al Congresso. Il voto sul testo infatti potrebbe permettere di dare espressione alle posizioni dell'ala nordista, evitando però la conta sul ruolo del segretario. Detto in altre parole, il documento potrebbe avere l'effetto di depotenziare la candidatura dello stesso Garavaglia, che ha scelto di correre per rappresentare quelle stesse battaglie della Lega delle origini. A quanto risulta a Fanpage.it, infatti, l'unico sfidante di Salvini presenterà una sua mozione congressuale e non risulta aver sottoscritto il testo a prima firma di Molinari.
Il ritorno alle radici e le ragioni del Nord
Ma cosa c'è nella mozione appoggiata dai governatori del Nord? La premessa è un richiamo forte e prolungato alle radici della Lega e alle sue battaglie storiche, che i Nordisti considerano trascurate da Salvini e il suo cerchio magico negli ultimi anni. La storia della Lega, ricorda Molinari, "è quella di un grande movimento popolare che ha fatto del federalismo, dell’autonomia, della libertà e della responsabilità le proprie ragioni fondanti". Una storia – si legge nel documento – che nasce dalla volontà di dare voce ai territori e le comunità dell'Italia Settentrionale e di "ribellarsi a uno Stato centralista, lontano dai cittadini, incapace di riconoscere il valore del lavoro, del merito e di chi produce ricchezza".
Secondo Molinari, la Lega deve tornare a coltivare queste radici, anche recuperando i simboli e la forza della militanza. D'altra parte, una delle accuse più forti contro Salvini dai critici interni al partito negli scorsi mesi è stata quella di aver rescisso i legami con la base del partito, azzerando o quasi il coinvolgimento dei militanti e spingendo così molti attivisti del Carroccio a disimpegnarsi. Il suo sfidante invece richiama nella mozione "i militanti, sindaci e amministratori che, con passione e determinazione, hanno trasformato le idee in battaglie politiche e in concrete esperienze di buon governo". Battaglie che la Lega deve tornare a combattere, visto che: "il Nord continua a chiedere libertà, autonomia, rispetto e la possibilità di competere ad armi pari con le regioni più avanzate d’Europa".
Una riforma costituzionale federalista
Il cuore della mozione sta nei dieci impegni chiesti al prossimo segretario del Carroccio. Primo tra tutti, appunto, quello di "riaffermare la Questione settentrionale come pilastro irrinunciabile di un progetto politico nazionale basato sull’attenzione alla specificità di ogni territorio, ponendola stabilmente al centro dell’agenda politica, programmatica e decisionale del Movimento". Non si chiede quindi di rinunciare al carattere nazionale della Lega quindi, ma si pretendono risposte specifiche alle "esigenze economiche, sociali e istituzionali del Nord".
I punti successivi sono una declinazione di questo principio di base. Si chiede la piena attuazione dell'Autonomia Differenziata e del Federalismo Fiscale, oltre al ritorno della valorizzazione delle Province. Più in prospettiva, si arriva a proporre l'idea di una nuova riforma costituzionale "che possa far diventare l’Italia un vero Stato federale", affidando più poteri alle Regioni e trasformando la seconda Camera in un Senato delle Regioni (idea già presente nella riforma Renzi, bocciata al referendum del 2016).
A ciò si aggiunge la richiesta di coinvolgere di più gli amministratori locali nei processi decisionali di livello nazionale. E di eliminare il limite dei mandati per tutte le cariche elettive territoriali perché "la continuità amministrativa non deve essere un privilegio di chi governa ma una libera scelta dei cittadini". Anche qua, è evidente il richiamo alle rivendicazioni dei governatori leghisti del Nord a partire dall'ex presidente del Veneto Luca Zaia e da quello del Friuli Fedriga.
C'è poi tutta la questione fiscale. Ecco dunque l'idea di introdurre, nella distribuzione dei trasferimenti, criteri che premino "la responsabilità, efficienza e capacità amministrativa" e quella di creare incentivi e strumenti di fiscalità di vantaggio per favorire "l’attrattività residenziale e imprenditoriale e la valorizzazione turistica dei territori". C'è spazio anche per una critica abbastanza aperta contro il governo Meloni, che ha centralizzato la gestione dei fondi europei di Coesione. Un'impostazione da contrastare, scrive Molinari, per cui invece servono "Politiche di Coesione e Politica Agricola Comune strutturate su base regionale".
Alcuni echi della mozione potrebbero evocare il ritorno alla Lega Nord che gridava alla secessione e se la prendeva con i ‘terroni'. Ma Molinari assicura che non c'è nessuna volontà di spaccare il Paese tra Nord e Sud. Secondo lui invece "gli attuali divari territoriali sono la conseguenza di anni di centralismo, che con ogni evidenza ha fallito bloccando lo sviluppo dell’Italia". La tesi dunque è quella di dire basta al concentramento del potere nelle mani delle istituzioni nazionali ed europee, a favore del regionalismo differenziato sul modello degli Stati Federali come Germania, Svizzera o USA. "Ogni territorio, in base a differenti esigenze, deve essere libero di dare risposte particolari, anche diverse rispetto a un altro. Se tutte le Regioni crescono, cresce anche il Paese nel suo insieme e i divari andranno a ridursi", è la conclusione.
Rimane da capire ora quale sarà l'atteggiamento di Salvini verso il documento, se inviterà a votarlo e nel caso come digeriranno l'indicazione i delegati del Centro e del Sud, capitanati dal potente sottosegretario Claudio Durigon. Difficile pensare che Molinari si sia mosso senza prima aver avuto una qualche forma di confronto con il segretario uscente. Per Salvini, tutto sommato, il voto su una mozione congressuale potrebbe essere un segnale di apertura abbastanza indolore, rispetto al rischio che i malumori interni si sfoghino nello scrutinio segreto, con cui si deciderà chi tra lui e Garavaglia sarà il nuovo segretario del partito.