Romeo (Lega): “Nel partito c’è chi ci tratta come nemici, ma noi vogliamo una squadra al vertice per il rilancio”

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Il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo è da mesi l’esponente di vertice della Lega che più apertamente chiede a Matteo Salvini un cambio di strategia per il partito. Con Attilio Fontana e gli altri governatori del cosiddetto fronte del Nord, Romeo invoca una guida più collegiale per il Carroccio e una linea politica che rimetta al centro la questione settentrionale. Intervistato da Fanpage.it, il presidente dei senatori leghisti parla della sua visione per rilanciare la Lega e delle mosse in vista del prossimo Congresso straordinario convocato da Salvini.
Intervista a Massimiliano Romeo
Capogruppo Lega al Senato

Il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo è da mesi l'esponente leghista che più apertamente chiede a Matteo Salvini un cambio di strategia per il partito, in costante calo nei sondaggi. Assieme al governatore della Lombardia Attilio Fontana, Romeo è il frontman del cosiddetto fronte del Nord – composto tra gli altri anche da Luca Zaia e Massimiliano Fedriga – che vorrebbero rimettere al centro della linea politica della Lega la questione settentrionale. Ma a Salvini vengono fatte anche altre richieste, tra cui una gestione più aperta e collegiale del Carroccio. Per le sue posizioni, Romeo è finito anche al centro di diversi attacchi da parte dei fedelissimi del segretario. In questa intervista con Fanpage.it, il presidente dei senatori leghisti parla dello stato del partito e delle sue idee per rilanciarlo, oltre che delle mosse in vista del prossimo Congresso straordinario, convocato da Salvini a ottobre.

Presidente Romeo, siamo all'indomani della festa di Pontida. È stata una Pontida molto particolare, un po' perché era la prima senza Umberto Bossi, un po' perché il momento di difficoltà della Lega si è riflesso anche sul Pratone. Lei dal palco ha usato parole molto nette sulla necessità di un cambio di passo all'interno del partito. Le cronache raccontano di applausi al suo discorso, qualche contestazione e un derby di cori in platea "Romeo" contro "Matteo". Ci racconta come è stata la sua Pontida vista dal palco e dal retropalco?

La cosa più importante è stata il ricordo di Umberto Bossi. Quello è stato un momento che ha fatto capire che le radici non bisogna assolutamente abbandonarle. Poi certo è chiaro che nella Lega c'è un dibattito aperto, ci sono delle sensibilità e delle visioni differenti. Io penso che siano importanti, perché la democrazia può aiutare la crescita del partito. Ma Pontida è stata soprattutto una festa, non ci sono stati regolamenti di conti, come qualcuno poteva immaginare.

Forse è anche perché i regolamenti di conti sono rimandati al Congresso straordinario che proprio da Pontida Salvini ha lanciato. Come legge questa mossa? È una reale apertura al confronto? Oppure, per i modi e i tempi con cui probabilmente si svolgerà, è più un modo di Salvini per blindarsi e dire: "Vinco un congresso convocato in fretta e furia e a quel punto azzero le critiche"?

Intanto, io penso che il vero tema per la Lega in questo momento non è una necessità di regolare dei conti, una questione interna. Se ci fossilizziamo su quello, non capiamo qual è il reale problema, cioè ritrovare l'attrattività verso i nostri elettori. Abbiamo subito un calo costante e continuo che dura ormai da anni, è evidente che bisogna capire quali sono le ragioni per cui abbiamo perso elettori e cercare di riguadagnarli. A noi dispiace che si sia tramutata in una questione personale, non c'è nulla di tutto questo. Noi abbiamo parlato di squadra, abbiamo parlato di collegialità, di Lega come sindacato del territorio, di una maggiore identità che dobbiamo ritrovare, abbiamo parlato di federalismo. Cioè abbiamo parlato di temi, un confronto delle idee che deve venire prima delle persone. Certo, proprio per questo motivo sarebbe stato bello magari fare una sorta di primarie delle idee tra i militanti, coinvolgere la base e ascoltare quelli che sono i suggerimenti che arrivano. Però probabilmente i tempi non ci sono e quindi è chiaro che è stato convocato il Congresso così in fretta e furia. Adesso dovremo vedere le regole, che ancora devono arrivare, ma ovviamente i delegati saranno quelli della volta scorsa. Io penso comunque che un'occasione per potersi confrontare sia sempre un'occasione buona.

Esiste il rischio che invece il Congresso si tramuti una conta su Salvini, "chi è con me e chi è contro di me"?

Questo non è mai stato l'obiettivo che noi abbiamo posto, non abbiamo sfidato qualcuno, non abbiamo mai voluto creare contrapposizioni o divisioni. Abbiamo solo detto che esiste un problema di consenso e abbiamo messo sul tavolo alcune proposte che ci arrivano dalla base. Noi abbiamo semplicemente fatto da megafono di quello che è un sentimento della base e un sentimento degli elettori, che quando vado in giro mi dicono: "Se non tornate un po' a parlare di certi temi, noi la Lega non la votiamo più. Se invece tornate a riprendere certe questioni, c'è la volontà di ridare fiducia". Quindi questo congresso deve diventare un momento di confronto delle idee per uscirne capendo qual è il progetto politico migliore da seguire, per poter riprenderci i nostri i nostri elettori in un momento di particolare difficoltà. Tanto più perché alle prossime elezioni lo scontro sarà polarizzato tra Meloni e il suo avversario o avversaria e quindi gli altri partiti delle coalizioni saranno penalizzati. Per questo ci vuole una mossa politica, per dimostrare che la Lega è riconoscibile e allora noi abbiamo parlato di fare squadra.

Lei ha raccontato nel dettaglio la sua visione sul futuro del partito in un libro che è uscito da poco e che si chiama "Fare la Lega – Agenda per il rinnovamento" . Quali sono i punti principali?

Io non chiedo un ritorno alle origini, alla questione dell'indipendenza, che oggi sarebbe molto difficile da portare avanti. Ma parlo di una Lega che riprende alcune battaglie storiche, che però sono ancora attuali. Le questioni del fisco e della burocrazia nel corso degli anni si sono aggravate, un po' perché è intervenuta anche l'Unione europea, un po' perché è un vizio italiano complicare le cose anziché semplificarle. Questi sono problemi che riguardano il mondo che noi abbiamo sempre rappresentato. Un mondo che non chiede privilegi ma vuole essere lasciato libero di poter lavorare e di essere competitivo. Allora tocca a noi dare le risposte, attualizzando alcune battaglie storiche, senza ovviamente fare operazioni di nostalgia. L'unica nostalgia che io descrivo nel libro è per uno spirito di comunità che veniva prima delle aspirazioni personali. Negli ultimi tempi ci siamo un po' imborghesiti, c'è stato un po' di scollamento e tante volte i personalismi hanno superato le idee. Ecco, invece bisogna riportare le idee davanti a quelle che sono le questioni personali.

Altre proposte della sua agenda?

Sono ritornato a parlare dell'importanza del federalismo, che può essere la chiave del futuro non solo per l'Italia, ma anche per l'Europa visto il momento di difficoltà che sta vivendo. Ho parlato di stipendi legati al costo della vita e dell'importanza di aumentare il welfare aziendale. Ho fatto proposte sul tema dell'immigrazione, come quella avanzata all'epoca da Maroni del permesso di soggiorno a punti, per premiare chi si integra ed è partecipe della vita della nostra comunità e invece penalizzare chi dimostra di non sopportare i nostri valori. E poi ci sono idee organizzative rivolte all'interno del partito. Quella che ha fatto più scalpore è quella di trasformare la Lega in una Confederazione.

A questo proposito, un'accusa che vi viene mossa da un'ala del partito è quella di voler rompere il progetto di Lega Nazionale, per fare una ridotta del Nord. Non dico tornare ai tempi in cui la Lega se la prendeva con i terroni, ma quasi.

Questa è una critica del tutto strumentale. Io parlo di una Confederazione, con un'unica Lega che però è strutturata al suo interno in tre Macroaree, Lega Nord, Lega Centro e Lega Sud. Noi vogliamo applicare il federalismo allo Stato Italiano, dicendo che non divide ma unisce, valorizzando però le specificità. E allora applichiamolo anche all'interno del nostro movimento, questo è il modo per conciliare la Lega nazionale con la sua vocazione di sindacato del territorio. Io non penso di aver fatto grandi proposte rivoluzionarie, ma dico: facciamo vedere come funziona bene il federalismo nel nostro partito così faremo capire ai nostri elettori quanto può funzionare bene per il Paese. Tutto senza creare contrapposizioni: io da capogruppo in Senato ho dei colleghi sia del Centro che del Sud di cui ho grandissima stima, che hanno costruito sul territorio. Penso ad esempio al Lazio, alla Calabria o alla Sicilia dove ho visto persone che hanno creato una presenza, quindi si possono valorizzare i territori senza fare contrapposizioni. Anzi Bossi diceva sempre che la contrapposizione Nord contro Sud era un artifizio di Roma, un divide et impera per continuare a decidere tutto.

A proposito di citazioni di Bossi, nel libro lei scrive che la Lega deve tornare al Celodurismo, nel senso di essere più intransigente, anche nei confronti degli alleati. Salvini è stato troppo accondiscendente in questi anni verso Meloni?

Non ne faccio tanto una questione personale. Ma ho visto anche ultimamente il segretario dire: "Ma come? Noi da anni stiamo portando avanti la battaglia sul tetto agli stranieri nelle scuole e lo stop al burqa  e poi improvvisamente arriva la Meloni e ce la porta via?". Lo stesso per l'abolizione del bollo auto, che era un'idea di Roberto Maroni. Io capisco che dentro a una coalizione ognuno debba avere le proprie sensibilità però… Dice ancora Salvini che spesso si trovano le risorse per alcune iniziative che vuole Fratelli d'Italia, però quando le chiediamo noi facciamo un po' fatica. Serve una Lega che sia un pochettino più battagliera e nello stesso tempo torni anche a fare paura, a spaventare un po' il sistema in generale. Faccio un altro esempio: c'è l'Autonomia che stiamo portando avanti col grandissimo lavoro che sta facendo Calderoli però poi dall'altra parte si centralizzano i fondi coesione. Vuol dire togliere alla Lombardia la gestione di 7 miliardi in quattro anni e far scegliere tutto a Roma. Su certe cose dobbiamo essere più grintosi, ritrovare quella cattiveria agonistica che serve per cercare di portare a casa determinati risultati, pur rispettando gli alleati e la coalizione. Mi sembra di capire che lo stesso Salvini l'abbia fatto notare proprio dopo il Consiglio Federale di qualche giorno fa.

Le faccio un nome che penso che le provochi un po' di orticaria: la Lega che lei si immagina è pronta a dire mai più con Vannacci?

Cerco di dare un giudizio oggettivo. Sicuramente Vannacci arriva da noi in un momento in cui non stavamo propriamente volando a chissà quale percentuale. All'inizio ci ha portato alcuni voti e sicuramente ci ha aiutato e dopo però ci ha tolto,  volendo a tutti i costi imporre una sua linea interna. Diciamo che è stata un'esperienza come tante che ne abbiamo fatte, di cui terremo conto.

E per il futuro?

Dipendesse da noi indubbiamente dopo quello che ha fatto, andando via sbattendo la porta, sarebbe complicato ritrovare determinate sintonie. Però qui sarà la coalizione che deciderà, quindi è inutile dire adesso cosa succederà.  Io ho imparato a non dire cose che poi mi possono essere rinfacciate tra un anno. In politica sono abituato a pensare: "Mai dire mai". Ricordo Fini che disse "non berrò mai più un caffè con Bossi", poi dopo due anni erano lì al tavolo insieme. Però è chiaro che se dovesse dipendere da noi sarebbe molto molto complicato.

Tornando al Congresso, la visione che lei adesso ci ha spiegato per il futuro della Lega si trasformerà in una mozione congressuale? E si augura che possa essere una mozione unitaria che tenga insieme lei, Fontana, ovviamente, ma anche Luca Zaia, Fedriga, e tutti gli altri che chiedono un cambio di passo nel partito?

Intanto dobbiamo vedere anche quali saranno le regole del Congresso, se si potranno presentare mozioni, documenti, quante firme a supporto bisognerà portare, etc… Però io penso che la questione non sia solo l'unità di quello che viene chiamato il fronte nordista, secondo me anche un po' impropriamente, perché noi stiamo ponendo una questione che riguarda tutta la Lega, non solo il Nord. Quindi cercheremo di portare avanti queste idee sicuramente confrontandoci e cercando di trovare un'unità complessiva, se no, non diremmo che non vogliamo mettere in crisi il progetto nazionale. Quando due anni fa mi sono candidato a segretario della Lega lombarda, io non ho detto: "Dobbiamo parlare solo di Nord". Ho detto: "Se non parliamo più del Nord, lì i voti non li prendiamo più". Sono due cose differenti. Quindi la nostra logica sarà di questo tipo. Poi sulle iniziative da intraprendere, si faranno valutazioni nei prossimi giorni.

Lei giustamente spera che sia un Congresso sulle idee. Ma le idee camminano anche sulle gambe degli uomini. Ci deve essere un candidato alternativo a Salvini come segretario al Congresso? E quel candidato sarà lei?

Io insieme ad Attilio Fontana ho portato avanti questa battaglia, condivisa da tante altre persone, sia dalla base che da persone  con ruoli istituzionali, governatori e non solo. Noi vogliamo che al vertice della Lega ci sia una squadra e secondo me invece la contrapposizione non gioca molto a favore della squadra. Poi è chiaro che essendo un congresso elettivo, c'è sempre la possibilità che qualcuno si possa candidare.

Voi però preferireste semmai un allargamento?

Noi abbiamo proposto questo e rimaniamo su questa proposta, non è che il Congresso cambia qualcosa.  Abbiamo detto che l'unico modo che abbiamo in questo momento per affrontare la situazione è una Lega più collegiale, che fa squadra, dove le responsabilità e anche la capacità di iniziativa siano distribuite a figure che sicuramente hanno anche un grande appeal nei confronti dei nostri elettori, perché risultano tra i più stimati d'Italia nelle classifiche dei governatori o dei sindaci.

Traduco, Zaia e/o Fontana vicesegretari?

Ma non è una questione di posizioni o di poltrone, è una questione complessiva. Tutti insieme per rilanciare il movimento e per fare in modo di dare una percezione anche all'esterno che la Lega sta mettendo in campo una grande squadra.

Presidente, nel libro lei insiste molto sul concetto di libertà e scrive che negli ultimi tempi invece nel partito chi ha fatto notare gli sbagli è stato spesso visto come nemico. Teme che la battaglia che sta conducendo a viso aperto le possa costare il posto di capogruppo in Senato? E che qualcuno magari possa avere la tentazione anche di spingerla fuori dal partito?

Io mi auguro di no, ma non perché sia importante la mia posizione di capogruppo o di segretario regionale in Lombardia, quello che conta è rilanciare la Lega. A me però spiace che, siccome abbiamo fatto delle proposte, facendo delle assemblee e parlando coi militanti, siamo stati subito bollati come dei ribelli. Ho sentito anche questa accusa: dite delle cose fuori posto. Come se chiunque sostiene qualcosa al di fuori dalla posizione ufficiale del movimento debba essere considerato un nemico, perché si dice che si favorisce la sinistra. Ecco, io invece penso che quando si parla di libertà in un movimento, si presentano delle idee, senza attaccare o offendere nessuno, con metodi assolutamente democratici, questo debba essere visto come un'opportunità, una ricchezza interna per il partito. Non siamo né nemici, né ribelli, né frondisti, né quant'altro. Siamo semplicemente un gruppo di persone che con l'esperienza maturata, ha proposto delle soluzioni per uscire fuori da un momento di difficoltà.

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