Via al congresso Lega, Romeo: “Non ci votano più”. Crippa attacca: “Criticate Salvini per un posto in lista”
Al via il congresso straordinario della Lega a Milano. Il segretario Matteo Salvini e lo sfidante Massimo Garavaglia si sono salutati sorridenti, stringendosi la mano. Sin dai primi interventi però, gli animi si sono scaldati. Il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, frontman dell'ala nordista, ha infiammato il congresso portando sul tavolo l'evidente tracollo nei sondaggi.
"Il problema non è dentro la Lega ma è la gente fuori che non ci vota più", ha detto il segretario regionale della Lombardia respingendo le accuse di aver alimentato le divisioni dentro il partito. "Nessuno ha mai messo in discussione la riconoscenza e il valore del segretario Salvini, mai nessuno di noi ha chiesto un congresso, io non ho mai sfidato nessuno, non ho mai chiesto a Salvini di fare un passo indietro. Ho chiesto un confronto politico in un momento di difficoltà. Non ‘inutili' polemiche, ma sappiamo tutti che siamo in difficoltà", ha dichiarato.
"È vero che non siamo il Pd, ma evitiamo di fare come il partito di Renzi che dal 40% è arrivato al 2%", ha avvertito Romeo. "Qualcuno ha pensato che fosse una questione personale, no signori: questa è una questione politica e come tale abbiamo cercato di dare una mano alla Lega e allo stesso Salvini. Allora accanto al segretario perché non può esserci un gruppo di governatori che hanno un appeal particolare essendo primi nelle graduatorie? Cosa c'è di così rivoluzionario nel chiedere una guida più collegiale e allargare a una squadra?", ha domandato.
Tra gli interventi più accessi, quello di Andrea Crippa, commissario della Lega in Toscana, che ha attaccato frontalmente i critici della linea salviniana. "Le divisioni fanno male al movimento. Possono esistere sfumature diverse, conta quello che si dice ma conta anche il come lo si dice. Un conto è parlare in Consiglio federale, negli organi preposti. Un conto è andare sui giornali a mettere in discussione la leadership del nostro movimento, attaccando la leadership di Salvini. E tutto questo nel nome non dell'autonomia federalista, ma nel nome del posto in lista alle prossime elezioni", ha dichiarato.
Poi è arrivato il turno dei governatori. Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, tra i principali volti del fronte nordista, ha criticato il progressivo spostamento verso l'ultradestra del partito. Un certo malessere "lo percepivo e l'hanno percepito anche i sondaggi. Ci stiamo muovendo in un modo un pochettino differente rispetto al non essere né di destra né di sinistra, vedo che siamo un attimino inclinati verso una destra estrema. Non fa parte del mio Dna e di quello di molti elettori e militanti", ha detto ricordando uno degli storici slogan del partito "né neri, né rossi, ma liberi con Bossi".
A margine parlando con i giornalisti, Romeo ha replicato all'accusa di Crippa: "Io sono quello che rischia più di tutti: sono capogruppo, sono segretario della Lega Lombarda, per me sarebbe stato molto più semplice essere rimanere allineato e magari, come dire, guadagnarmi un'altra legislatura, invece io penso che per il bene della Lega occorresse mettere a rischio anche la propria posizione".
Sulla necessità di tornare a una dimensione liberale e di federare il partito ha insistito anche l'ex governatore del Veneto, Luca Zaia. "Ci sono dei valori su cui noi non possiamo negoziare. Bossi ci ha sempre detto che non siamo né di destra né di sinistra. Spero di uscire da qui con un programma più definito. Il sovranismo è essere padroni a casa nostra, difendere i propri confini e la propria identità. Che sia l'identità del Nord, del Centro e del Sud. Il sovranismo però, non deve essere liberticida perché noi siamo una forza liberale. Il liberalismo è una delle nostre forze", ha dichiarato.