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La Russa elogia Almirante: “Un fascista ma poi aiutò la democrazia”. Pd e Avs: “Era razzista e antisemita”

Polemica per le parole del presidente del Senato. La Russa celebra il ricordo di Giorgio Almirante, funzionario del regime fascista nella Repubblica di Salò e leader dell’MSI: “Era fascista ma poi aiutò la democrazia”. Le opposizioni: “Inaccettabile, fu un teorico dell’antisemitismo di Stato”.
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A 38 anni dalla sua morte, il presidente del Senato Ignazio La Russa celebra il ricordo di Giorgio Almirante, funzionario del regime fascista nella Repubblica di Salò e tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano (MSI), d'ispirazione neofascista. La seconda carica dello Stato non nasconde la sua ammirazione per il politico, tra i teorici della propaganda antisemita del regime, e lo difende dalle accuse – a suo dire infondate – della sinistra.

"Ricordo Almirante ogni anno. Di solito vado anche alla messa. Lo ammiravo politicamente e l'ho conosciuto apprezzandone anche l'ironia", afferma in un'intervista al Corriere della Sera. Il fatto che Almirante fu capo di gabinetto del Minculpop fascista nella Repubblica di Salò passa in secondo piano per il presidente del Senato. "Sì, ma dopo aiutò il percorso verso la democrazia", replica.

Venerdì scorso, in occasione dell'anniversario della sua morte, anche Meloni aveva voluto dedicare un pensiero al leader missino. Un tentativo secondo alcuni di ricordare le vere radici di FdI davanti all'avanzata di partiti dell'ultradestra come Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Ma La Russa nega: "Vannacci non lo conosco personalmente e non l'ho mai visto negli anni in cui la militanza a destra era difficile. Forse perché era militare, ma comunque non c'era. Quindi mi sembra un'accusa meschina".

A chi gli fa notare che Almirante scriveva sulla rivista "La difesa della razza", principale manifesto ideologico del razzismo e dell'antisemitismo di Stato durante il fascismo, ammette: "È l'unica accusa vera: l'essersi mostrato non contrario all'antisemitismo. Cosa di cui, però, si è sempre detto pentito. Ci ha scritto un libro".

Le opposizioni attaccano: "La Russa riscrive la storia, Almirante fu un teorico dell'antisemitismo"

La rilettura di La Russa è "inaccettabile e distorcente", attacca il deputato Pd Federico Fornaro. "Almirante, infatti, non si limitò a mostrarsi ‘non contrario all'antisemitismo', ma fu, invece, uno dei fomentatori dell'odio nei confronti degli ebrei e sostenitore della primazia della razza italica. Suggerisco al Presidente del Senato di andarsi a rileggere gli articoli che Almirante scrisse sulla rivista "La difesa della razza" tra il 1938 e il 1942″. "Scoprirebbe, ad esempio, – prosegue – un mirabile commento scritto nell'ottobre 1938 dal futuro leader del Msi all'indomani della espulsione dei professori e degli studenti ebrei dalle scuole e dalle università italiane, decisa dal regime fascista con un regio decreto legge del 5 settembre 1938: Avrà perduto qualcosa per questo LA nostra cultura?- scriveva Almirante – No; perché quei 98 professori [universitari] erano ebrei, quindi non erano italiani, quindi non appartenevano che in apparenza, ai puri e semplici effetti amministrativi, alla scuola italiana. Erano già un corpo già avulso da quello della nostra vita culturale; adesso tale separazione è stata sanzionata dalla legge".  "Per fortuna i documenti sono lì a testimoniare che Almirante non si limitò a svolgere compiti amministrativi nell'apparato burocratico della Rsi, ma si distinse in quella fase della storia italiana per essere un dichiarato antisemita, un fatto che non può e non deve essere ignorato", conclude.

Per Angelo Bonelli, leader di Avs, le dichiarazioni di La Russa sono "l'ennesima operazione di revisionismo storico inaccettabile da parte della seconda carica dello Stato. Almirante fu capo di gabinetto del Minculpop nella Repubblica di Salò, collaboratore della rivista ‘La Difesa della Razza’, sostenitore delle leggi razziali e teorico di un antisemitismo feroce e consapevole. Presentarlo come protagonista del percorso democratico italiano significa insultare la verità storica e la memoria degli ebrei italiani perseguitati, deportati e uccisi", osserva. "La politica del dialogo e la storia dei crimini sono piani distinti, e La Russa li mescola deliberatamente per riscrivere il passato e non è la prima volta. Come quando disse che nella Costituzione non c'è riferimento antifascista, quando reinterpretò i fatti via Rasella definendo ‘semi-pensionati’ i soldati nazisti. Oggi fa di un protagonista della propaganda razzista fascista un padre nobile della democrazia repubblicana. È inaccettabile. Da chi rappresenta le istituzioni ci si attende rispetto rigoroso della verità storica e dei valori antifascisti su cui si fonda. La nostra Costituzione. La Russa non li rispetta. Non li ha mai rispettati", conclude.

Fonti Senato: "Chi insulta La Russa offende parole di Mattarella e Napolitano"

Dopo le polemiche scatenate dalle parole di La Russa, fonti a lui vicine accusano "quegli esponenti della sinistra che negano sistematicamente la verità" di "offendere le parole dei Presidenti Mattarella e Napolitano che, in messaggi ufficiali, diedero ampio riconoscimento al ruolo e all'opera di Giorgio Almirante nell'Italia repubblicana, così come il presidente del Senato si è limitato a ricordare nell'intervista. E gli stessi – aggiungono – fanno altresì finta di non sapere che al funerale del capo del Msi, resero omaggio, in diretta Rai, Nilde Iotti e Giancarlo Pajetta. Che tristezza rilevare come la becera polemica partitica possa cancellare quel dovuto rispetto per gli avversari che era presente almeno in Parlamento nei comunisti. Quelli veri che avevano combattuto per le loro idee così come Almirante per le sue", concludono.

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