Il primo allenatore di Haaland: “Da bambino era molto magro. Parlava già di alimentazione e sonno”

Prima di diventare il centravanti che domina la Premier League e uno dei giocatori più forti al mondo, Erling Haaland era un bambino di Bryne con un pallone tra i piedi e tanta voglia di migliorare. A seguirne i primi passi è stato Alf Ingve Berntsen, il suo primo allenatore, che lo ha accompagnato negli anni della formazione al Bryne FK e ha visto nascere quelle caratteristiche che oggi lo rendono un attaccante unico.
Alla vigilia del quarto di finale contro l'Inghilterra, la partita più importante nella storia della Norvegia ai Mondiali, Berntsen ha raccontato a Fanpage.it com'era Haaland prima dei record e delle vittorie, i dettagli che già lo rendevano diverso dagli altri ragazzi e il percorso di una nazionale che, grazie a una generazione d'oro guidata proprio da Erling e Martin Odegaard, è arrivata dove nessuna squadra norvegese era mai arrivata prima.

Erling aveva 6 anni quando ha iniziato ad allenarlo. Qual è il primo ricordo che le viene in mente quando pensa a lui da bambino?
"Ho sempre pensato che fosse un giocatore molto forte, fin dal primo giorno"
C'è un episodio o un aneddoto di quegli anni che racconta meglio chi fosse davvero Erling da piccolo?
"Non c'è un episodio in particolare. Era semplicemente uno dei 40 ragazzi che si allenavano insieme. Erling si allenava tantissimo, sorrideva tantissimo e segnava tantissimo. Era molto benvoluto dal gruppo e non ha mai ricevuto un trattamento speciale"

Dal punto di vista calcistico, com'era da giovane? Aveva già qualità eccezionali e c'erano aspetti del suo gioco su cui doveva ancora lavorare?
"Dal punto di vista fisico gli mancava ancora qualcosa. Non era basso, ma era molto magro. Per questo doveva compensare con l'intelligenza e la tecnica".

C'era qualcosa che Erling faceva in allenamento o fuori dal campo che gli altri bambini della sua età non facevano? E quando avete capito che aveva tutto questo potenziale?
"Non aveva mai paura di provare. Fin da piccolo era interessato all'alimentazione e alle corrette abitudini del sonno. Quando aveva circa 12 anni abbiamo iniziato a capire che avrebbe potuto davvero esplodere".
Suo padre Alf-Inge è un ex giocatore. Si confrontava con lei per la crescita calcistica del figlio? Che rapporto aveva Erling con gli altri compagni di squadra?
"Suo padre è stato un modello perfetto. Non interferiva mai e lasciava che Erling crescesse e si sviluppasse da solo. Erling era molto benvoluto dal gruppo e ancora oggi ha amici molto stretti di quella squadra. Alcuni di loro sono con lui negli Stati Uniti in questi giorni".
La Norvegia è stata una delle grandi sorprese di questo Mondiale. Secondo lei qual è il segreto di questa generazione?
"Martin Odegaard ha dimostrato a tutti i giovani che si può diventare un grande calciatore anche se si viene dalla Norvegia. Questo ha dato fiducia a Erling e a tutta la sua generazione di calciatori".
Nel corso della sua carriera ha contribuito alla crescita di tanti giovani calciatori. Che cosa è cambiato nel calcio norvegese negli ultimi anni? Perché oggi la Norvegia riesce a produrre così tanti talenti?
"Gli allenamenti di squadra sono di alta qualità e riproducono il più possibile le situazioni che potrebbero accadere nel corso della gara. Inoltre non sovraccarichiamo mai i ragazzi: cerchiamo il giusto equilibrio tra il lavoro con la squadra e quello individuale. Lasciamo che i bambini siano bambini e non li alleniamo come se fossero già degli adulti".
La Norvegia riuscirà ad arrivare in semifinale ai Mondiali?
"Penso che l'Inghilterra vincerà 2-1 contro la Norvegia. Spero ovviamente che accada il contrario. Fortunatamente mi capita spesso di sbagliare i pronostici".
Che effetto le fa, a livello personale, vedere quel bambino che allenava a Bryne giocare oggi il suo primo Mondiale con la maglia della Norvegia?
"Sono orgoglioso di lui. Ovviamente per quello che fa in campo, ma ancora di più per il suo comportamento. È un ragazzo gentile e disponibile e rappresenta la nostra regione nel modo migliore. In tutti gli anni in cui si è allenato con noi avevamo tre regole: essere puntuali, dare sempre il massimo e comportarsi bene. Credo che Erling segua ancora oggi questi principi che ha imparato da bambino e, per me, questo vale più di qualsiasi risultato".