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Al campo largo non basterà una foto tutti insieme per vincere le prossime elezioni

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Telefoni posati sopra la tovaglia bianca, una parete di mattoni e tutti quanti in camicia: sono quattro leader del centrosinistra a tavola in un ristorante di Roma. Da un lato Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni, dall’altro Elly Schlein e Angelo Bonelli. Quindi i leader di Movimento Cinque Stelle, Partito democratico e Alleanza Verdi e Sinistra. Quel centrosinistra senza il centro insomma, e infatti l’assenza di Matteo Renzi si è fatta notare. O meglio, l’ha notata Carlo Calenda, che ha chiesto se l’avessero nascosto sotto al tavolo.

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Ma, al di là delle polemiche, le alleanze devono pur partire da qualche punto fermo e di solito è più semplice trovarli con chi ci sta più vicino. Quindi per ora Conte, Schlein, Fratoianni e Bonelli si sono messi a lavorare tra loro. E oltre alle loro facce sorridenti hanno condiviso anche un appuntamento. Due date, l’8 e il 15 luglio. Scrivono di essere al lavoro per cambiare l’Italia e, ai giornalisti che poi nel pomeriggio li intercettano tra i palazzi, spiegano che stanno organizzando due piazze – una al Nord e una al Sud – per presentare un programma di proposte con cui presentarsi alle prossime elezioni.

L'assenza di Renzi

Le domande dei cronisti però, più che cercare anticipazioni su questo manifesto unitario, si concentrano sulle sedie vuote a quel tavolo. Conte ne parla apertamente in un’intervista, dice che non è scontato che la coalizione comprenda anche Italia Viva. Perché c’è un “problema di affidabilità”, di tradimenti passati (e il riferimento è chiaramente al suo secondo governo). E poi, aggiunge Conte, non bisogna creare “un’accozzaglia, un caravanserraglio”. Sicuramente, però, per vincere le elezioni servono i numeri. E lo ha ricordato lo stesso Renzi in un post sui social. Che comincia dicendo che per tutto il pomeriggio i giornalisti lo avrebbero chiamato chiedendogli se fosse arrabbiato per l’esclusione dalla fotografia.

Perché dovremmo essere arrabbiati? Non siamo in quella foto perché non facciamo parte di questo gruppo di sinistra-sinistra che ha un consenso importante nel Paese, ma insufficiente a vincere e insufficiente a governare.

Poi Renzi sottolinea di non aver le stesse idee dei protagonisti della foto su molti temi, dal garantismo alla crescita economica, dall’energia all’Europa. Dice che se loro vogliono costruire una coalizione di sinistra-sinistra, hanno tutto il diritto di farlo, che Italia Viva è un’altra cosa. Ma poi aggiunge che, secondo lui, “senza una componente riformista la sinistra non vincerà mai” e che davanti all’ipotesi di un governo Meloni-Salvini-Vannacci pensa “che sia giusto costruire un’alleanza programmatica”. E ancora:

Ci proveremo, fino alla fine. Non saremo mai come i protagonisti di questa foto ma possiamo fare un accordo sui contenuti per evitare che rivinca la peggiore destra che l’Italia abbia mai avuto. A noi non preoccupa questa foto: preoccupa la foto di un sovranista al Quirinale. Perché noi siamo quelli che hanno eletto Sergio Mattarella, non un sovranista: noi abbiamo combattuto la destra populista, non ci abbiamo fatto un governo insieme. Il centrosinistra ha perso nel 2022 perché si è diviso. Se nel 2027 sarà unito, vinceremo; altrimenti tornerà al potere la destra. C’è una richiesta di unità del popolo del centrosinistra che noi non lasceremo cadere nel vuoto. Se qualcuno vorrà rompere, si assumerà la responsabilità di spiegarlo agli elettori: nel frattempo ci troverete in campagna elettorale a spiegare perché un’alternativa a Meloni-Salvini-Vannacci è possibile. E anche necessaria.

Il programma del centrosinistra

Tutto, comunque, sembra ancora in via di costruzione, anche se i leader del centrosinistra hanno specificato che il processo di costruzione dell’alternativa alla destra non inizia con questo programma, ma va ormai da molto tempo. In effetti è da quando Giorgia Meloni è andata a Palazzo Chigi che l’opposizione (o gran parte di questa) tenta di unirsi. Ma proposte concrete – al di là dei tentativi fatti su salario minimo e liste d’attesa – non si sono viste. Nemmeno l’esperienza del referendum può essere presa come esempio, anche se chiaramente Conte, Schlein e gli altri vorrebbero replicare quel risultato, in termini di clima politico che si è respirato quei giorni. Però in quel caso bisogna considerare due fattori: il primo è che in realtà molto è stato fatto a livello di società civile, prima ancora che di partito; e il secondo è che comunque ci si stava semplicemente unendo nel rifiuto di una proposta della destra. Non in una proposta propria, condivisa e convincente.

Il problema della destra: Vannacci

Per quello ci vuole un altro paio di maniche. E il tempo stringe, ormai sempre più addetti ai lavori sono convinti che non si arriverà alla fine naturale della legislatura, sebbene quello rimanga il grande obiettivo di Giorgia Meloni. C’è molto lavoro da fare a sinistra, ma questa volta anche a destra: è indubbio che nel centrodestra siano molto più bravi nel rimanere uniti e nel presentare un programma e delle proposte davvero condivise e che possano arrivare alle persone. Ma adesso c’è la variabile Vannacci di cui tenere conto. Forza Italia ha già messo in chiaro di non voler fare un’alleanza con il generale, nemmeno la Lega probabilmente ne ha troppa voglia dopo il clamoroso voltafaccia, e Giorgia Meloni in persona ha detto pubblicamente in parlamento di non voler prendere lezioni su cosa sia la destra dai deputati vannacciani, che mettono costantemente i bastoni tra le ruote del governo facendo il gioco della sinistra.

Anche per la destra, però, valgono le stesse regole. Cioè quelle dei numeri, senza i quali le elezioni non si vincono. E, a proposito di numeri, nei sondaggi stanno accadendo cose piuttosto interessanti. Nell’ultima indagine di Swg, per il telegiornale di La7, si vede come ormai Futuro Nazionale abbia superato la Lega, che tra l’altro è finita non solo dietro Forza Italia, ma anche dietro l’Alleanza Verdi e Sinistra. E a complicare tutto quanto ulteriormente, c’è anche una nuova legge elettorale in cantiere che potrebbe ridefinire molto l’aspetto del prossimo parlamento.

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