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Isolare la Spagna dopo la crisi dei migranti di Ceuta non è una strategia intelligente per l’Europa

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Quanto accaduto a Ceuta sta diventando il volano perfetto della solita propaganda della destra sovranista, quella che parla di invasione e che dipinge i migranti come la causa di tutti i mali dell’Occidente. Il governo italiano, dopo aver annunciato di voler sospendere l’accordo di Schengen con la Spagna – misura che da un punto di vista pratico non ha alcun senso, dal momento che l’exclave spagnola già segue regole speciali e non è compresa nello spazio di libera circolazione di persone e merci, senza contare che le persone arrivate lì non viaggerebbero comunque verso l’Italia con un aereo o un traghetto e passaporto alla mano – ora si fa promotore di una nuova gestione delle rotte migratorie. Quella che prevede gli hub in Paesi terzi, sul modello Albania.

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La lettera dell’Italia a Bruxelles

Il piano di Giorgia Meloni e i suoi alleati in Europa – in primis la Danimarca – è quello di stringere accordi con i Paesi terzi entro il 2026 per poi fare entrare in vigore le nuove regole nel 2027. Che, se non accade nulla prima, sarà l’anno delle prossime elezioni politiche. L’Italia, insieme a un’altra ventina di leader, ha inviato una lettera a Bruxelles chiedendo un incontro – che si terrà domani tra tutti i ministri dell’Interno Ue – per gestire la situazione. Una lettera in cui, nemmeno troppo velatamente, si punta il dito contro il governo spagnolo guidato da Pedro Sanchez.

“Siamo determinati a impedire ai trafficanti di esseri umani di mettere in discussione l'integrità delle frontiere esterne dell'Unione. La recente sentenza della Corte Suprema spagnola è stata sfruttata per innescare questo attacco e abusare del nostro sistema di migrazione e asilo, questo lo riconosciamo. Al tempo stesso, abbiamo il dovere di scoraggiare in modo efficace e contrastare senza tregua la migrazione irregolare, coordinando le nostre azioni, rafforzando le frontiere esterne e gestendo tutte quelle politiche che potrebbero costituire un fattore di attrazione, un pull factor, come la regolarizzazione di un numero molto elevato di migranti irregolari”.

Cosa è successo a Ceuta

Qui il riferimento è appunto a una sentenza della Corte suprema spagnola, emessa a inizio luglio, che stabiliva come le persone intercettate mentre provavano a raggiungere via mare Ceuta o Melilla, l’altra exclave spagnola in Marocco, non potessero essere immediatamente e automaticamente rimpatriate. La sentenza metteva quindi un freno alle cosiddette “devoluciones en caliente”, quelle che respingevano subito le persone senza permettere loro di presentare una richiesta di asilo. Chiaramente questa sentenza non diceva che chiunque arrivasse a Ceuta e Melilla sarebbe stato fatto entrare in Spagna, permesso di soggiorno alla mano. Ma secondo alcune ricostruzioni, tanto sarebbe bastato a provocare l’esodo di massa dal Marocco, verso la cittadina spagnola.

La lettera poi prosegue:

“Non possiamo permettere che gli arrivi di massa incontrollati, la strumentalizzazione delle migrazioni o altre minacce ibride alimentino la percezione che sia possibile entrare illegalmente nell'Unione europea. O che un ingresso illegale possa trasformarsi in un soggiorno legale. Una simile percezione incoraggerebbe ulteriori tentativi, minerebbe la fiducia nella nostra politica migratoria comune e avrebbe ripercussioni su tutti gli Stati membri. (…) Gli eventi degli ultimi giorni richiedono una risposta europea immediata e coordinata. Accogliamo con favore il fatto che Spagna e Marocco stiano collaborando strettamente per garantire il rapido rimpatrio dei migranti entrati illegalmente e che un gran numero di essi sia già stato rimpatriato. Ci aspettiamo che, con il sostegno dell'Unione europea, la situazione torni rapidamente sotto pieno controllo”.

Gestire le migrazioni

La lettera poi prosegue chiedendo appunto una riunione urgente e ribadendo che la gestione di questi temi – che si parli di “protezione delle frontiere” o di “prevenzione della migrazione irregolare” – sia una responsabilità condivisa a livello europeo. Affermazione un po’ in controtendenza con la cronaca delle ultime ore, che appunto ha visto l’Italia sospendere Schengen con la Spagna. Il punto è che quella è stata una misura di propaganda politica, non un provvedimento pragmatico e utile alla gestione della crisi. Una misura di propaganda politica con l’obiettivo di isolare ulteriormente Sanchez, ormai rimasto il solo leader progressista tra i principali governo dell’Unione europea.

Pedro Sanchez e l’Europa

Lui stesso, a sua volta, ha mandato una lettera a Bruxelles, dai toni molto diversi. Sanchez si è detto molto preoccupato delle reazioni di alcuni governi (non ha mai nominato l’Italia espressamente, ma il riferimento è chiaro) e ha sottolineato come la crisi sia rientrata in pochissimo tempo grazie all’intervento del suo governo che ha potuto contare solo sul supporto del Marocco, non certo degli altri Paesi europei. Anzi, molti di questi – ha scritto il primo ministro spagnolo – hanno deciso di attaccare Madrid, escludendola dall’area Schengen.

“Questo approccio – guidato dal pregiudizio, dalle fake news, dall’ignoranza o dagli interessi politici – non è solo contrario al diritto comunitario, alla legge umanitaria e ai principi di solidarietà che dovrebbero tenerci uniti. È anche contrario agli interessi europei di lungo periodo e al più basilare buon senso. Perché Ceuta già non faceva parte dello spazio Schengen, perché tutti i migranti sono già stati quasi totalmente rimpatriati, e perché la Spagna – e lo dice anche Frontex – è uno dei più impermeabili confini europei, con entrate irregolari che sono la metà di quelle, per esempio, registrate in Italia negli ultimi anni. Nel contesto internazionale attuale l’Unione europea non si può permettere reazioni di questo tipo, egoiste, polarizzanti e illegali”.

Quello che ha sottolineato Sanchez è un aspetto cruciale. Non è un caso che Donald Trump e diversi esponenti del movimento Maga abbiano subito colto il pretesto per attaccare Sanchez, per cercare di renderlo ancora più solo e irrilevante in Europa. In modo da avere un continente allineato, sottomesso, più facile da gestire quando si vuole piegare il diritto internazionale a proprio piacimento.

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