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El Niño è un fenomeno che si ripete ogni tre/sette anni, un’oscillazione naturale delle temperatura superficiale del mare e dei venti che soffiano nell’Oceano Pacifico tropicale. Di per sé, non è una sorpresa che si verifichi. Il punto è che quello in arrivo è stato definito un Super El Niño, un fenomeno di intensità eccezionale. Ne ha parlato la rivista scientifica Nature, sottolineando come gli ultimi rilevamenti facciano pensare a un’intensificazione di questo evento, destinato a essere il più potente degli ultimi 150 anni. Se le previsioni degli scienziati si riveleranno esatte, l’ondata di calore innescata da El Niño “combinata con il riscaldamento globale causato dai cambiamenti climatici di origine antropica, renderà probabilmente il prossimo anno il più caldo mai registrato, innescando eventi meteorologici estremi in molte parti del mondo”.
Di norma questo fenomeno si manifesta nel periodo natalizio. I venti che soffiano lungo l’Equatore, spingono le acque superficiali, più calde, verso l’Asia e l’Australia, mentre lungo le coste sudamericane risalgono acque più fredde dalle profondità dell’oceano. Quando i venti perdono di intensità le acque calde “ristagnano” nel Pacifico orientale e la risalita di correnti fredde si interrompe. La temperatura dell’oceano allora sale, anche di alcuni gradi. E questo innesca, a catena, una serie di effetti.
Cos'è Super El Niño
Secondo Nature le temperature si alzeranno fino a 1,7 gradi sopra la media preindustriale. Per questo il fenomeno, questa volta, viene definito dai media Super. Il rischio chiaramente è quello di accentuare di molto gli effetti del cambiamento climatico e vederli raggiungere un’intensità eccezionale, che si parli di ondate di calore, di siccità, di piogge torrenziali. In generale si avvicina una stagione molto più instabile, in cui sarà molto più difficile prevedere gli eventi meteorologici. Tutto questo, però, non impatta solo le previsioni del tempo. Uno dei settori più vulnerabili diventa quello dell’agricoltura: Super El Niño potrebbe cambiare anche di molto la piovosità, andando quindi a incidere sui raccolti e, di conseguenza, sui cibi che troveremo sugli scaffali del supermercato. Così come sui loro prezzi.
Un'altra ondata di calore
Secondo alcuni ricercatori citati sempre dalla rivista Nature, Super El Niño potrebbe causare perdite economiche per circa 10 mila miliardi di dollari entro il 2032. E questo, semmai ce ne fosse ancora bisogno, dovrebbe ricordarci che non ha senso separare la questione ambientale da quella economica. Chiedere di invertire la rotta e di contrastare in modo più radicale ed efficace i cambiamenti climatici non significa mettere in secondo piano la sicurezza economica, il contrario. Gli effetti devastanti degli eventi climatici estremi costano caro, che si parli dei danni causati dalle grandinate sempre più violente e frequenti in estate, di quelli dovuti alla siccità e ai raccolti dimezzati, oppure di quelli causati dai blackout elettrici per le temperature troppo elevate.
Gli eccessi di mortalità
Lavorare per un futuro diverso, in cui gli effetti del climate change non siano solo mitigati, ma anche contrastati, non significa mettere in secondo piano la crescita, ma costruire una realtà più sicura sotto tutti i punti di vista. Al momento, però, i governi non sembrano voler andare in questa direzione. E continuiamo a normalizzare e ad abituarci a un clima che anche in Italia si sta tropicalizzando, con conseguenze pesanti. Basti pensare a un dato dell’EuroMOMO, un progetto europeo di monitoraggio sulla mortalità: ci dice che alla fine di giugno 2026 i Paesi europei hanno registrato oltre 10mila decessi in eccesso durante l’ondata di caldo record che ha investito il Vecchio Continente all’inizio dell’estate.
Insomma, Super El Niño potrebbe portare le temperature medie globali a livelli record nel 2027, ma già nel 2026 stiamo registrando picchi tali nelle ondate di calore, che l’anno in corso potrebbe facilmente essere registrato come quello più caldo finora.
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