La Russa e la battuta allusiva su Ranucci: “Attenti alle bombe degli amici”

Una provocazione o forse semplicemente una frase fuori posto quella pronunciata dal presidente del Senato Ignazio La Russa, che per il suo ruolo istituzionale – seconda carica dello Stato dopo il Presidente della Repubblica – dovrebbe sempre mantenersi super partes, pur appartenendo al primo partito politico italiano.
Il presidente del Senato non perde occasione e lancia una battuta allusiva su un caso di cronaca molto delicato, quello dell'attentato dinamitardo subito dal giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore di Report. "La mia solidarietà ai giornalisti non solo di guerra che perdono la vita nel mondo, anche perché il primo giornalista italiano che ha perso La vita durante una guerra era un mio carissimo amico, si chiamava Almerigo Grilz, ed è riconosciuto dai giornalisti di destra e di sinistra ogni anno con un premio ma perché lo merita. I giornalisti italiani – aggiunge – spesso senza il clamore, senza i riflettori che avete voi che siete più importanti, subiscono, soprattutto da parte della malavita, pressioni, attentati, aggressioni e quant'altro. Poi c'è anche chi dice dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Dio, ‘attenti alle bombe degli amici'. Una battuta ogni tanto me la consentite, quella è comunque una storia tutta da capire". dice La Russa alla cerimonia del Ventaglio, parlando dei giornalisti italiani, con un riferimento esplicito alla bomba esplosa il 16 ottobre del 2025 davanti casa di Sigfrido Ranucci, a Pomezia.
Per la vicenda da inizio luglio risulta indagato come mandante dell'attentato l'imprenditore Valter Lavitola, che si considera un amico fraterno di Ranucci. E lo stretto rapporto di amicizia tra i due è stato confermato anche dallo stesso giornalista: "Sono certo che, se dovessero emergere delle sue responsabilità, quell'attentato non era finalizzato a fare del male a me e alla mia famiglia. Di questo sono assolutamente certo". La Russa quindi ha parafrasato il noto proverbio – ‘Dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io' – non senza una dose di cattivo gusto: il senso naturalmente è che è più facile difendersi da chi si sa essere nemico, mentre si è vulnerabili e impreparati di fronte al tradimento di un amico. E qui chiaramente il riferimento indiretto è al rapporto tra Ranucci e Lavitola, anche se il caso è ancora aperto.
Per il momento sappiamo che l'attentato nei confronti di Sigfrido Ranucci è stato condotto con metodi mafiosi, secondo le ricostruzioni della Procura, avvalorate dal Tribunale del Riesame, che una settimana fa ha deciso di rigettare l’istanza avanzata dai difensori dei quattro indagati, accusati di aver fatto esplodere materialmente l'ordigno, di annullare l’ordinanza di misura cautelare. Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone, si trovano in carcere, mentre resta ai domiciliari Marica De Filippi. Le ipotesi d’accusa contestate sono detenzione e porto di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento. A ognuno di loro poi viene contestata l'aggravante del metodo mafioso. Anche se Lavitola è considerato il mandante, non ci sono elementi in questo momento per collegare i quattro all'imprenditore
Ora, il caso Ranucci è rientrato nel contraddittorio tra maggioranza e opposizione, dopo che il centrodestra e la stessa premier Meloni, per rispondere agli attacchi di "strumentalizzazione" da parte della sinistra che hanno seguito le tensioni in Val di Susa, è passata al contrattacco riprendendo le parole di Schlein su Ranucci. La presidente del Consiglio, manipolando consapevolmente il messaggio di Schlein, ha accusato la leader dem di aver cercato di gettare "ombre sul governo", e ora pretende le scuse.
Intanto in Rai si attende il Consiglio di giovedì 30 luglio, l'ultimo prima della pausa estiva: si affronterà anche il caso Ranucci, su cui sono in corso le verifiche del Comitato Etico dopo la sospensione del programma, in attesa di notizie più chiare sull'inchiesta. Ma non è detto che l'Ad Giampaolo Rossi sciolga la riserva nelle prossime ore. Da questo procedimento però dipende la permanenza di Ranucci alla guida di Report a novembre, per cui una decisione dovrebbe arrivare prima dell'autunno. Non è escluso che l'azienda decida di sostituire il conduttore di Report, anche se per il momento il giornalista smentisce quest'ipotesi: "Che io sia fuori da Report è falso. Lo hanno già smentito Corsini (direttore dell'Approfondimento Rai, ndr) e Spadafora (direttore degli Affari legali Rai, ndr). A breve arriverà una smentita del Cdr anche a nome del direttore", ha dichiarato Ranucci a Fanpage.it.