Durata del processo penale, riforma del Csm e magistrati in politica: ecco alcuni temi su cui si concentra la riforma della giustizia, firmata dal ministro pentastellato Alfonso Bonafede, oggi sul tavolo di discussione del Consiglio dei ministri. "Ddl recante deleghe al Governo per l’efficienza del processo civile e del processo penale, per la riforma complessiva dell’ordinamento giudiziario e della disciplina su eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati nonché disposizioni sulla costituzione e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura e sulla flessibilità dell’organico di magistratura": questo il titolo del disegno di legge, che è già diventato materia di scontro fra le due forze di governo, Movimento Cinque Stelle e Lega. Ma vediamo cosa prevede la bozza della riforma oggi esaminata dai ministri.

Cosa prevede la riforma sulla giustizia

La durata massima dei processi è stata ridotta da nove a sei anni. "Sui tempi abbiamo introdotto termini perentori entro i quali, se un procedimento non è concluso, i magistrati saranno chiamati a rendere conto del loro operato", aveva commentato Bonafede al Corriere della Sera, replicando alla Lega che chiedeva tempi sempre più rapidi. Poi aveva sottolineato: "E comunque inserire in questa proposta che tocca tantissimi aspetti, dal processo civile a quello penale alla riforma del Consiglio superiore della magistratura, il tema delle intercettazioni che non incidono sui tempi della giustizia, o la separazione delle carriere che prevede modifiche costituzionali, significa affrontare altri tipi di questioni e quindi procrastinare i tempi di questa riforma. Il Paese non se lo può permettere".

La riforma prevede inoltre nuovi criteri per la selezione dei membri del Csm, travolto negli ultimi mesi dagli scandali. Nel ddl viene infatti istituito un meccanismo di sorteggio che prevede l'elezione delle toghe nel Consiglio. Nella prima fase verrebbero individuati tramite sorteggio i magistrati candidabili, che dovrebbero poi passare una fase di elezione. Come spiega anche lo stesso Bonafede: "prima ci sarà il sorteggio tra i candidati e poi l’elezione vera e propria, dunque i componenti del Csm saranno eletti, come prescrive la Costituzione. E poi è un modo per sottrarre l’organo di autogoverno alle derive del correntismo e restituire credibilità alla magistratura e alla giustizia, insieme alla regola che dopo aver fatto parte del Csm non si possono ricoprire incarichi apicali per quattro anni e altre modifiche".

I magistrati che decidono di dedicarsi alla politica, potranno solamente ricoprire cariche amministrative. Non avranno quindi accesso a ruoli ordinari, e potranno ricoprire incarichi amministrativi solo in una regione diversa rispetto alla circoscrizione in cui sono candidati. Sul tema dei magistrati in politica si prevedono specialmente tensioni con l'alleato di governo: la separazione delle carriere che, come già riportato, secondo Bonafede allungherebbe solo inutilmente i tempi della riforma, era infatti un punto su cui spingeva il Carroccio.

Lo scontro politico sulla riforma

"La riforma della Giustizia del ministro Bonafede è acqua: non c’è veramente uno scatto in avanti, quella differenza che gli italiani si aspettano": così Matteo Salvini ha definito il disegno di legge del ministro pentastellato in una diretta Facebook. E ancora: "C’è un progetto della Lega che prevede che un processo possa durare tre anni e sei mesi, quasi la metà di quello che avviene oggi. Questa riforma non prevede interventi incisivi, non si parla di separazione delle carriere, delle assunzioni dei magistrati, dei criteri dei concorsi, delle promozioni".

Secondo Salvini, inoltre, "non si interviene sulle attenuanti generiche, sulla sospensione condizionale della pena, ci sono spacciatori o stupratori che vengono condannati sulla carta, ma con la sospensione condizionale della pena fanno 24 ore di galera e poi tornano a spacciare e a stuprare. Non si tocca il tema intercettazioni si lascia totale discrezionalità alle diverse procure su cosa indagare o non indagare. Non si separano i Csm". Un intervento che non lascia spazio ai dubbi, sulle reazioni del Carroccio alla riforma in Cdm.

Bonafede ha prontamente replicato: "Ci vediamo in Cdm, non su Facebook. Forse potrò finalmente sentire le argomentazioni visto che in pre-consiglio nessuno ha detto nulla. So, però, con certezza che la riforma dimezza i tempi dei processi, favorisce l'economia e gli investimenti, dà tempi certi a chi è coinvolto in un processo e rompe finalmente i rapporti torbidi fra magistratura e politica". Anche il leader del M5S, Luigi Di Maio, era intervenuto sulla questione in previsione del Cdm di oggi e delle tensioni che nasceranno, affermando: "Oggi il nostro Alfonso Bonafede porta in Consiglio dei ministri una riforma epocale sulla giustizia. Una riforma che sanziona i magistrati che perdono tempo e che riduce drasticamente i tempi dei processi civili e penali rilanciando investimenti e crescita. Basta indagati a vita, chi sbaglia paga e subito. Basta aspettare anni prima di essere risarciti. Basta con le spartizioni di potere al Csm. Mi auguro nessuno pensi di bloccarla, sarebbe un grave danno al Paese".

In un chiaro riferimento all'alleato di governo, Di Maio ha anche affermato: "Sto sentendo un po’ troppi no dalla Lega, mi auguro che arrivi qualche si", definendo la riforma come un provvedimento che "ci permette di accelerare i processi, anche quelli sulla corruzione, è una riforma che fa tanta paura a quei partiti che oggi stanno all’opposizione perché quando gli chiedevano di approvarla nei giorni scorsi si guardavano bene dal farlo. E’ sicuramente una proposta che si deve approvare in consiglio dei ministri, quindi non vedo perché la Lega si debba opporre. Sono anni che si dice che si devono ridurre i tempi del processo".