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Opinioni

La Regione Piemonte è ormai diventata un presidio antiabortista finanziato con i soldi pubblici

In Piemonte non si ferma l’attacco all’aborto. Arriva anche la stanza dell’ascolto all’ospedale Sant’Anna di Torino, per convincere le donne che vogliono interrompere la gravidanza a non farlo. Tutte queste iniziative, che da sempre vengono giustificate nel nome della “piena applicazione della 194”, non fanno che ledere la libertà di scelta che la stessa legge dovrebbe tutelare.
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A cura di Jennifer Guerra
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L’attacco contro l’aborto dell’assessore alle Politiche sociali del Piemonte Maurizio Marrone continua, stavolta con un’altra iniziativa che rafforza la presenza delle associazioni antiabortiste negli ospedali pubblici. L’ospedale Sant’Anna di Torino lunedì scorso ha firmato una convenzione con il Movimento per la vita per istituire una “stanza per l’accoglienza e l’ascolto” per le donne che vogliono interrompere la gravidanza. Con la creazione di questa stanza, di fatto l’Azienda ospedaliero-universitaria Città della Salute consegnerebbe una vera e propria sede al Centro di auto alla vita dentro l’ospedale con l’obiettivo, neanche tanto velato, di convincere le donne a non abortire.

È lo stesso Marrone a spiegare con una dichiarazione alla stampa il suo disegno contro l’aborto: “La convenzione con l’AOU Città della Salute completa il ciclo di iniziative lanciate dal 2020 con lo stop alla RU486 [la pillola abortiva] nei consultori raccomandata dalle linee guida Speranza, con la registrazione dei Centri di Aiuto alla Vita presso le Asl e l’avvio del fondo regionale Vita nascente, consacrando il Piemonte come avanguardia della tutela sociale della maternità, che diverse altre regioni italiane stanno prendendo a modello”.

Tutte queste iniziative, che da sempre vengono giustificate nel nome della “piena applicazione della 194”, non fanno che ledere la libertà di scelta che la stessa legge dovrebbe tutelare. Negano procedure abortive sicure e autorizzate dal ministero, finanziano con i soldi pubblici i Centri di auto alla vita (gestiti dal Movimento per la vita) e ora cercano di persuadere le donne a “superare le cause dell’aborto”. Dopo aver erogato quasi mezzo milione di euro quasi esclusivamente ai Cav (dei 15 vincitori del terzo settore del bando per l’assegnazione dei fondi “Vita nascente”, 13 sono Centri di aiuto alla vita) e aver raddoppiato il fondo per il prossimo anno, l’apertura di una sede direttamente dentro l’ospedale sembra un altro gesto molto generoso da parte della Regione, considerando che il “superamento delle cause dell’aborto” è qualcosa di cui si possono già occupare i consultori e che non rappresenta in alcun modo un’emergenza sociale.

Per Marrone, la creazione della stanza è necessaria “soprattutto in questa stagione di preoccupante inverno demografico”. Ancora una volta, Fratelli d’Italia attribuisce all’interruzione volontaria di gravidanza la responsabilità del calo delle nascite, nonostante il nostro Paese abbia un tasso di abortività tra i più bassi al mondo. Le Ivg sono in calo da anni: dal 1983, anno della prima relazione sull’applicazione della 194/78 (a proposito, quella di quest’anno è in ritardo e non è ancora stata pubblicata), gli aborti sono calati del 71%.

Continuando a insistere sull’aborto, mantenendosi rigorosamente nei limiti della 194, la destra riesce a portare avanti un progetto che da un lato colpevolizza le donne per il calo delle nascite e dall’altro fa apparire il governo come l’unico che fa qualcosa di concreto per uscirne. Ovviamente questo “qualcosa di concreto” non si traduce in politiche per promuovere la conciliazione fra vita e lavoro, asili nido o potenziamento dei servizi assistenziali, ma convincere 100 donne – questo è quanto riesce a coprire il fondo Vita nascente piemontese – a non abortire. Marrone, così come tutto il suo partito, è convinto che la libertà di scelta si possa comprare con la promessa di un aiuto economico e che, in fondo, tutte le donne che pensano di interrompere una gravidanza sotto sotto non lo vogliano fare davvero.

Il bando del progetto della “Vita nascente” promette di promuovere una “scelta consapevole” a proposito dell’aborto, ma se il manifesto stesso del progetto si rivolge alle “future mamme”, significa che quella scelta è già stata fatta, ed è la maternità. È impossibile pensare che nelle stanze “dell’ascolto” qualcuno ascolti davvero quello che ha da dire una persona incerta sulla propria decisione. Il Movimento per la vita crede che l’aborto sia un omicidio, afferma che l’aborto aumenti il rischio di cancro al seno, promuove l’esistenza della “sindrome post-aborto”. Non sono ammessi altri punti di vista. Un’inchiesta sotto copertura di una giornalista che si è rivolta al Centro di aiuto alla vita di Vigevano dove operano volontari “appositamente formati” come quelli che secondo Marrone dovrebbero aiutare le donne a fare una “scelta consapevole”, ha rivelato che i volontari usano aneddoti di donne che hanno sofferto di problemi di salute o psicologici o che sono diventate sterili dopo l’aborto, correlano l’aborto al cancro e affermano che la gravidanza può curare la leucemia.

Anche se l’opposizione ha dichiarato che farà di tutto per bloccare l’apertura della stanza, la Regione Piemonte è ormai diventata un presidio antiabortista finanziato con i soldi pubblici. E come dice giustamente Marrone, il modello è copiato anche da altre Regioni guidate dal centrodestra, come l’Umbria. E potrebbe non mancare molto prima che venga applicato in tutta Italia.

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Jennifer Guerra è nata nel 1995 in provincia di Brescia e oggi vive in provincia di Treviso. Giornalista professionista, i suoi scritti sono apparsi su L’Espresso, Sette, La Stampa e The Vision, dove ha lavorato come redattrice. Per questa testata ha curato anche il podcast a tema femminista AntiCorpi. Si interessa di tematiche di genere, femminismi e diritti LGBTQ+. Per Edizioni Tlon ha scritto Il corpo elettrico. Il desiderio nel femminismo che verrà (2020) e per Bompiani Il capitale amoroso. Manifesto per un Eros politico e rivoluzionario (2021). È una grande appassionata di Ernest Hemingway.
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