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In Umbria istituito fondo per la vita nascente, Piccolotti: “Criminalizzano donne che vogliono abortire”

Il Consiglio regionale in Umbria ha approvato una mozione del centrodestra per istituire un “fondo per la vita nascente”. Un progetto che rischia di criminalizzare le donne che vogliono abortire e ostacolare ancora di più l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza nella Regione, denuncia la deputata di AVS Elisabetta Piccolotti.
A cura di Annalisa Girardi
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Ci sono tanti modi per ostacolare l‘aborto e per minare il diritto all'autodeterminazione delle donne. Istituire un "fondo per la vita nascente" può diventare esattamente questo: un tentativo di criminalizzare quelle che vogliono interrompere una gravidanza. Il Consiglio regionale dell'Umbria, come denuncia la deputata Elisabetta Piccolotti, ha approvato con una mozione presentata dal centrodestra, un progetto "ambiguo", una replica di quanto già accaduto, tra le polemiche, anche in Piemonte. "È chiaro infatti che questo fondo rischia di essere un grimaldello, come già proprio nella Regione che lo ha inventato, per l’ingresso delle associazioni pro-vita nei consultori", ha detto la deputata dell'Alleanza Verdi e Sinistra.

Da anni moltissime donne denunciano quanto sta accadendo in Umbria, dove non è solo l'altissima concentrazione di medici obiettori a ostacolare il diritto all'aborto. Sono pochissime le strutture che somministrano la pillola abortiva Ru486 e di fatto, con una delibera del 2020, la Giunta di Donatella Tesei, della Lega, ha abolito la possibilità di praticare l’aborto farmacologico in day hospital, obbligando così al ricovero di tre giorni. Sono tutte pratiche che, almeno sulla carta, non negano il diritto all'aborto, ma nei fatti lo ostacolano.

La mozione approvata in Umbria per "sostenere le donne in gravidanza e la vita nascente", secondo Piccolotti andrebbe esattamente in questa direzione. Nel testo si sottolinea come il tasso di natalità sia fortemente diminuito nella Regione negli ultimi anni, mentre è aumentata l'incidenza della povertà. Due elementi che, a quanto si legge nella mozione, avrebbero costretto molte donne ad abortire:

Il ricorso all'aborto molto spesso non è una scelta libera e consapevole, ma è la drammatica conseguenza di solitudine, condizionamenti, pressioni esterne, ricatti, mancanza di politiche sociali che offrano alternative serenamente percorribili.

La mozione del centrodestra in Umbria per un "fondo per la vita nascente"

Tra i riferimenti normativi si cita una sentenza della Corte costituzionale del 1975, quindi precedente all'entrata in vigore della legge sull'aborto, per cui tra i diritti inviolabili dell'uomo "non può non collocarsi, sia pure con le particolari caratteristiche sue proprie, la situazione giuridica del concepito". La legge 194 del 1978 viene poi citata, ma nella parte in cui si afferma che l'aborto non può essere considerato un messo per il controllo delle nascite e in quella che attribuisce ai consultori il compito, nel caso in cui l'interruzione di gravidanza sia motivata dalle condizioni economiche della donna, di esaminare con lei le possibili soluzioni. Non si parla in alcun punto, invece, del diritto all'autodeterminazione sul proprio corpo, da riconoscere a ogni donna.

La mozione prosegue affermando che "già da tempo la Regione Umbria dedica particolare attenzione ai temi della famiglia e della natalità (…) come testimoniato dalle ingenti risorse stanziate", ma che "nonostante i numerosi, sostanziali e trasversali interventi a sostegno della natalità e della famigli, in Umbria esiste ancora l'esigenza di garantire la piena applicazione della legge 194/1978 nella parte in cui pone in capo anche alle Regioni l'onere di rimuovere le cause che potrebbero portare le donne alla interruzione di gravidanza".

Il modello del Piemonte: a chi vanno i soldi pubblici?

Per tutti questi motivi viene istituito un fondo per la vita nascente, sul modello di quello che era già stato creato in Piemonte "per prevenire le interruzioni volontarie di gravidanza" con "interventi volti a rimuovere gli ostacoli di natura economica e sociale che impediscono la costituzione e lo sviluppo di nuove famiglie".

Nel caso del Piemonte, grazie a questo fondo, associazioni antia-abortiste e movimenti pro-vita avevano ricevuto decine di migliaia di euro. "Siamo di fronte ad una intollerabile ipocrisia: se il Consiglio Regionale dell’Umbria intendesse sostenere le donne che affrontano una gravidanza dovrebbe semplicemente investire maggiori risorse sui consultori pubblici e potenziare i servizi della ASL, assumendo un numero maggiore di ginecologi, psicologi, assistenti sociali e fornendo loro gli strumenti per assistere le donne anche dal punto di vista economico e lavorativo", ha affermato Piccolotti.

Piccolotti: "Vogliono colpevolizzare le donne e rendere un calvario una libera scelta"

Per poi sottolineare che, nel caso dell'Umbria, non è ancora chiaro a chi andranno questi soldi.  "La verità probabilmente è che stanno istituendo un fondo per finanziare associazioni anti-abortiste e politicamente orientate. Associazioni che da tanti anni vogliono entrare nei consultori per rendere sempre più difficile il percorso dell’interruzione di gravidanza, colpevolizzando le donne e rendendo un calvario una libera scelta che è garantita dalle leggi italiane. I componenti di queste associazioni si sono resi protagonisti di forme di violenza psicologica nei confronti delle donne che hanno intenzione di praticare l’interruzione di gravidanza, come la proposta di imposizione dell’ascolto del battito del feto o del cimitero dei feti con il nominativo della donna impresso senza il proprio consenso. Il tutto con la scusa della natalità, come se questo problema non fosse causato dalla diffusione endemica del lavoro povero e precario", ha aggiunto Piccolotti.

Secondo cui c'è un unico modo per aumentare le nascite e sostenere davvero le famiglie: una riforma del lavoro che garantisca più tutele alle persone e salari più dignitosi. Invece, questa operazione per colpevolizzare invece le donne che, per mille ragioni, scelgono di interrompere una gravidanza, non risolverà il problema demografico. "Non saranno certo le associazioni pro-vita nei consultori o qualche voucher bebè a risolvere i problemi della demografia: lo sanno bene anche a destra, ma fingono di non saperlo perché il loro obiettivo è sempre colpire l’idea che la gravidanza sia una scelta libera e consapevole consegnata alla volontà della donna", ha concluso la deputata.

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