La destra reintegra negli ospedali i medici No vax radiati durante il Covid

A distanza di anni dalla fine dell'emergenza Covid, la questione dei sanitari sospesi e radiati torna al centro del dibattito politico. Durante l'esame del disegno di legge sulle professioni sanitarie, la maggioranza ha infatti ottenuto il via libera a un emendamento che consentirebbe a medici, infermieri e altri operatori sanitari espulsi dagli Ordini professionali nel periodo della pandemia di chiedere la reiscrizione agli albi e, di conseguenza, di tornare a esercitare la professione. La proposta, firmata da deputati di Fratelli d'Italia, ha immediatamente acceso lo scontro con le opposizioni, che parlano di un "colpo di spugna" nei confronti di chi ha violato gli obblighi previsti durante l'emergenza sanitaria e di un'offesa nei confronti dei professionisti che hanno lavorato in prima linea contro il Covid.
L'emendamento approvato in Commissione
La modifica è stata approvata dalla Commissione Affari Sociali della Camera durante l'esame del disegno di legge (Atto Camera 2700) promosso dal ministro della Salute Orazio Schillaci. Il provvedimento contiene una più ampia riforma delle professioni sanitarie e introduce diverse misure, tra cui norme per ridurre la cosiddetta medicina difensiva e limitare il ricorso alle denunce nei confronti dei medici.
Tra gli emendamenti depositati è comparso anche il nuovo articolo 7-bis, che interviene sulla disciplina degli Ordini professionali introducendo una procedura straordinaria di reintegro per alcuni sanitari radiati durante la pandemia.
Cosa prevede il reintegro dei medici radiati
L'emendamento modifica la normativa che regola gli Ordini professionali consentendo ai medici e agli altri operatori sanitari radiati per fatti qualificati come "non intenzionali" legati alla gestione dell'emergenza pandemica di chiedere una nuova iscrizione all'albo. La domanda dovrà essere presentata entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge. Il reintegro potrà essere richiesto anche se è ancora pendente un ricorso contro il provvedimento disciplinare che ha disposto la radiazione. Se invece la radiazione è stata conseguenza di una condanna penale, il professionista potrà ottenere la reiscrizione solo dopo aver ottenuto la riabilitazione prevista dalla legge. Il testo chiarisce poi anche che l'eventuale rientro non comporterà alcun diritto al risarcimento economico o agli stipendi non percepiti durante il periodo di esclusione dall'albo.
Perché si parla dei medici No Vax
Pur senza citare esplicitamente i vaccini anti-Covid, la norma è destinata soprattutto ai professionisti che durante la pandemia hanno perso l'iscrizione agli Ordini dopo essersi rifiutati di rispettare gli obblighi introdotti negli anni dell'emergenza sanitaria o per altre violazioni disciplinari connesse a quel periodo. Sarebbe proprio questo aspetto ad aver riaperto una delle questioni più divisive lasciate dalla pandemia, riportando in Parlamento il confronto tra chi ritiene necessario chiudere definitivamente quella stagione e chi, invece, considera il reintegro una delegittimazione delle decisioni assunte per tutelare la salute pubblica.
Le opposizioni: "Una vergogna, è un insulto a chi ha combattuto il Covid"
La reazione delle opposizioni è stata immediata. In una nota congiunta, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Azione e +Europa hanno infatti definito la proposta "una vergogna senza precedenti". Secondo i gruppi di opposizione, consentire il reintegro dei sanitari radiati significa cancellare con un colpo di spugna una delle pagine più drammatiche della pandemia e mortificare il lavoro di migliaia di medici, infermieri e operatori sanitari che hanno continuato a lavorare negli ospedali durante l'emergenza, spesso mettendo a rischio la propria vita. Il Movimento 5 Stelle sottolinea poi anche che la radiazione rappresenta la sanzione disciplinare più grave prevista dagli Ordini professionali e teme che la formulazione dell'emendamento possa "consentire il rientro anche di professionisti che hanno promosso cure prive di validazione scientifica o diffuso informazioni contrarie alle evidenze mediche".
Con l'approvazione in Commissione Affari Sociali, l'emendamento entra a far parte del disegno di legge. Il provvedimento dovrà ora essere esaminato e votato dall'Aula della Camera. Se otterrà il via libera di Montecitorio, passerà quindi al Senato per l'approvazione definitiva.