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Voto fuori sede più vicino, arriva l’emendamento della maggioranza alla legge elettorale: come si potrà votare

In Italia sono circa 4,9 milioni gli elettori fuori sede. Con l’emendamento alla riforma della legge elettorale, il voto lontano dal Comune di residenza è a un passo dal diventare una misura stabile. Ecco chi potrà usufruirne, come presentare la domanda, dove si voterà e quali sono le novità previste dalla riforma.
A cura di Giulia Renda
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Non sarà più necessario prendere un treno, un aereo o affrontare centinaia di chilometri per esercitare un proprio diritto. Dopo anni di mobilitazioni e richieste, il voto dei fuori sede è a un passo dal diventare una regola stabile. La maggioranza prova a rendere definitivo il voto dei fuori sede, inserendo la misura nella riforma della legge elettorale. L'obiettivo è quello di semplificare l'esercizio del diritto di voto per migliaia di studenti universitari, lavoratori e cittadini che trascorrono lunghi periodi lontano dalla propria residenza.

Chi potrà votare fuori sede

Secondo il testo dell'emendamento, potranno usufruire della nuova procedura gli elettori domiciliati temporaneamente in un Comune situato diverso dalla propria residenza per motivi di studio, lavoro o cure mediche. Il domicilio dovrà avere una durata di almeno nove mesi. Ogni Comune stilerà un elenco degli elettori fuori sede, nel quale saranno iscritti chi  presenterà domanda e sarà in possesso dei requisiti previsti dalla legge.

Come si potrà fare domanda per votare

Il primo passaggio sarà la richiesta di iscrizione nell'elenco degli elettori fuori sede. La domanda potrà essere presentata direttamente al comune del domicilio temporaneo, oppure in via telematica. Alla richiesta dovranno essere allegati un documento di identità valido e una certificazione, o documentazione, che dimostri la condizione di elettore fuori sede, dovrà essere indicato anche l'indirizzo del domicilio temporaneo. Una volta ricevuta la domanda, sarà il Comune del domicilio temporaneo a verificare, insieme al Comune di residenza, che il cittadino sia effettivamente iscritto nelle liste elettorali e abbia diritto al voto.
Cinque giorni prima del voto, il comune del domicilio temporaneo rilascerà agli elettori un'attestazione di ammissione al voto, anche in formato digitale. Nel documento saranno indicati il numero della sezione elettorale e l'indirizzo del seggio dove il cittadino andrà il giorno delle elezioni. Gli elettori fuori sede saranno distribuiti nelle sezioni ordinarie più vicine al domicilio temporaneo dichiarato. Per evitare un eccessivo carico sui singoli seggi, il numero degli elettori fuori sede assegnati a ciascuna sezione, che non potrà superare il 10% degli elettori già iscritti.

Per chi sarà possibile votare

L'elettore fuori sede voterà per le liste e i candidati della circoscrizione e del collegio in cui ricade il Comune del domicilio temporaneo, come previsto per le altre categorie di elettori che, per legge, votano in un Comune diverso da quello di residenza. Per i referendum, invece, la questione non si pone, poiché la scheda è uguale su tutto il territorio nazionale.

Una misura destinata a diventare permanente

Negli ultimi anni il voto fuori sede è stato introdotto soltanto in via sperimentale per alcune consultazioni. Con questo emendamento, invece, il Governo punta a trasformarlo in una misura strutturale, estendendolo alle elezioni della Camera, del Senato, del Parlamento europeo e ai referendum. L'obiettivo dichiarato è quello di eliminare uno dei principali ostacoli alla partecipazione elettorale, consentendo a chi vive lontano da casa per lunghi periodi di esercitare il proprio diritto di voto senza affrontare costosi e spesso complicati spostamenti. Resta ora da attendere l'esame parlamentare dell'emendamento, che dovrà essere approvato prima di diventare legge.

Una risposta alle richieste dei giovani

L'emendamento arriva dopo anni di richieste da parte di associazioni studentesche e movimenti civici che hanno denunciato le difficoltà incontrate da milioni di persone costrette a vivere lontano dal Comune di residenza. Negli ultimi anni, soprattutto in occasione dei momenti referendari che hanno attraversato il nostro paese, studenti universitari e lavoratori fuori sede hanno organizzato campagne di sensibilizzazione e proteste chiedendo che il diritto di voto non fosse un privilegio economico solo per chi potesse permettersi di affrontare un viaggio per tornare a casa, ma un vero diritto riconosciuto a tutti.

Secondo le stime gli elettori fuori sede in Italia sono circa 4,9 milioni, più del 10% dell'elettorato tutto. Eppure, fino a oggi, la possibilità di votare lontano dalla propria residenza è stata prevista solo in casi limitati e in via sperimentale. L'ultima applicazione del voto fuori sede risale ai referendum del giugno 2025. In quell'occasione il Ministero dell'Interno registrò circa 67.300 domande di ammissione al voto: oltre 38mila presentate da studenti, circa 28mila da lavoratori e poco meno di 800 da persone domiciliate fuori sede per motivi di cura. Alla fine furono circa 59mila gli elettori che votarono effettivamente nel Comune di temporaneo domicilio.

Proprio per questo la maggioranza punta ora a trasformare una sperimentazione in un meccanismo stabile. L'obiettivo è rendere il voto più accessibile, soprattutto per studenti e lavoratori che ogni anno rinunciano a questo perché impossibilitati a rientrare nel Comune di residenza. Se il Parlamento approverà definitivamente l'emendamento, il voto fuori sede diventerà una modalità ordinaria per le elezioni politiche, europee e per i referendum, segnando uno dei cambiamenti più rilevanti degli ultimi anni nell'organizzazione del sistema elettorale italiano.

Il commento di The Good Lobby

Yari Russo, rappresentante della Rete Voto FuoriSede e campaigner di The Good Lobby, organizzazione no-profit internazionale che ha come obiettivo la giustizia sociale, la trasparenza politica e la difesa dello Stato di diritto, che si è spesa molto sul tema del voto fuori sede commenta la notizia appresa oggi. "La presentazione di questo emendamento da parte di tutte le forze di maggioranza è un segnale importante che accogliamo con favore. È il frutto di anni di impegno trasversale e corale per far comprendere l’importanza di questo tema e metterlo al centro dell’agenda pubblica e politica, dando voce a circa 5 milioni di persone che non vedono garantito a pieno il proprio diritto al voto. Noi, come sempre, faremo la nostra parte”. Per associazioni e movimenti che hanno portato avanti questa battaglia negli ultimi anni si tratta di un primo risultato importante. L'ultima parola, però, spetterà al Parlamento, chiamato a decidere se trasformare definitivamente una sperimentazione in un nuovo diritto riconosciuto per milioni di elettori fuori sede.

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