Conferenza stampa del Consiglio dei Ministri

L'annoso tema della province continua a tener banco, fuori e dentro i palazzi del potere. Una delle ipotesi, molto gettonata al momento, è quella di un possibile accorpamento, da determinare in base al numero di abitanti per provincia; per chi governa, infatti, non avrebbe molto senso continuare a tener su un'istituzione per una manciata di cittadini. Ma come verrebbe accolto un provvedimento del genere? A tal proposito, il Corriere della Sera ha sollevato la questione della rivalità tra territori limitrofi e della diffidenza, per certi versi comprensibile, a rinunciare alla propria autonomia.

Storie di rivalità e autonomia- Ecco allora che la provincia di Lecco, che di abitanti ne fa 340 mila, mal sopporterebbe di essere accorpata, e in questo caso "dominata", da Como, che ha quasi 600 mila abitanti. Per i lecchesi sarebbe decisamente più lusinghiera una fusione con la provincia di Sondrio, che, dati i suoi 183 mila abitanti, sarebbe in una posizione subalterna dopo l'accorpamento. Rivalità che verrebbe fuori anche nel caso di una fusione tra le province di Parma e Piacenza, provincia, quest'ultima, nella quale i cittadini si sentono più lombardi che emiliani. Poi ci sono i casi delle Regioni a statuto speciale, cui sarà senza dubbio difficile metter mano. Al momento i tecnici del ministero dell'Interno e della Funzione pubblica continuano a vagliare ipotesi.

L'incertezza sulla Fase 2- Il Decreto salva Italia ha degradato le province ad enti di secondo livello, ne ha abolito le giunte e ha stabilito che i consigli provinciali vengano eletti dai comuni interessati, non più dai cittadini. Entro fine 2012, poi, le competenze dovranno essere trasferite a Comuni e Regioni. Un bel fendente per gli enti intermedi, ma ora bisogna parlare della fase 2. E la domanda cui rispondere è la seguente: le province verranno cancellate in maniera definitiva o si procederà ad accorpare quelle sotto un determinato numero di abitanti? La commissione Affari costituzionali della Camera sta lavorando a 3 ipotesi: salvare le province con più di 350 mila abitanti, quelle con più di 450 mila, o solo quelle con più di 500 mila abitanti. La questione non è da poco. Nel primo caso, resterebbero in vita 58 province e salterebbero, tra le altre, Arezzo, Livorno, Trieste, Siena e Campobasso, solo per citarne alcune. Nel secondo, le province superstiti sarebbero 39 e scomparirebbero anche Brindisi, Potenza, Catanzaro, Siracusa. Nell'ultima ipotesi, le province salve sarebbero appena 36.

Modelli che non funzionano- L'impressione, però, è che stavolta qualcosa si faccia davvero, anche perché, fiutata l'aria d'austerità, è stata proprio l'Unione province italiane a proporre un'autoriduzione da 109 a 60. Una cosa è certa, almeno secondo i dati che ha in mano il governo: le province più grandi hanno spese per abitante più basse. E allora difficilmente sarà sostenibile un modello come quello della Sardegna, che ha 9 province per un milione e mezzo di abitanti, o quello del Molise, che ha 2 province per 300 mila abitanti.