Un elenco di dieci punti per ripensare la gestione del fenomeno migratorio, e segnare una vera discontinuità, che vada oltre la semplice revisione dei decreti Sicurezza. L'Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) propone dieci punti da cui partire per avviare una nuova fase di riforme in tema di immigrazione, asilo e cittadinanza.

La lista dei provvedimenti varati dal governo che andrebbero cancellati è lunga: va dall'intesa con la Libia agli hotspot: "La stagione politica che ha determinato una contrazione diffusa dei diritti ha finito per produrre una significativa torsione nella nostra democrazia, messa in pericolo in particolare dall'attacco generalizzato ai diritti dei cittadini stranieri", ha scritto Asgi nel comunicato che accompagna le dieci proposte.

Asgi, al punto uno, chiede un immediato annullamento del Memorandum d'intesa con la Libia, firmato nel 2017 dall'allora premier italiano Gentiloni e dal capo del governo di Tripoli Al Sarraj con il quale l'Italia ha finanziato, equipaggiato e formato la cd. guardia costiera libica al fine di bloccare le persone straniere in fuga verso l'Europa, sottoponendole alla detenzione senza termine nelle terribili carceri libiche".

Più in generale, secondo l'associazione, l'Italia non può delegare ad altri Paesi la gestione dei richiedenti asilo. Per questo, al secondo punto, chiede che siano "immediatamente sospesi o annullati, tra gli altri, gli accordi stipulati dall'Italia con la Libia, il Sudan, l'Egitto, la Turchia, la Tunisia e il Niger".

Una riforma della legislazione sull'immigrazione passa inoltre dall'immediato abbandono dell'approccio hotspot. Frutto di un accordo con gli altri Paesi europei e che non ha dato certo i frutti sperati, in molti casi ha privato i migranti "della possibilità di richiedere asilo politico, sottoponendoli a forme (spesso illegittime) di detenzione amministrativa e all'espulsione dal territorio nazionale".

Ci sono poi da abrogare i decreti Salvini (punti 4 e 5), in particolare le norme che consentono di trattenere il richiedente asilo fino a sei mesi al solo fine di identificarlo (in aperto contrasto con le garanzie costituzionali), che escludono dallo Sprar i richiedenti asilo e che attribuiscono poteri speciali al ministero dell'Interno di limitare o vietare l'ingresso, il transito o la sosta nelle acque territoriali delle navi impegnate in operazioni di soccorso. Va invece ripristinata la protezione umanitaria, "che consentiva all’Italia di rispettare i suoi obblighi costituzionali e internazionali nel riconoscere già in via amministrativa una forma di protezione ai cittadini stranieri nel rispetto dei loro diritti fondamentali". Senza la protezione umanitaria, sono aumentate le persone straniere senza un titolo di soggiorno, che rischiano di subire abusi.

Al punto 6 viene la posta la questione dell'immediata abrogazione del capo II del D.L. 13/2017 (convertito in L.46/17), il Decreto Orlando Minniti, "che opera un complessivo declassamento del diritto di difesa del richiedente asilo".

Non basta però abrogare. Oltre a chiedere al governo italiano di promuovere al più presto l'approvazione da parte delle istituzioni Ue di una riforma del Regolamento Dublino, sulla falsariga proposta approvata dal Parlamento Ue il 16 novembre 2017, Asgi insiste su una "rapida introduzione di un meccanismo di regolarizzazione che consenta ai cittadini stranieri già presenti in Italia di munirsi di un titolo di soggiorno, anche per ricerca di lavoro, così riducendo in misura significativa l'ampio bacino di persone private del titolo di soggiorno dalle politiche governative che, a partire dalla fine del 2015, hanno incremento il numero dei cittadini stranieri in condizioni di maggiore vulnerabilità giuridica e sociale, esponendoli ad un maggiore rischio di sfruttamento lavorativo e criminale". Inoltre, è necessario un "immediato ripristino delle quote ordinarie di ingresso per lavoro, in decreti flussi quantitativamente adeguati e rapida introduzione di un meccanismo di ingresso sul territorio nazionale per ricerca lavoro".