"Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha fatto molteplici esternazioni attraverso i diversi canali a sua disposizione (interviste tv, dirette su Facebook, post su Twitter) che non sono manifestazioni di un legittimo diritto di critica, ma aggressioni gratuite e diffamatorie alla mia persona con toni minacciosi diretti e indiretti, che coinvolgono anche la stessa giudice Alessandra Vella del Tribunale di Agrigento". Queste parole aprono le 14 pagine, presentate per la comandante della Sea Watch 3, Carola Rackete, dal legale della Ong, Alessandro Gamberini, in cui si ipotizza il reato di diffamazione e istigazione a delinquere a carico del ministro dell'Interno, Matteo Salvini.

Nel verbale, anticipato dal Fatto Quotidiano, Carola Rackete racconta anche nel dettaglio quanto è accaduto, dal soccorso dei migranti alla decisione di prendere la rotta verso l'Italia. "Richiedevo che mi fosse indicato un porto sicuro, ma le competenti autorità mi rispondevano Tripoli. Impossibilitata ad accettare Tripoli come porto sicuro (a fronte delle documentate violazioni dei diritti umani fondamentali) e non ricevendo altre indicazioni mi dirigevo verso nord". L'attracco al porto di Lampedusa, nonostante il diniego della Guardia di Finanza, rimane quindi l'unica soluzione per continuare a garantire l'incolumità delle persone a bordo. "Durante le operazioni di attracco avveniva una lieve collisione con una motovedetta che si trovava nello stesso molo: una lieve e involontaria collisione, come ho documentato al giudice di Agrigento, dovuta alla complessità della manovra che peraltro conducevo in modo lentissimo proprio per evitare incidenti". 

Diffamazione e istigazione a delinquere

Da quel momento, gli attacchi nei confronti della comandante tedesca si sono fatti sempre più pesanti. "Da settimane Salvini conduce una campagna diffamatoria nei confronti della Ong per cui lavoro, la Sea Watch Onlus, avendo più volte affermato che si tratterebbe di ‘un’organizzazione illegale e fuorilegge’, che fa ‘sbarco di immigrati illegali da una nave illegale’, ‘una nave pirata’, ‘fuorilegge’ e che i suoi appartenenti sarebbero ‘complici di scafisti e trafficanti'". Nel verbale vengono anche riportati tutte le affermazioni del ministro rivolte direttamente alla comandante, da "sbruffoncella", a "fuorilegge", "delinquete" e una "criminale, complice di trafficanti di esseri umani, che ha provato ad ammazzare cinque militari italiani". Ma la querela non si ferma alle diffamazioni: "Le propalazioni di Salvini risultano concretamente idonee a provocare la commissione di nuovi delitti, ingenerando e alimentando una spirale massiva e diffusa di violenza, allo stato fortunatamente solo verbale, che si è espressa in migliaia di episodi diffamatori". Motivo per cui era stato richiesto il sequestro preventivo degli account ufficiali: "La richiesta è legittimata dalla giurisprudenza della Corte Suprema che autorizza il sequestro dei servizi di rete e delle pagine informatiche che non rientrano nella nozione di stampa e quindi non godono delle garanzie costituzionali in tema di sequestro di stampa", aveva spiegato l'avvocato Gamberini.

In seguito all'interrogatorio di ieri presso la procura di Agrigento, Gamberini aveva ribadito il messaggio: "Che il clima di odio ci sia e che venga alimentato da dichiarazioni irresponsabili, aggressive e false come ha fatto il ministro Salvini sui social è pacifico. Se uno le fa al bar, si dice che è un irresponsabile, ma se le fa un uomo che ha una responsabilità istituzionale, capite bene che il peso specifico che ha questa dichiarazione è ben altro. E noi riteniamo abbia una valenza istigatoria, perché crea, come un grosso macigno nell'acqua, grandi onde intorno a sé". Tuttavia, Salvini ha continuato nella sua linea oggi, pubblicando un commento in cui ha rincarato la dose verso Carola Rackete: "L'eroina della sinistra è stata interrogata per quattro ore. Ci sarà un giudice che almeno stavolta farà rispettare le leggi, la sicurezza e la dignità del nostro Paese? Io non vedo l'ora di espellere questa comunista tedesca e rimandarla a casa sua", ha scritto su Twitter il ministro dell'Interno.