Dalla manifestazione del movimento Black Lives Matter a Londra
in foto: Dalla manifestazione del movimento Black Lives Matter a Londra

“Non dovremmo vergognarci del nostro passato”. L’eurodeputato conservatore Dzhambazki usa questa frase per descrivere ciò che sta avvenendo in Europa a seguito delle proteste organizzate dai movimenti Black Lives Matter. Ha ragione. Dobbiamo vergognarci anche del nostro presente e imparare a fare i conti con la nostra storia. Troppo spesso l’Unione europea preferisce invece nascondere il suo razzismo sistematico dietro le condanne di ciò che accade lontano, o relegare il tutto a una manciata di episodi, responsabilità di qualche singolo estremista. A dimostrarlo ci sono i racconti, i numeri (o meglio la loro assenza), c’è il linguaggio che scegliamo di utilizzare. Iniziamo da questo, dalle parole.

Ieri il Parlamento europeo ha approvato (con 493 voti a favore e l’opposizione di un centinaio di deputati di destra) una risoluzione dal titolo “sulle proteste contro il razzismo a seguito della morte di George Floyd”. A far scalpore in Italia è stato il voto contrario delle destre, Lega e Fratelli d'Italia, ma l'attenzione non dovrebbe essere rivolta solo a questo. L’inizio del testo è tutto un susseguirsi di biasimi e richieste su quanto accade negli Stati Uniti, scorrendo il report si arriva finalmente alla parte che riguarda l’Europa. Qui si trovano importanti prese di posizioni, per esempio con il riferimento – anche se blando – al colonialismo e la richiesta di “riconoscere ufficialmente le ingiustizie e i crimini contro l’umanità che in passato sono stati commessi nei confronti delle persone nere e le persone di colore”, condanne sull’uso eccessivo della forza e promesse per una politica che non nasconda l’esistenza delle minoranze e si impegni a rimuovere gli ostacoli. Quello che stride è tutto ciò che non c’è.

Non si trova nessuna menzione alle morti avvenute in Europa per la brutalità della polizia. A inserirlo ci aveva provato il Gue/Ngl, il gruppo di sinistra al Parlamento europeo, presentando un emendamento che faceva riferimento al caso di Adil, ucciso in Belgio nell’aprile 2020 mentre era inseguito dalla polizia. E ancora a quelli di Adama Traoré assainato in Francia nel luglio 2016 mentre era in stato di fermo e Ilvas Thairi morto nel luglio 2019 in un centro per minori in Spagna mentre veniva immobilizzato. Ben 536 eurodeputati, tra cui anche il Pd, hanno votato contro .Non è stato adottato neanche l’emendamento dei verdi, che sostituiva l’elenco per la formulazione “considerando che alcuni di questi fermi e arresti hanno provocato morti sul territorio dell’UE”, qui i socialisti hanno votato a favore, ma le destre lo hanno bloccato. Assente nel report anche la condanna alle “tecniche di strangolamento o altre tecniche di costrizione fisica, che possono dar luogo ad asfissia posturale” (voti contrari della destra), o la richiesta di “adeguati risarcimenti ai paesi del Sud del mondo che sono stati vittima del colonialismo o della riduzione in schiavitù dei loro cittadini”, alla quale si sono opposti anche i socialisti. “Non è certo l’ideale, ma in questo Parlamento non era possibile trovare un compromesso migliore”, dichiara Amandine Bach, policy advisor del GUE/NGL per la Commissione sulla giustizia, gli affari interni e le libertà civili, che racconta di negoziazioni lunghe e complesse: “Siamo stati noi – insieme ai verdi – a proporre questo argomento, secondo le nostre intenzioni avremmo dovuto parlare di <<Razzismo e brutalità della polizia negli Stati Uniti e nell’Ue, a seguito dell’uccisione di George Floyd: il bisogno di azione contro il razzismo sistemico>>”. L'impostazione non è stata accettata e così "abbiamo cercato di difendere la risoluzione dai toni ancora più deboli – dice Bach – e siamo contenti che, almeno in parte, abbiamo affrontato ciò che accade nei nostri confini. Può essere un inizio”.

Un punto di partenza, ma che secondo le Ong può rischiare anche di compromettere gli sforzi fatti. “Siamo felici che questo report sia stato votato”, afferma Julie Pascoet del Network europeo contro il Razzismo. “E’ stato importante vedere la presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen parlare di “white priviledge” (il privilegio che hanno i bianchi), nell’aula di Bruxelles" Ma secondo Pascoet "non basta riconoscere che si hanno dei privilegi, bisogna prendere delle azioni, altrimenti a esercitare il potere rimarranno sempre gli stessi, che al massimo faranno un po’ di attenzione a non abusarne". "Il movimento dei neri – continua –  è stato riconosciuto, ma non è stato certo incluso. La prossima settimana la Commissione si incontrerà per discutere di razzismo sistemico, è la prima volta. Ma chi sarà seduto al tavolo? Tutti uomini e donne bianchi.

Poche ore prima che l’aula negasse di riconoscere che il razzismo fa morti anche in Europa, l’eurodeputata tedesca Pierrette Herzerberg-Fofana, prima afrodiscendente a essere eletta in Germania, ha raccontato una violenza subita solo pochi giorni prima: “Cari colleghi, voglio informarvi che sono stata vittima della brutalità della polizia, da parte delle autorità belghe. Lo considero un atto discriminatorio a tendenza razzista” e ha proseguito con i dettagli. Si trovava in una strada di Bruxelles quando ha visto nove poliziotti molestare due giovani neri, così ha ripreso la scena con il suo cellulare, ma la polizia glielo ha strappato dalle mani. Quattro di loro, armati, l’hanno spinta al muro e “mi hanno trattata in modo umiliante”. Ha dichiarato di essere un’eurodeputata, ma non è stata creduta: “Ho dato i miei due passaporti, poi il pass del Parlamento e quindi mi hanno chiesto la carta di soggiorno belga, ho consegnato anche quella”. A quel punto è stata rilasciata: “Per me è stato un episodio traumatizzante, ma io sono qui a raccontarlo. Ho passato tutta la notte in Parlamento a scrivere, non ho avuto il coraggio di uscire fino alle sei del mattino. Dobbiamo prendere delle misure concrete per tutte quelle persone che non sono tra questi banchi e non possono scappare alla violenza della polizia”. Herzerberg-Fofana ha raccolto la solidarietà dei colleghi e l’impegno del presidente del Parlamento David Sassoli a chiedere chiarimenti alle autorità belghe, ma come ha sottolineato lei stessa, lei ha avuto la possibilità di raccontare questa esperienza,  molti altri ancora non hanno questo diritto. 

Le minoranze razziali ed etniche sono fortemente sottorappresentate all’interno delle istituzioni, non ci sono statistiche, ma basta fare un giro per i corridoi per rendersi conto che si incontrano quasi esclusivamente facce bianche. In un’istituzione che fa dello slogan “Uniti nella diversità” il proprio motto, si partecipa all’interno del Parlamento europeo a incontri sulla migrazione e il razzismo in cui tutti gli oratori sono caucasici e gli unici neri presenti in aula sono i lavoratori del catering.