La presente è una lettera di risposta a quella, indignata, di Giulia Martinelli, seconda compagna dell'ex ministro Salvini, addolorata, perché un giornalista di Radio Rai Uno ha fatto allusioni, in un post, a un futuro possibile di cure psicologiche della loro figlia Mirta di anni sei. L'avvocata, capo segreteria di Attilio Fontana, si sfoga pubblicamente con Vittorio Feltri. Le rispondo, considerando diversi altri punti di vista. Primo fra tutti: perché permette al padre di sua figlia di pubblicare le foto delle bambina sui social?

Il tutto comincia da questo post, in vero, un poco sbracato, del collega di Radio Rai Uno, Fabio Sanfilippo:

Le reazioni di condanna sono state a valanga. Tra esse, quella della madre della bambina, pubblicata sul giornale di Vittorio Feltri. Una lettera che merita una risposta.

Cara Giulia Martinelli,

ho letto la sua lettera indignata mandata a Vittorio Feltri, a causa del post di Fabio Sanfilippo. Il direttore di Libero si commuove persino, anche se poi, lo sappiamo bene, fa titoli come questo.

Intendo risponderle, facendo però una importante premessa per inquadrare il contesto. Il suo ex compagno, papà della sua bambina nonché nostro ex ministro dell'Interno, come quasi esclusiva attività ministeriale assieme ai selfie e comizi, compilava, e lo fa tutt'ora, post sui social grazie anche a una costosissima squadra di comunicatori. Allo stesso tempo, ha documentato 360 comizi e più, svolti in un anno di non-lavoro al ministero, tra panze sbracate, bacetti a fidanzatine, e travestimenti con magliette delle forze dell'ordine.

Oggi, sappiamo tutti perfettamente come sono disposti i peli sul petto del suo ex marito. A me non fa per niente piacere saperlo. Anzi provo un grande senso di vergogna e di disgusto.

Come si permette di mostrarsi così in pubblico?

Ma vediamo i contenuti del papà di sua figlia. Cioè colui che “ha la grande fortuna di avere avuto il dono di figli da crescere, da educare, da portare sulle spalle e da aprire al mondo. Quel mondo che deve insegnare rispetto, lealtà e valori, ovvero l' educazione che io e Matteo stiamo dando quotidianamente a nostra figli”.

La visione del mondo di papà Matteo, pubblicamente, è grosso modo questa: “immigrati delinquenti, zecche rosse, clandestini e bimbi, scafisti, non mollo, casa mia, casa tua casa loro, zingaraccia, zingara ladra che deve andare in galera e non deve avere più figli”.

Poi richiami casuali e minacciosi alla legge che lui stesso non rispetta, tasse che non si possono abbassare per ovvi motivi e altre promesse irrealizzabili con le quali cuce una sgangherata narrazione da portare in tournée e dal titolo “Prima… ”. E' indifferente chi viene prima. A seconda di dove si trovi: quello viene prima. E' riuscito perfino a fare dei volantini digitali con la bandiera dell'Ungheria al posto di quella italiana.

Questo mondo surreale non si limita agli slogan che pure hanno causato non pochi problemi, basti pensare allo spread e ai miliardi persi. Si alterna a “cortesi inviti” e dirette facebook, foto di abboffate alla faccia di questo e quello, insulti e vittimismo. Gente che crepa in mare nel tripudio dei commentatori, gattili del triveneto con cui affermare un assurdo sovranismo e difendere i confini della patria, e poi Maalox! che suona come un infantile “pappapero”, ruspe e festosi “ruspamenti”.

Ma anche bambini che vengano da situazioni disperate, lasciati friggere al sole. Chiamati da lui “i bimbi”. Una abbreviazione affettuosa che stride ferocemente con le condizioni reali di questi “bimbi”, cui il nostro paparone dedica decreti sicurezza che peggiorano, se possibile, la loro infanzia già dannata dal solo fatto di essere nati. Il tutto giustificato con una guerra agli scafisti che però non ha né cercato né mai acciuffato.

In altre parole, i social del padre di sua figlia, sono, mi creda, un film horror. Spero che lei, così sensibile, se ne sia accorta almeno una volta nella vita. Sempre il padre di sua figlia bacia rosari, evoca madonne e santi, insulta. Manipola. A volte farnetica e gesticola in modo scomposto nel cercare di trattenersi nelle sue dirette facebook schiumanti di rabbia.

La scrittrice Michela Murgia, tradotta in tutto il mondo, e che dovrebbe essere un esempio appunto di affermazione dell'italianità di cui andare orgogliosi almeno quanto la pizza che si mangia e che ci mostra, che ha osato criticarlo per le sue politiche migratorie, è stata seppellita di insulti nei social del papà di Mirta. Il più gentile è “troia”. Le ondate di odio che provengono da questi luoghi virtuali, in cui il nostro papà trascorre gran parte del tempo, sono state tali che è nata l'associazione “Odiare ti costa”. Un' associazione di avvocati che difende e fa risarcire le vittime di questi insulti.

Come ulteriore esempio di equilibrio, papà Matteo si è auto mandato a “casa sua” a forza di urlare “a casa tua e a casa mia” da una spiaggia cafona, tra ascelle sudate, chiappe di cubiste, e mojito. In pieno agosto, urlando a tutti quelli che invece avevano lavorato “di alzare il culo” per stare a sentire le sue trovate. Cosa che per fortuna è avvenuta.

Era in piazza Montecitorio, durante l'insediamento del nuovo governo che lui stesso ha tradito, a manifestare contro di sé, con dei tizi che invocavano la democrazia facendo il saluto romano con le braccia tatuate da svastiche al grido di “ Duce, duce”.

Tutto a posto per lei?

Stabiliamo quindi il primo punto per capire di che si parla: il contesto e il clima generato da questo papà, che ci siamo ritrovati al governo con 5 milioni di voti dopo un accordo che ha spiazzato tutti almeno quanto quello contro cui protesta, non è serio e ha lasciato tracce pesantissime.

In tale atmosfera gassosa dove tutto è roba per psichiatri (pensi solo al verbo ruspare, coniato dalla costosa combriccola di comunicatori, che consiste nell'abbattere tetti di baracche di morti di fame di cui non siamo più informati circa il destino, per non dire dei bacioni usati come messaggio di violenza), compariva, e compare appunto, come un pugno allo stomaco, anche la foto di vostra figlia. La ovunque evocata “piccola Mirta”.

Mi sono, o ci siamo sempre chiesti, anzi chieste: “Ma la madre, perché non si arrabbia e gli lascia fare tutto questo?” .

E' evidente che lui non ci arrivi da solo. Grazie quindi di averci dato l'occasione di chiederglielo e di farlo pubblicamente.

Sono d'accordissimo con lei in questo suo passaggio: "Rabbrividisco di fronte a un padre, che coinvolge una bambina di sei anni che ignora e nulla ha a che fare con le vicende politiche delle ultime settimane. Mi tremano le mani".

Ho la sua stessa reazione non appena vedo i post del papà di Mirta e le foto della bambina, in quel mondo indecoroso dei suoi social. Bambini crepano in mare o si friggono al sole nel post di sopra, mentre lui non molla e manda baci, e poi “la mia principessa” in quello di sotto.

Il Salvini che conosciamo, direbbe: “Non si può neanche essere orgogliosi di mostrare i propri figli? Ma stiamo scherzando?”

La risposta è: No. Non lo puoi fare. O meglio. Se pretendi rispetto per i tuoi figli non li puoi far comparire in mezzo ai peggiori commenti che si trovano nei tuoi social, fomentati peraltro da te. Rispettali tu per primo.

All'altro figlio sedicenne, figlio della prima famiglia tradizionale, ha saputo dare come lezione in pubblico “come ci si può approfittare dei privilegi da una posizione di potere”. Bello no? Usando la moto ad acqua della polizia, scusandosi poi per aver “agito da papà” (ma quanto gli servono i figli?), ma peggio di tutto, offendendo gravemente il giornalista che, giustamente, si era avvicinato e stava filmando il gesto.

Le ricordo, che il giornalista di Repubblica, ha subìto avvertimenti “ora sappiamo dove abiti” da parte di non ancora identificati personaggi. Sui quali sta indagando la magistratura. Questo sarebbe “Quel mondo che deve insegnare rispetto, lealtà e valori”, di cui lei parla.

Non solo. In una irrispettosa conferenza stampa, in bermuda e ciavatte, il papà di sua figlia disse allo stesso giornalista: “a te, che ti piace fotografare bambini”. Per riprendere quindi il suo scritto:“le parole allusive e meschine”. Non erano allusive affatto quelle del nostro educatore. Erano calunniose e dirette. Come se un giornalista, tra le altre cose, non potesse avere, ad esempio, dei figli che vanno a scuola. O una vita privata. Il ministro dell'Interno che gli dà del pedofilo, a casaccio, di fronte a tutta la stampa, come lo vede?

Che dire delle ragazze minorenni che l'hanno contestato e che poi sono state insultate dal papà di Mirta? Che se la prende sempre con i genitori dei giovani, parlando di educazione e schiaffi? Proprio lui, dice a altri come si educano i figli!

Contro le minori ha scatenato follower inferociti.

L'insegnante siciliana che è stata insultata e sollevata – ingiustamente- dall'incarico, dopo un post farneticante partito dalla leghista Bergonzoni che stava in tutt'altro ministero, lo vede come esempio di buona educazione alla scuola?

Boldrini, allora presidente della Camera, trasformata in pupazza di gomma, sbeffeggiata pubblicamente, le pare un bel modello di rispetto per sua figlia e la futura donna che sarà?

Aggiungiamo anche le reiterate affermazioni insultanti contro la capitana Rackete e la Gip che non ha convalidato l'arresto, come auspicato. Cui sta, giustamente seguendo, una clamorosa querela per diffamazione.

Si potrebbe continuare per pagine e pagine. Ma intendo sempre attenermi al suo scritto: "Sfregiare la loro intimità ed il loro equilibrio psicologico a fini politici è un delitto imperdonabile. Perché gratuito, miserabile e soprattutto ignorante".

Sono d'accordissimo. Solo che il destinatario della sua indignazione dovrebbe essere a mio avviso il papà di Mirta e non solo il post, occasionale e solo un po' sbracato del giornalista Sanfilippo.

Aggiungo che sulla scrivania dell'ex ministro, troneggiava, tra il ciarpame di rosari e santi come la scrivania di una fattucchiera, la foto di Mirta. Girata però a favore delle telecamere. Ancora una volta in pasto ai media e agli sguardi pubblici di tutti coloro che sono entrati nella sua stanza. Perché l'ha fatto? Per propagandare sul suo amore per i “bimbi”? Ma che roba è?

Lei, Giulia, perché non si è opposta?

Quanto appena esposto fin qui è solo evidenza. Basterebbe abbandonarsi a leggere come una Prosa dell'Orrore i social di papà Salvini e dei seguaci (lo fa ogni tanto Murgia appunto), dove – almeno su facebook- vengono bannati sistematicamente tutti i commenti critici. E questo a proposito dell'altra ennesima balla sulla libertà e a proposito di “lealtà” da insegnare.

Aggiungo che ovunque ci sono studi che avvertono sull'uso dei bambini nei social da parte dei genitori.

Primo, in relazione al messaggio che dà un genitore che dovrebbe proteggere il figlio. A maggior ragione se è un politico che punta costantemente il dito contro chi non la pensa come lui e scatena ondate di odio. Perché esporre in balia di chiunque il proprio figlio? Si può scegliere di “essere Salvini”, ma perché coinvolgere una bambina e poi lagnarsi se qualcuno la tira in ballo? Cosa sarebbe, l'ennesima prova di potere?

Secondo, aggiungo, che non si sa, una volta adulti, se gli ex bambini saranno contenti di essere stati dati in pasto a mille sconosciuti, dal proprio padre, e per il proprio tornaconto.

Inoltre, ci spiega perché noi sappiamo tutti come si chiama questa bambina che è così piccola? Non sappiamo nulla dei figli di nessun altro. Né ci interessa. Né politici, né star. Nessuno. A parte quelli degli influencer che riproducono le foto dei propri, ma almeno promuovono vestiti e costumi da bagno e non sono la causa di nessun male. Vero o percepito tale.

Di che tipo di “educazione” parlava dunque, nella sua lettera?

Quella: oggi andiamo a ruspare per vedere poi un bambino catapultato fuori dalla sua baracca che cerca di portarsi via i libri sotto gli occhi della polizia?

Precisamente perché come dice lei: "I nostri figli vanno a scuola, i nostri figli leggono i social (la mia per fortuna è ancora troppo piccola), i nostri figli guardano la tv, i nostri figli hanno bisogno di guide e di genitori che amino e che agiscano a protezione del loro bene più prezioso".

Non è certo il post del giornalista Sanfilippo destinato a naufragare nella rete. Ma i contenuti dei social del padre, punteggiati dalla foto della bambina. I libri che leggerà, i compagni di scuola che non saranno tutti figli di leghisti, la Storia che studierà. Parla di guide. Come si potranno motivare ad esempio gli insulti irripetibili che ha ricevuto Murgia? Che era un gioco?

Sono d'accordissimo ancora una volta con lei: per fortuna ancora non sa usare i social. Speriamo che l'ondata di odio si auto elimini come ha fatto il suo generatore e che sarà presto dimenticata.

Un caro saluto (e certo non bacioni).