Lorenzo Fioramonti lo aveva detto sin dall'inizio della legislatura: se non fossero arrivati più fondi per la scuola, si sarebbe dimesso. Dal giorno del giuramento al Quirinale, il ministro dell'Istruzione ha continuato a ripetere che se nella manovra economica non si fossero destinati almeno tre miliardi alla scuola, avrebbe lasciato il suo incarico. Ormai appare chiaro che questi fondi non arriveranno: la legge di Bilancio deve ancora ricevere il via libera ufficiale dalla Camera, ma il testo che è praticamente blindato destina solo un miliardo al Miur. Fioramonti deve quindi decidere se seguire quanto affermato e dare le dimissioni o rimanere nell'esecutivo fino a fine mandato.

Dopo gli strappi interni al Movimento Cinque Stelle sul Mes, per cui i senatori pentastellati Ugo Grassi, Stefano Lucidi e Francesco Urraro hanno deciso di abbandonare il partito di Luigi Di Maio e passare alla Lega, un nuovo addio potrebbe avere delle ripercussioni sul Movimento e sulla maggioranza di governo. Fra i Cinque Stelle sono in molti a chiedergli di rimanere. Nel frattempo sembrerebbe che Fioramonti abbia smentito eventuali passi indietro, ma l'approvazione finale da parte di Montecitorio al testo della manovra, in cui non sono previsti i fondi richiesti, programmato per lunedì 23 dicembre, potrebbe ancora cambiare le carte in tavola.

Non sono solo i compagni di partito a spingere perché il ministro rimanga al suo posto: anche il collega del Partito democratico e ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia, ha affermato: "Fioramonti è un eccellente ministro, ha fatto un lavoro straordinario. Spero che Lorenzo non solo resti, ma venga aiutato a fare un lavoro straordinario che sta facendo". Anche il sottosegretario al Miur ed esponente di Sinistra Italiana, Giuseppe De Cristofaro, ha lanciato un appello chiedendo a Fioramonti di non abbandonare il percorso intrapreso.

Caro Lorenzo,
ti chiamo per nome, perché in questi mesi di lavoro comune abbiamo imparato a conoscerci e abbiamo costruito un rapporto tra di noi fondato non solo sulla lealtà reciproca ma su una profonda condivisone di diverse questioni e valori di fondo.
Sull’eventualità delle tue dimissioni ho deciso di scriverti pubblicamente perché penso sia giusto aprire una discussione ampia, capace di coinvolgere chi la scuola italiana la vive e la anima ogni giorno. So bene di dire una cosa in contrasto con il principio indiscutibile della libertà delle scelte personali, ma non riesco a considerare questa tua possibile decisione come un fatto soltanto individuale.
Giustamente hai denunciato la scarsa centralità della scuola e dell’università italiana nel sistema politico ed economico del paese. La scuola, la più grande infrastruttura civile e sociale del paese, soffre ormai da decenni di scelte politiche sbagliate che ne hanno ridotto le risorse e frustrato le aspettative.
Bisogna cambiare molto e cambiare a fondo. Produrre un’onda lunga di netta discontinuità con l’impostazione, anche culturale, che ha segnato le ultime riforme. Per farlo abbiamo bisogno di risorse e investimenti certi e soprattutto di una visione strategica di questo governo che faccia dell’Istruzione, della Formazione e della Ricerca i pilastri su cui fondare il rilancio sociale, culturale, economico e civile del paese.
È vero, in questa legge di bilancio mancano le risorse necessarie per invertire la tendenza e non emerge questa visione strategica.
Ma le tue dimissioni, caro Lorenzo, non porteranno oggi in dote il miliardo in più che avremmo voluto e che manca e non aiuteranno in futuro il percorso di inversione della tendenza che auspichiamo.
In questi primi mesi, forse non abbiamo fatto abbastanza, ma abbiamo fatto bene. La direzione è quella giusta e la nostra grande ambizione di ridare centralità alla scuola e all’università italiana è ancora tutta aperta davanti a noi.
Non è questo il momento di arrenderci, ma quello della responsabilità verso una grande impresa collettiva.
E insieme possiamo farcela.

Nel frattempo, risalta l'assenza di Fioramonti alla cena tra ministri di ieri sera, documentata con una foto dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Intanto, il mondo universitario prende posizione. Gaetano Manfredi, presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui) ha dichiarato: "Siamo molto delusi: i finanziamenti che aspettavamo servivano in primis per i giovani. Un piano straordinario per i ricercatori e risorse a copertura delle esenzioni delle tasse universitarie (per la cosiddetta no-tax area). Tenendo conto che siamo già il Paese europeo con il minor numero di laureati, e che notoriamente la crescita economica nella società della conoscenza non può che basarsi sulla conoscenza, non credo che questa legge renda un servizio al futuro prossimo dei nostri cittadini".