Manovra 2027

Il governo prepara la mini Manovra. E contro il caro bollette, Meloni chiede ancora aiuto all’Europa

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A cura di Luca Pons
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La legge di bilancio 2027 potrebbe essere la più striminzita degli ultimi anni: si parte da appena 10 miliardi di euro. Tutti si gioca sui 14 miliardi di extra deficit, e soprattutto sui sette miliardi dedicati all’energia. Il governo Meloni vorrebbe usarli contro il caro bollette, ma se non convince l’Europa dovrà trovare i soldi altrove.

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha annunciato che ci sono "nuvoloni all'orizzonte", parlando davanti all'Aula della Camera quasi vuota. Le prospettive di "tempesta" non riguardano solo l'economia internazionale, ma anche la politica interna, ora che il governo è entrato nel vivo della stesura della manovra 2027. È l'ultima legge di bilancio prima delle elezioni, ma sembra che i margini di movimento siano davvero limitati: si parte da una somma di circa 10 miliardi di euro, tra le più risicate di sempre. Un tesoretto che, per essere chiari, non basterebbe nemmeno a rinnovare tutti i bonus e gli sgravi temporanei che sono in vigore quest'anno.

L'anno scorso la manovra, già considerata piuttosto striminzita, era partita da 18 miliardi di euro. Quest'anno, ai 10 miliardi ‘base' – che quasi per metà dovranno venire da un contributo di banche e assicurazioni ancora tutto da chiarire – se ne aggiungono circa 14 derivati dall'extra-deficit concesso dall'Unione europea. Questi però si possono usare solo in due settori: difesa ed energia. Sui sette miliardi per l'energia si concentra buona parte della battaglia politica del governo Meloni in Europa in queste settimane.

Il ministro Giorgetti lunedì, davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha rivendicato che intende convincere l'Ue a permettere di usare quei soldi anche contro il caro bollette: "Io vivo in mezzo alla gente normale", ha detto, e se "Europa dicono non c'è problema, le famiglie sopportino, per me è una scelta sbagliata". Al contrario, fin dall'inizio l'Unione europea ha insistito che gli Stati possono, sì, indebitarsi più di quanto avessero previsto a inizio anno, ma solo se quei soldi vengono fatti fruttare. Ovvero, niente bonus a pioggia, che servono a dare un sollievo temporaneo ma, appena terminate le misure, non hanno effetti ulteriori. Largo agli investimenti di lungo periodo, interventi che spingano il Paese verso la transizione ecologica, verso una minore dipendenza dalle fonti fossili.

Solo che gli investimenti di lungo periodo non danno risultati immediati, né particolarmente visibili agli elettori. Questo sarebbe già un problema normalmente, per il governo Meloni. Lo è ancor di più quando le famiglie e le imprese sono colpite duramente dal caro bollette e alle elezioni mancano pochi mesi, al massimo un anno. Quindi, questo è il braccio di ferro in corso a Bruxelles: l'Italia chiede una scappatoia, un allargamento dei paletti per poter usare quei soldi anche in misure di sostegno; se non ci riesce, il governo dovrà trovare altrove i fondi che servono. Un'impresa non facile, considerando le coperture ridottissime della legge di bilancio.

Proprio per aspettare gli esiti di questa trattativa, i tempi della manovra si sono allungati. La scadenza del 20 ottobre, non vincolante ma sempre osservata in passato come limite massimo per inviare il testo della legge di bilancio al Parlamento, questa volta salterà. Il Consiglio dei ministri potrebbe riunirsi comunque prima della fine del mese per approvare il ddl. Intanto, come ha detto il ministro Giorgetti a Fanpage.it, si preparano "i piani B, C e D". E tra le prime norme a saltare potrebbe esserci quella che era sembrata più certa: il taglio dell'Irpef per i redditi tra 50mila e 60mila euro lordi. Il costo sarebbe elevato (circa 3 miliardi di euro all'anno) e la platea non enorme (un milione di italiani, più 2,5 milioni che hanno redditi oltre i 60mila euro).

Da qui alla fine dell'anno i partiti del centrodestra si faranno avanti con le proprie rivendicazioni: dall'allargamento per la flat tax delle partite Iva alla riforma delle pensioni, dagli assegni minimi al taglio dell'Irpef. Il ministro Giorgetti ha detto chiaramente che la sua priorità è mantenere in ordine i conti e non superare il 3% di deficit, rispettando gli accordi fatti con l'Europa e uscendo dalla procedura di infrazione. Resta da vedere se riuscirà a respingere anche gli assalti – politici, si intende – della sua stessa maggioranza.

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