Non ci sono soldi. Quei pochi che ci sono, forse, li mette l’Europa. E comunque il futuro è nero. In estrema sintesi, questo è quel che ha detto ieri il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti davanti all’aula vuota di Montecitorio. E se vi sembra sconfortante – sia quel che ha detto Giorgetti, sia il disinteresse di chi ci rappresenta – non ce la sentiamo di biasimarvi.
In estrema sintesi: quella che verrà presentata in autunno sarà con ogni probabilità una delle leggi di bilancio più striminzite di sempre, e forse riuscirà nell’impresa di battere il record di quella dello scorso anno, che si diceva fosse avara di risorse per preparare i fuochi d’artificio della manovra pre-elettorale. E invece.
E invece, niente. Ci sono i 14 miliardi gentilmente concessi dall’Unione Europea per investire in rinnovabili, spalmati su tre anni. Forse, bontà loro, sarà chiesto un contributo alla banche – ma guai a chiamarla tassa sugli extraprofitti – per finanziare un mini taglio fiscale con cui provare a vendersela alle prossime elezioni. E forse – ormai l’hanno promesso, dura rimangiarlo – sarà resa permanente l’abolizione del bollo auto. Il resto, frattaglie.
Anzi, il resto sono nuvoloni, come li ha chiamati il ministro Giorgetti. Il debito pubblico raggiungerà il 138,5% del prodotto interno lordo nel 2027, toccando il livello più alto mai raggiunto di sempre. E la spesa per interessi, che Draghi ha consegnato a Meloni attorno ai 70 miliardi l’anno, ormai ha sfondato stabilmente quota 100, e da qui al 2029, dice l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, aumenterà del 4,5%. Con lo spread che continua a crescere, peraltro.
Ah, dimenticavamo: la crescita economica, che balla attorno all’1%, se la mangia tutta l’inflazione. E di soldi per adeguare pensioni e stipendi al caro vita, ovviamente, non ce n’è mezzo.
Intendiamoci, prima che vi fate illusioni: questo è quel che toccherà pure a un eventuale governo Schlein o Conte o “terzo uomo”, nel caso di una vittoria delle opposizioni alle elezioni. Trippa per gatti non ce n’è, perlomeno finché non finiscono le guerre in Ucraina e Iran e il costo dell’energia torna a livelli accettabili. Triste nemesi per chi inneggiava a Trump e Putin contro gli eurocrati di Bruxelles.