In sede di presentazione della riunione informale dei ministri dell’Interno dei Paesi Ue, che si sta svolgendo oggi a Tallinn, in Estonia, il ministro Minniti aveva spiegato quali sarebbero state le richieste italiane ai partner europei. Come confermato dall’action plan elaborato dalla Commissione Europea, l’Italia chiederà il via libera a stilare un codice di comportamento al quale le ONG che compiono operazioni di search and rescue al largo della Libia dovranno attenersi. Fra le norme è probabile che siano inseriti il divieto di ingresso in acque libiche, quello di spegnere i trasponder, l’obbligatorietà della presentazione dei bilanci con la lista dei finanziatori e nuove modalità per la collaborazione con le autorità di polizia giudiziaria italiana.

In più, Minniti avrebbe voluto che gli stati membri si impegnassero alla cosiddetta “regionalizzazione delle operazioni di salvataggio”, ovvero ad aprire i propri porti a eventuali sbarchi di migranti salvati nelle acque del Mediterraneo. La tesi italiana è quella che non si possa pretendere collegialità nelle operazioni di salvataggio lasciando poi che sia un solo Stato, il nostro, a doversi sobbarcare il sistema di accoglienza e gestione delle richieste di asilo e protezione internazionale. Inoltre, il nostro Paese intende chiedere la modifica delle regole di ingaggio dell’operazione Triton, in modo da ottenere maggiori margini di manovra per le navi di Marina Militare e Guardia Costiera.

Se probabilmente non ci saranno problemi per quanto concerne i finanziamenti alla Libia e il codice di condotta delle ONG, è molto difficile che siano accolte queste ultime richieste italiane.

Come riporta La Stampa, infatti, Francia, Olanda, Spagna e Belgio hanno già fatto sapere di non essere disponibili ad aprire i porti ai migranti salvati nel Mediterraneo e spingono perché invece si coinvolgano alcuni porti africani, come quelli di Tunisia, Egitto e della stessa Libia. Sulla stessa linea anche la Germania. Inoltre, “il commissario Ue per l’immigrazione Dimitris Avramopoulos non è d’accordo con la proposta italiana di cambiare il mandato per la missione Frontex Triton”, dal momento che ritiene che “fa già un lavoro molto buono e dunque si tratta solo di migliorare l’attuazione di quanto deciso”.