La situazione epidemiologica in Italia è sempre più critica. Continuano ad aumentare contagi e ricoveri e allo stesso tempo il tracciamento dei contatti dei positivi al Covid-19 non sta funzionando come dovrebbe praticamente in tutte le Regioni. Si tratta di una strategia fondamentale per arginare tempestivamente nuovi focolai, ma che al momento non si sta rivelando efficace nel contenere la diffusione dell'infezione. La fondazione Gimbe, un think tank che si occupa di ricerca in ambito sanitario e che dall'inizio dell'emergenza coronavirus ha monitorato l'andamento della curva epidemiologica in Italia, sottolinea come le misure anti-contagio introdotte dagli ultimi due Dpcm sono "insufficienti e tardive rispetto al trend di crescita" dei nuovi casi. In altre parole, i provvedimenti presi sin qui dal governo di Giuseppe Conte, così come le misure più restrittive varate in alcuni territori dai presidenti regionali, non saranno sufficienti a piegare la curva: "Per prevenire il sovraccarico di ospedali e terapie intensive e il conseguente incremento della letalità servono immediatamente misure di contenimento più rigorose nelle aree a maggior diffusione del contagio al fine di evitare un nuovo lockdown generalizzato", ribadiscono i ricercatori.

Il monitoraggio tra il 14 e il 20 ottobre

Nell'ultimo periodo preso in esame dalla fondazione Gimbe, tra il 14 e il 20 ottobre, rispetto alla settimana precedente, è stato evidenziato un incremento esponenziale dei nuovi casi a fronte anche di un rilevante aumento dei casi testati. Cresce il rapporto tra positivi e casi testati e aumentano gli attualmente positivi. Questi numeri in crescita chiaramente si riflettono anche sul carico per gli ospedali e per le terapie intensive: nell'ultima settimana, sottolinea Gimbe, è stata registrata un'impennata dei pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva. Infine, sono più che raddoppiati i decessi. Ecco i numeri emersi dal monitoraggio della fondazione, confrontati con quelli della settimana precedente.

  • Decessi: 243 (+112,5%)
  • Terapia intensiva: +356 (+69,3%)
  • Ricoverati con sintomi: +3.378 (+66,5%)
  • Nuovi casi: 33.778 (+95,9%)
  • Casi attualmente positivi: +55.546 (+63,7%)
  • Casi testati +124.989 (+24,7%)
  • Tamponi totali: +202.871 (+24,8%)

"Con l'aumentare vigoroso dei numeri, il dato nazionale non rendo conto di marcate differenze regionali, oltre che provinciali, che indicano le aree che richiedono provvedimenti più restrittivi per circoscrivere tempestivamente tutti i focolai e arginare il contagio diffuso", commenta il presidente della fondazione, il dottor Nino Cartabellotta.

Raddoppiano i nuovi casi di Covid-19 in Italia

Questa settimana si sono registrati 33.778 nuovi casi di coronavirus in Italia: sono quasi il doppio rispetto alla settimana precedente. A livello nazionale, l'incremento percentuale dei casi totali è del 18,9%: un dato che non è però omogeneo su tutto il territorio nazionale, in quanto si va dal 7,8% della Provincia Autonoma di Trento al 44,9% della Campania.

Anche per quanto riguarda i casi testati, le performance regionali sul testing & tracing sono molto diverse tra loro. Se la media nazionale è di 1.045 casi testati ogni 100mila abitanti, questo dato varia poi dai 561 della Provincia Autonoma di Trento ai 1.832 del Lazion. "Il dato più allarmante è la brusca impennata del rapporto positivi/casi testati dal 7% al 10,9%, che certifica il fallimento del sistema di testing & tracing per arginare la diffusione dei contagi", aggiunge Cartabellotta. Queste variabili regionali, inoltre, proseguono i ricercatori di Gimbe, testimoniano come la "prima diga" sia saltata in alcune Regioni. Ad esempio, è ciò che si riscontra in Valle d'Aosta, dove è positivo un caso testato su 3, o in Liguria dove il dato arriva a 1 su 4.

"In questa fase di rapida risalita dei contagi piuttosto che contare i numeri del giorno è fondamentale seguire la dinamica delle curve su base settimanale. Infatti, dal 6 ottobre si impenna il trend dei casi attualmente positivi, dei pazienti ricoverati con sintomi e di quelli in terapia intensiva, seguito una settimana dopo da quello dei decessi", continua Cartabellotta. In altre parole, se guardiamo ai numeri assoluti cambia certamente l'ordine di grandezza tra nuovi positivi, sintomatici, ricoverati in terapia intensiva e decessi. Ma in sostanza, l'andamento delle curve è molto simile.

L'andamento dei ricoveri e dei decessi

Questo raddoppio dei casi positivi nelle ultime settimane, proseguono i ricercatori di Gimbe, ha espanso in maniera rilevante il bacino degli attualmente positivi, che hanno raggiunto quota 142.739. Anche in questo caso, i numeri sono variabili rispetto ai territori: al 13 ottobre, su una media nazionale di 236 casi attualmente positivi per 100mila abitanti, il range va dai 64 della Calabria ai 577 della Valle d'Aosta. Per quanto riguarda le ospedalizzazioni, il trend è diventato esponenziale. Tra il 14 e il 20 ottobre i pazienti ricoverati con sintomi sono aumentati del 66,55% (+3.378) e quelli in terapia intensiva del 69,3% (+356), con un rapporto costante di 10:1. Anche per quanto riguarda i decessi, il trend è stato in lento ma costante aumento. Nell'ultima settimana le vittime del Covid-19 sono più che raddoppiate, passando da 216 a 459: il trend di crescita si allinea quindi a quello dei pazienti ospedalizzati e in terapia intensiva.

Questi dati, tirando le somme, confermano che i sistemi di tracciamento sono "saltati in gran parte del territorio nazionale", commentano dalla fondazione. Ora l'obiettivo primario è quello di prevenire il sovraccarico di ospedali e terapie intensive. "L'avvicendarsi di Dpcm a scadenza settimanale e la parallela introduzione di ulteriori misure in alcune Regioni, dal coprifuoco alla chiusura dei centri commerciali nel weekend, dimostrano tuttavia che la politica non ha una vera strategia per contenere la seconda ondata", afferma Cartabellotta. "Se, come riferito dal premier Conte in Parlamento, l'obiettivo è quello di tutelare sia la salute che l'economia, Governo, Regioni ed enti locali devono prendere atto che il virus corre sempre più veloce delle loro decisioni. Non si può continuare a inseguirlo basandosi sui numeri del giorno che riflettono i contagi di 15 giorni prima, ma occorre guardare alla proiezioni delle curve a 2 settimane per decidere immediatamente lockdown mirati, eventuali zone rosse e misure restrittive molto più rigorose".