Ci sono oltre 45 mila casi attivi di coronavirus al momento nel nostro Paese. E allo stesso tempo continuano ad aumentare i pazienti positivi che vengono ricoverati. Sebbene questi numeri siano lontani dal picco dell'epidemia raggiunto la scorsa primavera e sebbene la situazione nel nostro Paese sia nettamente migliore rispetto a quanto non si registri in molti alti Paesi europei, è necessario mantenere alto il livello di allerta e giocare d'anticipo per contenere una seconda ondata. Per poterlo fare la fondazione Gimbe, un think tank che si occupa di ricerca in ambito sanitario e che da diversi mesi monitora la curva epidemiologica nel nostro Paese, avverte di come sia necessario potenziare il sistema di testing, facendo quindi più tamponi, isolando poi tempestivamente i casi sospetti e tracciare i loro contatti. Ma non solo: i ricercatori sottolineano anche come sia necessario spingere per una più ampia copertura della vaccinazione antinfluenzale. E infine, ribadiscono l'importanza di continuare a rispettare tutte le regole anti-contagio.

L'aumento dei nuovi casi nell'ultima settimana

Nell'ultima settimana, tra il 16 e il 22 settembre, rispetto al precedente periodo preso in esame è stato registrato un ulteriore aumento dei nuovi casi di Covid-19 (10.907 contro 9.837). A questo corrisponde anche un lieve aumento dei casi testati (385.324 contro 370.012). Aumentano quindi gli attualmente positivi (45.489 sui 39.712 della settimana precedente) e i pazienti ricoverati con sintomi (2.604 contro 2.222). Lo stesso vale per quelli in terapia intensiva che passano dai 201 del precedente periodo preso in esame ai 239 dell'ultima settimana. Infine, dopo la sostanziale stabilità nei casi di decesso registrata nella settimana precedente, questi tornano ora a salire, passando da 70 a 105.

Sono sempre di più i casi attualmente positivi

"Nell’ultima settimana risale l’aumento dei nuovi casi, in conseguenza dell’incremento sia dei casi testati sia del rapporto positivi/casi testati. Si conferma inoltre la crescita costante dei pazienti ospedalizzati con sintomi e di quelli in terapia intensiva", commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione. L'aumento dei nuovi focolai determina quindi la progressiva crescita dei nuovi casi settimanali: siamo passati dai 1.408 nuovi casi registrati nella settimana tra il 15 e il 21 luglio ai 10.907 dell'ultima settimana presa in esame. Il rapporto tra positivi e casi testati è passato dallo 0,8% al 2,8%. Anche se, va specificato, con ampi divari regionali che vanno dall'1,1% della Basilicata al 6,5% della Liguria.

Le differenze tra le Regioni

I casi attualmente positivi sono quasi quadruplicati se confrontati con i dati di fine luglio. Si va da 12.482 a 45.489. Questi sono però distribuiti in modo molto variabile tra le diverse Regioni. I ricercatori di Gimbe, per sottolineare proprio le disparità nella situazione epidemiologica a livello territoriale, hanno compilato un grafico in cui evidenziano la densità del contagio (cioè i casi attualmente positivi per 100 mila abitanti), la velocità di diffusione del contagio (quindi l'incremento percentuale dei casi), e la capacità di testing delle Regioni (cioè il numero di casi testati per 100 mila abitanti).

Aumentano i pazienti ricoverati con sintomi

L'incremento dei nuovi casi ha anche un riflesso sull'andamento dei ricoveri. Negli ultimi due mesi, infatti, i pazienti ricoverati con sintomi sono aumentati da 732 a 2.604 e quelli in terapia intensiva da 49 a 239. "Fortunatamente la composizione percentuale dei casi attualmente positivi si mantiene costante: mediamente il 93-94% sono asintomatici/oligosintomatici; i pazienti ricoverati con sintomi rappresentano il 5-6% del totale e quelli in terapia intensiva lo 0,5%, anche se con differenze regionali rilevanti", sottolinea Cartabellotta. La percentuale dei ricoverati con sintomi (in rapporto ai casi attivi) va dal 2,4% della Provincia autonomia di Trento al 9,7% della Liguria. Per quanto riguarda invece i ricoverati in terapia intensiva si passa dallo 0% della Provincia Autonoma di Trento e della Valle d'Aosta all'1,2% della Sardegna. Nell'ultima settimana presa in esame da Gimbe circa l'85% dei ricoverati con sintomi si concentra tra Lazio (482), Campania (360), Lombardia (294), Sicilia (224), Puglia (204), Emilia-Romagna (185), Piemonte (164), Liguria (148) e Veneto (141). Allo stesso tempo, l'92,8% di quelli in terapia intensiva è distribuito tra 9 Regioni: si tratta di Lombardia (34), Lazio (31), Campania (23), Emilia-Romagna (22), Toscana (21), Sardegna (21), Liguria (17), Sicilia (15) e
Veneto (14).

"Se da un lato si tratta di numeri che al momento non generano alcun sovraccarico dei servizi ospedalieri dall’altro non bisogna sottovalutare il trend in costante aumento che impone di mantenere la guardia molto alta, soprattutto in alcune Regioni", commenta Cartabellotta. I tassi di ospedalizzazione su 100 mila abitanti sono superiori alla media nazionale (4,7) in Liguria (10,6), Lazio (8,7), Sardegna (7,1), Campania (6,6), Puglia (5,3) e Sicilia (4,8).

La curva epidemica e i ricoveri crescono da due mesi

Da otto settimane continua a crescere la curva epidemica e i ricoveri continuano a crescere. Al momento i dati non permettono di ipotizzare che a breve ci siano alcune flessioni di qui a breve. Al contrario, la riapertura delle scuole e l'aumento della circolazione del virus nella stagione invernale, ma anche l'arrivo delle influenze stagionali e la vita negli ambienti chiusi, impongono di mantenere alto il livello di allerta. "Se è vero che rispetto ad altri Paesi europei manteniamo ancora un vantaggio rilevante grazie ad un lockdown più tempestivo, intenso e prolungato e a riaperture più graduali, non è il caso di adagiarsi sugli allori, ma bisogna giocare d’anticipo sul coronavirus per contenere la seconda ondata ed evitare sovraccarichi del sistema sanitario", ribadisce Cartabellotta.

Che poi conclude: "Innanzitutto, serve un potenziamento consistente del sistema di testing & tracing oltre che adeguate misure per l’isolamento domiciliare; in secondo luogo devono essere garantite le coperture vaccinali a tutte le categorie a rischio; infine, bisogna assicurarsi che i servizi sanitari delle Regioni del centro-sud, meno avvezzi alla gestione dell’emergenza ospedaliera da Covid-19, siano adeguatamente organizzati e potenziati. Tutti noi infine, oltre a rispettare rigorosamente tutte le misure raccomandate, siamo chiamati a proteggere al meglio gli anziani e le persone fragili, vista la notevole circolazione in ambito familiare del virus, soprattutto tra giovani asintomatici".