Fratelli d’Italia non toglierà la fiamma dal simbolo per le elezioni 2027, Bonelli: “È legame con il fascismo”
Fratelli d'Italia non toglierà la fiamma dal proprio simbolo, in vista delle prossime elezioni politiche. A ribadirlo è stato il presidente del Senato, Ignazio La Russa: "Noi non ci pensiamo proprio". Per le opposizioni la decisione di lasciare lo storico simbolo del Movimento Sociale Italiano, partito erede del fascismo, è la dimostrazione di un legame mai davvero reciso con il Ventennio.
Non è la prima volta che la fiamma finisce al centro delle polemiche. Negli anni più volte Giorgia Meloni è scesa in campo per difendere il simbolo, che a suo dire non avrebbe nulla a che fare con il fascismo, ma piuttosto rappresenterebbe il percorso fatto dalla destra democratica nella storia repubblicana. Nonostante le richieste di Liliana Segre, senatrice a vita e superstite dell'Olocausto, Meloni si è sempre rifiutata di toglierla.
Due anni fa, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani aveva riaperto il dibattito suggerendo che fosse arrivato il momento di "spegnere" la fiamma. La posizione del ministro però, aveva incontrato l'opposizione di alcuni dirigenti ed esponenti storici del partito, come il deputato Fabio Rampelli, uno dei fondatori.
Così come si era aperta quindi, la polemica è stata rapidamente chiusa. Negli anni successivi non se n'è più fatto nulla e oggi la questione sembra definitivamente archiviata. O almeno così risulta dalle parole del presidente del Senato. "Non ci pensiamo nemmeno. Non ho mai sentito qualcuno fra i nostri ipotizzarlo", ha dichiarato La Russa al Quotidiano nazionale. "E noi non siamo fermi, siamo gli unici che hanno fatto i conti con la propria storia", ha rivendicato. "Io credo che non ci sia bisogno di una nuova natura della destra. Occorre conservare una concezione pragmatica, sì liberale, ma guidata da un faro: l'interesse nazionale e europeo". Contestualmente, "c'è di sicuro un'evoluzione del pensiero della destra italiana, ma non passerà mai da una perdita della propria identità".
Le opposizioni contestano le affermazioni della Seconda carica dello Stato. "Chi fa davvero i conti con la storia non tiene nel simbolo la fiamma del Movimento Sociale Italiano, il partito fondato nel 1946 da reduci del regime fascista e della Repubblica di Salò. La fiamma è il simbolo che lega Fratelli d'Italia al fascismo", ha dichiarato il leader di Avs, Angelo Bonelli. "E la responsabilità di tenerla lì è prima di tutto di Giorgia Meloni, leader del partito e presidente del Consiglio. È stata lei a riportarla nel simbolo di Fratelli d'Italia ed è lei che ogni volta sceglie di non toglierla. Meloni ha detto più volte che la destra italiana ha consegnato il fascismo alla storia, ma poi va alle elezioni sotto la fiamma del MSI", ha aggiunto.
Per Bonelli, questa è "la vera natura della destra di Meloni: si dice liberale ed europea nelle interviste e nei vertici internazionali, ma resta aggrappata al fascismo. E mentre difendono òa fiamma, gli italiani si scottano davvero alla pompa, dove i prezzi dei carburanti continuano a pesare sulle famiglie. E si scottano con le bollette di luce e gas, mentre il governo Meloni protegge le rendite delle grandi società energetiche invece di tagliare i costi a chi fa fatica ad arrivare a fine mese", ha rimarcato.
È dello stesso avviso Andrea Casu, deputato del Partito Democratico. "Nell'ottantesimo anniversario dell'elezione dell'Assemblea Costituente, le parole della seconda carica dello Stato rappresentano un insulto ai valori della Costituzione nata grazie all'eroica resistenza al nazifascismo. I conti che La Russa ha fatto con La storia non tornano", ha dichiarato. "La fiamma nel simbolo è il cordone ombelicale che ancora lega Fratelli d'Italia alla tradizione neofascista del Movimento Sociale Italiano, fondato da ex esponenti della Repubblica sociale italiana. La scelta di rivendicare orgogliosamente che nessuno abbia mai pensato di rimuoverla dal simbolo tradisce La vera natura della destra di Giorgia Meloni: pragmatica e liberale solo a parole ma non meno pericolosa di Vannacci nei riferimenti valoriali e nell'azione concreta".