Finte partite Iva, tra nuove misure e vecchi problemi
Il problema delle finte partita Iva, ovvero di quei rapporti di lavoro mascherati da autonomi ma in pratica di lavoro dipendente, sono una delle tante facce della flessibilità malata del nostro Paese, una forma per pagare meno dipendenti che altrimenti andrebbero assunti con contratti di lavoro subordinato. Il Governo Monti con la nuova riforma del lavoro ha promesso un giro di vite contro le finte partita iva attraverso nuove norme e maggiori controlli, ma che in realtà per molti sono solo un palliativo ad una situazione troppo grave.
I paletti posti dal Governo – Il testo definitivo della riforma come si sa ancora non è stato scritto, ma la bozza che il Governo presenterà in Parlamento ha messo nero su bianco che l'Esecutivo si impegna a "razionalizzare il ricorso a collaborazioni professionali con titolarità di partita Iva" anche attraverso il sanzionamento degli usi impropri. Nello specifico il Governo ha posto tre condizioni essenziali perché un rapporto di lavoro non possa più considerarsi autonomo ma subordinato con carattere coordinato e continuativo: se la collaborazione dura più di 6 mesi, se il lavoratore è monocommittente, cioè se gli introiti del dipendente sono derivanti principalmente da un'unica collaborazione, e se il lavoratore è costretto a spostarsi sempre sul posto di lavoro presso la sede istituzionale del committente.
Mancanza di controlli – Regole ferree come si intuisce che peraltro prevedono una conversione automatica ad un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Ma per i molti possessori di finte partita Iva nasconde una mancanza fondamentale che poi si ripercuote sull'efficacia della normativa, ovvero i controlli. Perché in realtà come è evidente la riforma si concentra su alcuni punti che in pratica andrebbero verificati costantemente dall'ispettorato del lavoro che, in realtà, fa e potrà fare ben poco nel prossimo futuro. A meno che la riforma non si occupi di riordinare anche il sistema degli ispettorati aumentandone capacità ed efficienza queste norme purtroppo potrebbero rimanere solo sulla carta senza alcuna applicazione reale.
Le partite Iva in Italia – Il fenomeno delle finte partita Iva non è quantificabile proprio perché non è divisibile dalle normali partite iva, eppure molti indagini e questionari hanno portato alla luce questa modalità che sempre più spesso le aziende usano per risparmiare ma anche per non avere problemi di esuberi, preferendo imporre ai dipendenti questa soluzione, più conveniente anche dei contratti a progetto. Ma il fenomeno è ben chiaro anche guardando al totale delle partite iva in Italia che sono oltre 5 milioni e mezzo ad indicare chiaramente un'anomalia tutta italiana.