
Ok, Giorgia Meloni non implora una fotografia con Donald Trump, e nemmeno l’Italia. Ne prendiamo atto. Ma ci sono modi peggiori di una photo opportunity per perdere la faccia. E l’Italia, in politica estera, in questo anno e mezzo di presidenza Trump, l’ha persa parecchie volte.
Andiamo a memoria: l’ha persa quando è entrata come osservatore – unica grande democrazia Occidentale – in quella pagliacciata anti Onu chiamata Board of Peace. E quando si è augurata che Trump potesse ricevere un giorno il Nobel per la pace.
L’ha persa quando di fronte all’attacco americano e israeliano di un Paese sovrano come l’Iran ha detto che non condivideva e non condannava quell’azione militare. Come se fosse una cosa normale.
L’ha persa quando ha detto che l’attacco al Venezuela con annesso rapimento del suo presidente Maduro era una “legittima azione difensiva” degli Stati Uniti d’America.
L’ha persa quando ha piegato il capo di fronte alla richiesta americana di spendere il 5% del nostro PIL in armi e succedanei, possibilmente americane, come se non fosse un’ingerenza di una potenza straniera sulla nostra sovranità, a proposito di patriottismo.
L’ha persa quando Trump minacciava di invadere la Groenlandia, e lei si faceva portavoce ed esegeta del suo pensiero, definendo i suoi metodi “un po’ assertivi”, ma necessari a far capire a Cina e Russia che gli Usa “non accetteranno ingerenze eccessive di altri attori stranieri in un’area così strategica”. E pazienza se quell’area strategica è un pezzo dell’Unione Europea.
Caso vuole che la dignità sia magicamente ricomparsa quando la popolarità di Trump ha cominciato a inabissarsi, quando il referendum è andato perso, quando il vantaggio elettorale sull’opposizione è evaporato. Ma soprattutto quando i conti pubblici non sono più tornati e abbiamo perso l’accesso alle linee di credito agevolate per comprare armi senza intaccare il nostro deficit di bilancio. E di questo ci sarà da rendere conto a Trump nel vertice Nato di Ankara del 6 e 7 luglio.
Quindi ok, viva Meloni che ha difeso l’orgoglio patrio con un video di un minuto. Ma almeno diciamoci come stanno le cose: che sessanta secondi di vittimismo non cancellano un anno e mezzo di genuflessioni.
Soprattutto se il risultato di tanto servilismo nei confronti di Usa e Israele, che tanto ha indispettito i nostri partner europei, non è servito nemmeno a tenerci buoni Trump e Netanyahu.