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Elezioni in Lazio e Lombardia, il centrodestra vince e ora governa in 15 Regioni

Con la vittoria di Attilio Fontana in Lombardia e di Francesco Rocca nel Lazio, il centrodestra che compone il governo Meloni è alla guida di quindici Regioni italiane su venti. Ecco risultati definitivi dei candidati, tutti i partiti e i dati sull’affluenza.
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A cura di Luca Pons
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Alle elezioni regionali di Lazio e Lombardia hanno vinto i candidati del centrodestra. Per la maggioranza di governo si tratta di una conferma in Lombardia, che era già governata dal rieletto Attilio Fontana, mentre il Lazio passa dall'amministrazione di centrosinistra e Movimento 5 stelle guidata da Nicola Zingaretti al candidato del centrodestra, il neoeletto Francesco Rocca. In entrambe le Regioni i partiti della maggioranza superano il 50% dei voti, anche se nel guardare i numeri bisogna tenere conto di un'astensione record.

Ora, i partiti che sostengono il governo Meloni si trovano a governare in quindici Regioni su venti. Al centrosinistra restano la Campania di Vincenzo De Luca,  l'Emilia-Romagna guidata dal candidato alla segreteria del Pd Stefano Bonaccini, la Puglia sotto la presidenza di Michele Emiliano e infine la Toscana, il cui presidente è Eugenio Giani. Resta la Valle D'Aosta, a guida autonomista ma in cui la Lega è il primo partito. Le altre quindici Regioni sono tutte amministrate da una giunta di centrodestra.

I risultati definitivi delle elezioni regionali in Lombardia

Nelle elezioni in Lombardia, presidente uscente Attilio Fontana viene riconfermato con il 54,67% dei voti totali. Il candidato di centrosinistra e Movimento 5 stelle, Pierfrancesco Majorino, ha circa venti punti di distacco: 33,93% il risultato definitivo, poco più di 1,1 milioni di voti. Al terzo posto Letizia Moratti, che si era candidata con il Terzo polo di Azione e Italia viva, non supera il 10% (9,87% il risultato finale). La quarta candidata, Marzia Ghidorzi di Unione popolare, prende l'1,53% dei voti.

Per la coalizione di governo è un successo, anche se la Lega – il partito che Fontana rappresenta – ne esce come secondo partito della Lombardia: ha ottenuto il 16,53% dei voti complessivi, contro il 25,18% di Fratelli d'Italia. Le proporzioni sono all'incirca quelle delle scorse elezioni politiche, il 25 settembre 2022, quando Fratelli d'Italia si era attestato attorno al 30% e la Lega attorno al 15%. A Milano, dove Fontana vince con un margine molto più ristretto (44% dei voti contro il 42% di Majorino), la Lega si ferma al 10% dei voti.

Nella coalizione di centrosinistra e Movimento 5 stelle, il Partito democratico migliora il suo risultato rispetto alle elezioni politiche con il 24,96% dei voti (non aveva superato il 20% in media nella Regione, il 25 settembre). C'è invece un leggero calo per il Movimento 5 stelle, che si ferma al 4,91%. Un dato vicino a quello ottenuto dall'Alleanza Verdi-Sinistra, con il 4,56%.

Elezioni regionali in Lazio, i risultati definitivi

Nelle elezioni nel Lazio viene eletto Francesco Rocca, ex presidente della Croce Rossa Italiana e candidato del centrodestra, con il 53,88% dei voti – quando mancano appena 7 seggi da scrutinare – contro il 33,50% del candidato di centrosinistra e Terzo polo, Alessio D'Amato. Donatella Bianchi del Movimento 5 stelle raccoglie il 10,76% dei voti, le altre due candidate superano l'1%.

In Lazio, il predominio di Fratelli d'Italia all'interno della coalizione è molto più marcato: il partito di Giorgia Meloni ha il 33,62% dei voti, mentre Forza Italia e Lega sono entrambi di poco al di sopra dell'8%. A Roma – dove la differenza tra i due candidati principali è leggermente meno ampia, 50% per Rocca e 36% per D'Amato – FdI arriva al 34,3% e i partiti di Matteo Salvini e Silvio Berlusconi non superano il 7%.

Nella coalizione tra centrosinistra e Terzo polo, il Partito democratico vede un risultato migliore rispetto a quello delle politiche del 25 settembre: raccoglie il 20,25% dei voti, una soglia che alle elezioni nazionali aveva superato solo a Roma. Il Terzo polo, invece, si ferma al 4,87% delle preferenze. Alle scorse elezioni, aveva ottenuto poco più del 6% nella circoscrizione che include tutte le province del Lazio tranne Roma, e nella Capitale era arrivato addirittura al 14%.

Affluenza, l'astensione è al livello più alto mai registrato

In entrambe le Regioni, il dato sull'astensionismo è quello più alto mai registrato. Secondo le indicazioni ufficiali, la partecipazione al voto si è fermata al 37,2% nel Lazio e al 41,68% in Lombardia. Nelle scorse elezioni regionali, quelle del 2018, il dato era stato del 66,55% in Lazio e del 73,11% in Lombardia. Una differenza di quasi 30 punti percentuali. In media, nelle due Regioni, sei elettori su dieci hanno scelto di non andare a votare.

Schlein: "Il Pd ha inseguito il centro", Bonaccini: "Costruiamo una sinistra che torni a vincere"

I due candidati favoriti per la corsa alla segreteria del Partito democratico, Elly Schlein e Stefano Bonaccini, hanno commentato la sconfitta del loro partito. La deputata ha detto che "non è colpa dei candidati", dato che "le condizioni di partenza erano difficilissime". La responsabilità sarebbe di chi "per anni ha inseguito il centro, senza accorgersi che si stava perdendo la sinistra, un intero blocco sociale che ha preferito astenersi anziché votare Pd".

Più volte, Schlein ha sostenuto che il Partito democratico dovrebbe orientarsi più a sinistra per rivolgersi a un bacino di elettori che la politica non riesce a rappresentare: "Il Pd deve cambiare tutto ed essere un partito di sinistra che rappresenta chi non ce la fa", ha detto oggi in un'intervista a Repubblica, ribadendo di essere l'unica tra i candidati alla segreteria a "non aver fatto parte del gruppo dirigente del Pd negli ultimi dieci anni, durante i quali si è rotto il rapporto con i nostri mondi di riferimento".

Stefano Bonaccini, attuale presidente dell'Emilia-Romagna, ha dichiarato invece che "le opposizioni si devono trovare su lotte comuni: su lavoro, scuola e sanità pubbliche". Per questo, è necessario chiarire se sui temi centrali "5 Stelle e Terzo Polo sono pronti a impegnarsi con noi in Parlamento e nel Paese". In un'intervista al Quotidiano nazionale, Bonaccini ha detto che "senza un Pd che torni forte ed espansivo non c'è alleanza che tenga. Sono fiducioso che prevarrà la volontà di costruire un Pd più grande e più forte. Non una sinistra di protesta o di testimonianza, ma con l'ambizione di tornare a vincere".

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