La mattina dopo il voto in Emilia-Romagna e Calabria deve essere stato un momento di riflessione per la Lega. Metabolizzare la débâcle in entrambe le regioni sarà sembrato al segretario Matteo Salvini un processo scomodo ma quanto mai necessario. Perché l'esame di realtà avrà toccato sia la sconfitta al Nord, dove il governatore uscente Stefano Bonaccini è stato riconfermato alla guida della sua Emilia-Romagna, con un ampio scarto di voti, più di quanto i dem potessero sperare. Ma l'amara verità è che anche in Calabria, pur potendo festeggiare insieme all'azzurra Jole Santelli, che si è presa la vittoria senza problemi, la Lega non poteva fare a meno di Forza Italia, che ha condotto il centrodestra verso il trionfo.

Eppure doveva essere sembrata una buona idea forzare la mano e compiere un gesto dimostrativo che ha pericolosamente ricordato modalità da ‘rappresaglia' dei regimi totalitari. Qualcuno, come il giurista Gustavo Zagrebelsky, ha anche azzardato un parallelismo, purtroppo fin troppo calzante, con la tragica notte dei cristalli, che sfociò nel pogrom contro gli ebrei nella Germania del 1938. Stiamo parlando naturalmente del tentativo di incursione di Salvini al quartiere Pilastro, periferia di Bologna, nell'abitazione di una famiglia di tunisini, indicata all'ex ministro – da una comune cittadina – come il ‘covo' degli spacciatori di zona. Le circostanze che hanno condotto Salvini a voler verificare di persona la presenza di eventuali pusher nella palazzina sono poco chiare. Quel che è certo è che nel farlo Salvini, non soltanto potrebbe aver commesso una serie di reati, come vi abbiamo spiegato qui, ma ha esposto alla gogna un minorenne, stando ben attento a sottolinearne la nazionalità, sulla base di semplici dicerie, e di fatto sostituendosi alle forze dell'ordine. Un episodio gravissimo che rischia di portare anche conseguenze a eventuali indagini sullo spaccio in zona, oltre a compromettere irrimediabilmente la reputazione del giovane. Ma i cittadini questa volta non gliel'hanno perdonata.

Proprio nella zona infatti la gente si è ribellata alla retorica razzista e al sostanziale disinteresse di Salvini verso le più banali regole del vivere in comunità: i ‘pilastrini', come vengono chiamati gli abitanti del quartiere, hanno votato in massa per il Pd e Stefano Bonaccini e tolto alla Lega preferenze, rispetto alle Europee. A spiegare il fenomeno all'AdnKronos è stato Vilmer Poletti, segretario del Circolo del Pilastro del Pd: "Il Pd ha agganciato e superato le percentuali delle ultime Europee passando dal 40% al 42-43%. Stefano Bonaccini qui è arrivato al 54%. Il centrodestra si è fermato al 35%, con la Lega che ha perso dai 2 ai 3 punti passando dal 27% delle Europee al 24-25%, nonostante abbiano votato più persone. FdI, nonostante i voti portati dal candidato Marco Lisei, consigliere comunale, che li ha tolti a FI, è rimasto stabile al 4-5%".

Il blitz di Salvini si è rivelato insomma un boomerang per Salvini, e ha portato alle urne molti cittadini italiani di origine tunisina "che forse non sarebbero venuti a votare e che abbiamo visto alle urne, ieri. Il quartiere del Pilastro ha tenuto, aumentando la fiducia nel Pd, e ha reagito alle citofonate di Salvini" ha concluso Poletti.

Salvini non si pente del blitz al citofono

Alla conferenza stampa al Zanhotel di Bentivoglio, vicino Bologna, il leader del Carroccio Matteo Salvini è apparso sicuro di sé, e non ha mostrato alcun segno di autocritica: "La citofonata al Pilastro? Sì, rifarei tutto, citofono, videotelefono, tutto quanto. I voti li abbiamo presi, Lucia ha preso in milione di preferenze, in alcune province abbiamo pure vinto", ha detto mentre Borgonzoni era accanto a lui ad annuire.