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Dall’esordio di Vannacci ai non detti sul Quirinale: cinque cose che non avete notato nella conferenza stampa di Meloni

Ci sono Trump e la Groenlandia, Gaza e il Venezuela, i rampolli Berlusconi e il referendum sulla giustizia, nelle risposte di Giorgia Meloni alle domande dei giornalisti, durante la conferenza stampa di inizio anno. Ma ci sono anche anche aspetti meno evidenti e altrettanto interessanti, nelle frasi della premier. Abbiamo provato a mettere in fila cinque “messaggi in bottiglia” di Meloni durante l’incontro con i media.
A cura di Marco Billeci
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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è sottoposta a quaranta domande, per la conferenza stampa di inizio anno. Un'occasione rara – considerata l'allergia della premier agli incontri con i giornalisti – in cui sono stati affrontati i grandi temi della politica internazionale e  interna. Oltre alle risposte su Trump e sulla Groenlandia, sul referendum e sui rapporti con gli alleati di governo, Meloni ha detto (e non detto) anche altro. Per chi l'ha vista e per chi non c'era, ecco cinque passaggi della conferenza stampa, di cui forse non vi eravate accorti.

Il Quirinale. "I miei rapporti con il Quirinale… con il presidente della Repubblica sono ottimi" ha detto Meloni, rispondendo a una domanda nel corso della conferenza stampa. La correzione tra il primo termine usato "Il Quirinale" e il secondo "Il presidente della Repubblica" potrebbe essere solo una questione di forma. Ma potrebbe anche nascondere qualcosa di più. Meloni infatti ha tenuto a rimarcare la "l'ottima collaborazione" con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, anche se "non siamo sempre d'accordo".

Altra cosa invece è la relazione con "il Quirinale", cioè l'insieme di consiglieri e dirigenti che siedono al Colle, negli ultimi mesi spesso oggetto di attacchi, sospetti e teorie del complotto – dal caso Garofani in giù – da parte di esponenti del governo e di Fratelli d'Italia. Ecco, forse, quel correggersi di Meloni significa che con gli alti papaveri del Quirinale i rapporti proprio ottimi non sono. Sullo sfondo di tutto c'è la corsa per la  successione a Mattarella. In risposta a un'altra domanda, durante il confronto con i cronisti, la premier ha detto che l'ipotesi di provare a diventare presidente della Repubblica nel 2029 "attualmente" non è nei suoi radar. Attualmente, il diavolo a volte si nasconde negli avverbi.

Vannacci. A nostra memoria, Giorgia Meloni non aveva mai citato Roberto Vannacci in un'occasione pubblica. Nel 2024, sempre nel corso della conferenza stampa di inizio anno, a chi le chiedeva un parere sul libro "Il Mondo al Contrario" dell'ex generale, lei rispose di non averlo letto. Poi più niente. Meloni ha sempre scelto di ignorare le sparate di Vannacci, nel frattempo diventato eurodeputato e vicesegretario della Lega.

Fino a oggi, quando rispondendo a una domanda sulla contrarietà di Vannacci e altri esponenti del Carroccio riguardo al rinnovo del decreto per l'invio di armi all'Ucraina, la premier ha attaccato frontalmente il vicesegretario leghista dicendo: "Mi stupisce che lo dica un generale, i soldati dovrebbero essere i primi a capire perché le forze armate sono fondamentali per costruire pace".

Interessante anche il fatto che nella stessa risposta, la premier abbia invece aperto alla richiesta di Matteo Salvini di riallacciare i canali di dialogo con la Russia. Un modo forse per tenere vicino a sé l'alleato nel governo, marcando la distanza con il vicesegretario, che ne insidia la leadership. O forse per buttare sale sulle ferite della Lega.

I giornalisti. Nell'incipit della sua domanda, il giornalista della Stampa Ilario Lombardo ha auspicato per il 2026 un maggior numero di incontri della premier con i giornalisti. "Lo auspicava anche l'anno scorso, non ha portato bene", ha replicato Meloni. La battuta è anche divertente, ma conferma quello che è un dato di fatto: negli ultimi 365 giorni, la presidente del Consiglio non si era mai seduta in una sala stampa, per rispondere alle domande dei giornalisti nel corso di una conferenza stampa canonica.

Di fronte a contestazioni simili, negli scorsi mesi, Meloni si era difesa citando i punti stampa fatti con i cronisti, che la seguono in occasione di trasferte all'estero. Non proprio la stessa cosa delle conferenze stampa, aperte a tutti i media nazionali. Più una conferma di quanto confessato in un fuori onda con i leader mondiali alla Casa Bianca dell'agosto 2025: "Io non voglio mai parlare con la stampa".

Le pensioni e i pannolini. Le pensioni sono un argomento criptonite per il governo. Un'ulteriore conferma si è avuta nella discussione durante l'ultima manovra, quando alcune proposte del ministero dell'Economia per restringere ulteriormente i requisiti per l'accesso al pensionamento anticipato hanno scatenato un putiferio in maggioranza. Così, quando durante la conferenza stampa di inizio anno, Federica Ionta di Radio Uno ha ricordato a Meloni la promessa tradita del programma del centrodestra di superare la Fornero, la premier è andata in crisi. Prima ha parlato di tutt'altro, portando il discorso sull'improbabile terreno dell'imposizione Iva sui pannolini per bambini.

Poi Meloni ha sostenuto che il governo ha bloccato l'aumento automatico dell'età per la pensione, legato all'aspettativa di vita. In realtà l'esecutivo si è limitato a spalmare su due anni  l'incremento di tre mesi dell'età pensionabile E a questo  ha aggiunto l'abolizione di Opzione Donna, di quota 103, il taglio ai fondi per i lavoratori precoci e usuranti. Altro che abolizione della Fornero.

Gli annunci già annunciati. Oltre a rivendicare i veri o presunti risultati di questi tre anni, Giorgia Meloni in conferenza stampa ha annunciato i prossimi provvedimenti del governo. Tra questi, un decreto contro i rincari nelle bollette e il Piano Casa per l'emergenza abitativa. Tutto molto bello, non fosse che entrambe queste misure erano già attese da mesi e mai attuate.

Del decreto sui costi dell'energia infatti si parla già da luglio 2025 e a dicembre il ministro dell'Ambiente Pichetto Fratin lo aveva dato per imminente. Invece, di rinvio in rinvio, ancora le norme non sono arrivate. Ora Meloni assicura che si farà in uno dei prossimi Consigli dei ministri. Ancora più travagliatala storia del Piano Casa. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha convocato la prima riunione sulla questione già a dicembre 2023. Meloni ha rilanciato il tema al Meeting di Rimini dell'agosto 2025. Ma fino a oggi, tra risorse scarse e obiettivi incerti, non se ne è fatto nulla.

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