Da oggi riaprono le frontiere esterne dell'Unione europea verso i Paesi terzi. Anche se non a tutti: a Bruxelles è stato infatti raggiunto un accordo su una lista di 15 Stati considerati "sicuri", cioè con una situazione epidemiologica al pari di quella dell'Ue, se non migliore: i cittadini provenienti da questi Paesi potranno quindi viaggiare verso l'Unione, mentre per tanti altri (come per esempio quelli statunitensi) il blocco rimane in vigore. Il governo italiano, pur confermando il proprio consenso sull'elenco redatto, ha scelto di mantenere una linea prudente, imponendo la quarantena a tutti coloro che arrivano da Paesi extra-Ue. "L'Italia sceglie la linea della prudenza e mantiene in vigore l'isolamento fiduciario e la sorveglianza sanitaria per tutti i cittadini provenienti dai Paesi extra Schengen. La misura si applica nel nostro Paese anche ai cittadini dei 14 Paesi individuati dall'Ue nella "lista verde", da e per i quali ci si può muovere liberamente da domani", ha precisato il ministro della Salute, Roberto Speranza.

L'accordo tra gli Stati membri sui 15 Paesi a cui riaprire non è che un impegno politico. Non rappresenta, quindi, un obbligo giuridico vincolante. Le frontiere esterne dell'Unione infatti, benché siano comuni, rimangono una prerogativa degli Stati membri, che possono quindi decidere come regolarsi a riguardo. Una strategia comune è però importante, anche per evitare che azioni singole costringano a reintrodurre delle restrizioni anche per quanto riguarda i confini all'interno dell'area Schengen. L'Italia ha quindi deciso di condividere la lista concordata a livello comunitario, mantenendo però la quarantena obbligatoria in modo da scongiurare una nuova impennata di contagi da coronavirus.

Altri membri dell'Ue potrebbero adottare delle disposizioni simili, costringendo quindi i viaggiatori a rimanere in quarantena per due settimane dopo il loro arrivo. Altri Stati, invece, con ogni probabilità non metteranno alcuna restrizione di questo tipo per evitare di ostacolare il settore turistico, uno dei più compromessi dal lockdown. Non cambia nulla, invece, per i viaggiatori in arrivo nel nostro Paese da un altro Stato Schengen: nell'area rimane infatti in vigore la libera circolazione approvata dal governo lo scorso 3 giugno.