La crisi di governo porta a catena lo stop di alcuni dei provvedimenti più cari a Matteo Salvini, che ha voluto a tutti i costi far cadere l'esecutivo giallo-verde. Non solo il ddl Pillon sull'affido condiviso, fermo in Senato, dovrà aspettare tempi migliori. Ma probabilmente anche l'applicazione della legge che introduce l’ora di educazione civica nelle scuole al posto dell’ora di Cittadinanza e Costituzione (introdotta nel 2008), subirà un rinvio proprio a causa della crisi di governo.

Eppure Salvini ne aveva fatto un suo cavallo di battaglia nei mesi scorsi. "Finalmente l’educazione civica torna in classe! Con la legge della Lega da settembre sarà di nuovo materia di studio obbligatoria, con 33 ore e voto in pagella. Vita concreta contro inutili polemiche. Promessa mantenuta, non si molla", esultava Salvini, non più tardi di 20 giorni fa. "Un traguardo necessario per le giovani generazioni perché sono i valori indicati nella Costituzione a tenere unito il nostro Paese. Il compito della scuola è di educare alla cittadinanza attiva, al rispetto delle regole, all'accoglienza e all'inclusione, valori alla base di ogni democrazia", commentava il ministro dell'Istruzione Marco Bussetti.

Ma per entrare in vigore già dall'anno scolastico 2019-2020 la legge doveva essere pubblicata in Gazzetta Ufficiale entro il 16 agosto. Ma ciò non è avvenuto. Il Senato, dopo l'ok della Camera, ha approvato in via definitiva il disegno di legge, lo scorso 1 agosto. Secondo il testo della norma l'insegnamento dovrebbe essere sostituito "a decorrere dal 1° settembre del primo anno scolastico successivo all’entrata in vigore della presente legge". Ma secondo la Costituzione le leggi entrano in vigore solo dopo il cosiddetto periodo di vacatio legis, cioè 15 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Per questo ci sarà lo slittamento di un anno, e l'insegnamento non sarà nei piani di studio prima dell'anno scolastico 2020-2021.

L'Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (Uncem) esprime "grande deluzione e rammarico" alla notizia dello slittamento della legge. "Proprio i sindaci, assieme ad Anci, avevano guidato la mobilitazione per avere le ore di educazione civica in classe e sono molto delusi per questo quasi certo rinvio – si legge in una nota –  Tempi troppo dilatati dunque, che Uncem si augura non si amplino anche per il Decreto Scuola che contiene norme per la stabilizzazione dei precari (che non hanno trovato l'accordo nel Consiglio dei Ministri di dieci giorni fa, che lo ha approvato ‘salvo intese'), ma anche la norma che modifica la legge vigente sugli scuolabus e la possibile contribuzione nei bilanci comunali per supportare le famiglie e integrare le tariffe pagate dagli utenti. Deve andare in Gazzetta entro settembre, probabilmente il 28 agosto. Dunque dovrà esserci l'intesa sul Decreto. Uncem se lo augura: il Governo non tradisca e deluda i sindaci, che hanno creduto nell'inserimento dell'educazione civica tra le materie oggetto di studio e ora non vogliono dover iniziare l'anno scolastico senza la norma salva-scuolabus".